<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596</id><updated>2011-09-30T03:24:02.032-07:00</updated><category term='Incontri'/><category term='Monografie: cinema'/><category term='Rassegna stampa: &quot;La felicità dei cani&quot;'/><category term='Recensioni: dischi'/><category term='Racconti inediti'/><category term='Cinema: curiosità'/><category term='Romanzo: &quot;La felicità dei cani&quot;'/><category term='Musica: curiosità'/><category term='Recensioni: libri'/><category term='Letteratura: curiosità'/><category term='Misteri'/><title type='text'>Adamo Dagradi</title><subtitle type='html'>ARTI &amp;amp; MISTERI</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>52</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-1046416223486425871</id><published>2010-12-30T05:13:00.000-08:00</published><updated>2010-12-30T05:13:00.084-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rassegna stampa: &quot;La felicità dei cani&quot;'/><title type='text'>Recesnione di Frankie Machine su Anobii, c'è veramente bisogno che ringrazi? Sì!!! E' bellissima.</title><content type='html'>Stacchi brevi, descrizioni asciutte, spazi confinati. Un testo dalla  voluttuosa fisicità, materico, tattile come scorrere le dita su un  rilievo. Quando l’uso della lingua consegna la forma compiuta all’idea  immaginata. Ricorda l’abbraccio stilistico con cui ti circuisce Thierry  Jonquet, neo-polar francese. &lt;br /&gt;E’ un’illusione perfettamente riuscita  entrare nella storia, una spinta alle ante di un bar, con il suo rumore  di fondo, i suoi ospiti mangianti, un posto al chiuso di una città  portuale, dialoghi tra funzionari, sullo sgabello Jelena Della Rebbia,  poliziotta. Chioma rossa su pelle d’opale, precipitata fuori da una dura  parentesi familiare, con un piede nella fossa morale della corruzione, è  il biglietto di presentazione della squadra. Il resto sta al XX  distretto S.Martino. Tre ispettori, il meglio di un’umanità poco sopra  la media: Scarpa, parole scarse in un corpo taurino, Sciaccaluga, un  oversize gastritico due cani per amico, Lorenzi, pulizia ordine e  famiglia. Mai come in questo caso di protagonisti si parla, non di  comprimari. Ogni personaggio è costruito con malta della migliore  qualità, destinato a durare. In un auspicabile sequel c’è materia per  più di uno spin-off. &lt;br /&gt;Desolazione urbana, fa rima con quella degli  uomini. Al piccolo cimitero monumentale, nelle tre cappelle dalla cupola  grigia, Alberti/Gironi/Fronda, l’interno violato, sacchi verdi come  baccelli, gas che sibilano mentre si aprono e dentro corpi senza vita di  giovani ragazze, il collo segnato da una cerniera di punti, un taglio  profondo rattoppato da una mano nervosa. Orlandi, il neo commissario,  non ha ancora sfatto la valigia ed ha già un caso disgraziato per le  mani. Tocca a questo antieroe, spiegazzato come un famoso gabardin,  prendere coraggio a quattro mani. Per il colpevole non bisogna andare  molto lontano, ma il primo inseguimento finisce in tragedia, per la  squadra è un colpo mortale. Nell’appartamento dell’assassino, alla  ricerca del movente, un paio di chiavi. E’ la prima volta che al  commissario capita la pista buona. Per aprire la porta che è amica di  quella chiave si scendono sette piani sotto il livello stradale. Nel box  c’è l’album delle ragazze uccise, il passaporto della quarta donna e la  faccia strappata del secondo uomo. Pur nella diffidenza che ispira  sempre il nuovo venuto la nuova fermezza e solidità che inaspettatamente  rivela man mano prosegue l’indagine forniscono impulso e compattezza  alla squadra che tra una sparatoria e un inseguimento riuscirà a  riprendere i fili di una storia squallida, di corruzione e degrado, dove  non c’è salvezza per nessuno. La corona cittadina è fatta di vicoli  stretti e oscuri, nei quali passano a malapena le auto, un dedalo  inconoscibile dove nascondersi è un attimo e la pianificazione di  omicidi in serie è la cosa più facile di questo mondo. Un mondo senza  nome che accentua lo spaesamento di chi cerca inutilmente una  motivazione in questa bruttura degli animi che ne costella le strade. &lt;br /&gt;Dagradi. Il giornalismo è una scuola di scrittura, c’è chi con la  cronaca nera si è costruito un riserva di storie da raccontare, e  mescolando il reale con l’invenzione, ha finito per vivere di questo  mestiere. Si impara a scrivere perché si è costretti alla sintesi,  all’espressione celere, l’articolo deve presentare un fatto, penetrare  nell’interesse del lettore e lasciare un segno. Ecco, qui la scuola del  giornalismo si vede e si sente, ritmo, frequenza, riproduzione, c’è  tutto. E la passione del cinema, che si riversa come un fiume in piena  nelle pagine del libro. Come nella scena alla stazione, ritratta in modo  magistrale. Con il controcanto della feroce lotta tra cani addestrati a  cercare il sangue il pedinamento e il precipitare degli eventi  descritto grazie al ralenti cinematico di un movie americano lo  scrittore supera sé stesso. Se vi piacciono le scommesse, questo è  l’autore giusto per farne una bella grossa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-1046416223486425871?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/1046416223486425871/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/12/recesnione-di-frankie-machine-su-anobii.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/1046416223486425871'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/1046416223486425871'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/12/recesnione-di-frankie-machine-su-anobii.html' title='Recesnione di Frankie Machine su Anobii, c&apos;è veramente bisogno che ringrazi? Sì!!! E&apos; bellissima.'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-6880752567319791886</id><published>2010-12-26T03:30:00.000-08:00</published><updated>2010-12-26T08:36:38.421-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Monografie: cinema'/><title type='text'>Cinema: la TOP 10 2010, secondo me!</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TRcdRfZQONI/AAAAAAAAAOk/vsVeCL1Bk9s/s1600/The_Social_Network_6.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TRcdRfZQONI/AAAAAAAAAOk/vsVeCL1Bk9s/s320/The_Social_Network_6.jpg" width="203" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' di nuovo tempo di liste (ammettiamolo, compilarle è molto divertente...): ecco la mia Top 10 2010, se li avete persi cercateli, se li avete visti riguardateli, se non ve ne importa niente è probabilmente perché avete di meglio da fare lontano dalla tv, bravi, l'aria fresca fa bene! L'importante, per i due lettori che arriveranno a questo link, è commentare, litigare, mandarmi a fanculo, proporre scalette alternative. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;1) &lt;b&gt;The Social Network&lt;/b&gt;. Solo il buon vecchio David Fincher poteva fare un film su Facebook che fosse contemporaneamente un thriller statico, un'incantesimo per gli occhi e il più struggente inno contro la solitudine reale imposta dai dialoghi virtuali dei social network. Siamo in zona capolavoro. L'ultima sequenza spezza il cuore, dovrebbe far riflettere sull'intera scala di valori di questa orrida modernità&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;2) &lt;b&gt;Inception&lt;/b&gt;. Il film più affascinante di Nolan: una sfida per la nostra attenzione (4 livelli di sogni inglobati a Matrioska? QUATTRO !?!) sempre più logorata da pubblicità e you tube. Uno stimolo per la fantasia, uccisa da &lt;i&gt;Transformer's&lt;/i&gt; &amp;amp; Co. La dimostrazione lampante che si può ancora fare grande cinema d'intrattenimento in modo intelligente. Gli si può anche perdonare di aver rubato la trama a &lt;i&gt;Dreamscape&lt;/i&gt;. Non fosse per la parte tra nevi e fortezze, troppo 007 (o meglio: troppo &lt;i&gt;Call of Duty 4: Modern Warfare&lt;/i&gt;) l'avrei messo al primo posto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;3) &lt;b&gt;Il profeta&lt;/b&gt;. I francesi ce lo mettono per l'ennesima volta in quel posto confezionando il più bel film carcerario della decade, forse uno dei migliori della storia del cinema. Brutale, realistico, appassionante. Un cinema giovane, multietnico, scalciante, che prende dritto alle viscere. E noi stiamo a guardare, litigando per &lt;i&gt;Vallanzasca&lt;/i&gt;... ma per piacere...&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;4) &lt;b&gt;L'uomo che verrà&lt;/b&gt;. Ma ecco &lt;span id="search" style="visibility: visible;"&gt;che "un volgo disperso repente si desta, intende l'orecchio, solleva la testa" e l'Italia ci da un segno di vita, isolato ma entusiasmante: il film di Diritti è splendido, commuovente, accorato, equilibrato. Dovevamo mandarlo agli Oscar e invece abbiamo spedito al massacrato un Virzì lagnoso (quando era suo turno, col brillante &lt;i&gt;Tutta la vita davanti&lt;/i&gt;, abbiamo preferito Gomorra...).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="search" style="visibility: visible;"&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="search" style="visibility: visible;"&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="search" style="visibility: visible;"&gt;&lt;i&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;5) &lt;b&gt;Restrepo&lt;/b&gt;. La guerra, quella vera, in un documentario che ci porta dietro agli occhi scioccati dei soldati americani rimasti per più di un anno sotto al fuoco dei Talebani in un luogo e in una guerra che nessuno&amp;nbsp; capisce. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;6) &lt;b&gt;Winter's Bone&lt;/b&gt;. In Italia non è ancora uscito ma non perdete questo dramma/thriller che ci porta nell'america più povera, dimenticata e minacciosa. Perfetto nei volti, negli accenti, nel ritratto di un'umanità ridotta all'essenza animale: sembra &lt;i&gt;The Road&lt;/i&gt;, ma non è post-apocalittico. Mette i brividi. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;7) &lt;b&gt;Harry Brown&lt;/b&gt;. Michael Caine diventa giustiziere della notte nel film più cupo, violento e reazionario dell'anno. Moralmente riprovevole ma inchioda alla sedia. La sequenza nell'appartamento dello spacciatore è tra le più tese dell'anno. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;8) &lt;b&gt;Four Lions&lt;/b&gt;. Si può ridere del terrorismo islamico? Eccome, ma con l'amaro in bocca. Geniale, dissacrante, coraggioso. Una tragicommedia sull'idiozia del terrorismo e dell'antiterrorismo.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;9) &lt;b&gt;Salt&lt;/b&gt;. Meglio di &lt;i&gt;The Expendables&lt;/i&gt;. Meglio di &lt;i&gt;The losers&lt;/i&gt;. Il film d'azione dell'anno. Angelina kicks ass!!!! &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;10) &lt;b&gt;Fish Tank&lt;/b&gt;. Dopo &lt;i&gt;This is England&lt;/i&gt; l'inghilterra ci regala un altro impietoso ritratto della sua gioventù alla deriva. Lacrime e sangue. Da vedere solo quando ci si sente molto forti, altrimenti ha effetti devastanti. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Da segnalare&lt;/b&gt;: Daybreakers, Frozen, L'uomo nell'ombra, La città verrà distrutta all'alba, Green Zone, Dragon Trainer, Kick-Ass, MacGruber, Get Him to the Greek, Rec2, Scott Pilgrim vs the World.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-6880752567319791886?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/6880752567319791886/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/12/cinema-la-top-10-2010-secondo-me.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/6880752567319791886'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/6880752567319791886'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/12/cinema-la-top-10-2010-secondo-me.html' title='Cinema: la TOP 10 2010, secondo me!'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TRcdRfZQONI/AAAAAAAAAOk/vsVeCL1Bk9s/s72-c/The_Social_Network_6.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-7355843581403586009</id><published>2010-12-05T04:47:00.000-08:00</published><updated>2010-12-05T04:47:05.185-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rassegna stampa: &quot;La felicità dei cani&quot;'/><title type='text'>Recensione "La felicità dei cani" su Carmillaonline.com</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPuJh9vRazI/AAAAAAAAAN8/KT93QgPKPfU/s1600/Prova+2BWaQUADRATA.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="229" src="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPuJh9vRazI/AAAAAAAAAN8/KT93QgPKPfU/s320/Prova+2BWaQUADRATA.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;Un'altra bellissima recensione a cura di Marilù Oliva nella rubrica "I libri &amp;amp; i luoghi", grazie Marilù, grazie Carmilla!&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il romanzo si consuma gli ultimi tre giorni di un anno non definito, in una città di mare non nominata ma liberamente ispirata a Genova, con i carruggi della città vecchia e i vicoli di Prè. La polizia del XX distretto indaga su un triplice omicidio di donne e il cimitero, luogo di ritrovo dei cadaveri, col suo tetro guardiano, potrebbe deviare il corso delle indagini. Non è un semplice poliziesco, questo. Certo, la scena è dominata da una squadra di agenti capitanati dal nuovo commissario Eugenio Orlando, uomo imperfetto e assillato dalla sua fobia di “portar iella”. Ma i personaggi, come marionette indipendenti di un più profondo dramma, spiccano forti nelle loro imperfezioni e nelle loro debolezze interiori. Basti per tutti l’ispettrice Jelena, poliziotta randagia che arrotonda con piccole estorsioni, però poi quando indaga non si risparmia e gioca al ribasso con la vita cercando di scrollarsi le ceneri di un padre alcolizzato e di una sorella appena scomparsa. E piange, quando la solitudine glielo consente e la fatica diventa insostenibile.&lt;br /&gt;Dagradi, che di mestiere è giornalista e critico cinematografico, in questo suo primo romanzo, oltre i tipi umani e le vicende, oltre lo sguardo dei cani che rimandano a un diverso tipo di (in)consapevolezza, snoda con scioltezza e con una scrittura solida questa città evanescente, invernale, multietnica – zone dove si addensa un settanta per cento di immigrati africani alternate a strisce di quartieri che gli indiani hanno trasformato in un carnevali d’incensi –, una città che all’improvviso spalanca scorci insospettabili come la Corte: «È come se la città si restringesse all’improvviso lungo il corso irregolare di corso Italia. Sul lato orientale della larga arteria si apre una ragnatela di vicoli che scendono al porto vecchio come capillari intorno a una pupilla. Le case sono così decrepite che pendono le une verso le altre, rendendo la sottile striscia di cielo tra i tetti quasi invisibile [...]. In tutto il quartiere il buio convive con un assortimento di luci variegato come un impossibile arcobaleno notturno».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marilù Oliva &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;(http://www.carmillaonline.com/archives/2010/12/003700.html#003700)&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-7355843581403586009?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/7355843581403586009/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/12/recensione-la-felicita-dei-cani-su.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/7355843581403586009'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/7355843581403586009'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/12/recensione-la-felicita-dei-cani-su.html' title='Recensione &quot;La felicità dei cani&quot; su Carmillaonline.com'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPuJh9vRazI/AAAAAAAAAN8/KT93QgPKPfU/s72-c/Prova+2BWaQUADRATA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-2964628238007466253</id><published>2010-12-01T07:12:00.000-08:00</published><updated>2010-12-05T09:43:01.124-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rassegna stampa: &quot;La felicità dei cani&quot;'/><title type='text'>Intervista a cura di Sergio Paoli su "Rumori di fondo"</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPZlJxruWdI/AAAAAAAAAN4/yLM1JQDpfz4/s1600/madmen_icon2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPZlJxruWdI/AAAAAAAAAN4/yLM1JQDpfz4/s320/madmen_icon2.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Ringrazio Sergio per le belle domande e la disponibilità, trovate l'intervista sul suo blog all'indirizzo: hotmag.me/rumoridifondo/?p=477&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Adamo Dagradi, classe ’74, giornalista e scrittore, da Verona, ha scritto “La felicità dei cani” (Mursia, 2009).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;E prima, durante e dopo cosa hai fatto?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di scrivere “La felicità dei cani” ho sporcato pannolini per qualche anno, sono andato&amp;nbsp; alle elementari, ho iniziato a mostrare i primi sintomi del mio essere nerd alle medie, colpa di “Guerre stellari”, del “Signore degli Anelli” (il libro) e dei giochi di ruolo. La cosa è andata avanti parecchio: di solito quando non hai la morosa scrivere ti viene facile e ti sembra una buona idea. Prima raccontini fantastici, poi qualcosa di più serio, fotogrammi narrativi rubati a una grande città d’invenzione, qualche inizio di romanzo abortito. “La Felicità” ha avuto anni di gestazione, con lunghe pause. Dopo ho fatto il giornalista (critico cinematografico) e ho scritto il seguito, che spero uscirà nei primi mesi dell’anno prossimo, forse prima. Cinque mesi fa mi sono sposato, quindi mi considero de-nerdizzato d’ufficio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Non ho mai battuto un tasto del computer senza una colonna sonora.” Spiegaci.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Quando scrivo, uno dei miei intenti principali è quello di trasmettere un’atmosfera. Per farlo mi aiuto con la musica. Ho una discreta collezione di cd, molti dei quali strumentali, che mi aiutano a prendere e mantenere il ritmo. Senza il mio stereo o l’iPod sono in guai seri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Se dico “Frankie Machine”, cosa ti viene in mente.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il protagonista di un romanzo capolavoro di Nelson Algren: “L’uomo dal braccio d’oro”, portato al cinema da Otto Preminger con Frank Sinatra. È anche il nome del protagonista mafioso di un romanzo più recente che non ho letto e di cui vorrebbero fare un film con Bob De Niro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“C’è un filtro, però, nell’attaccamento nostrano alle storie di provincia, nell’insistenza politica, nella refrattarietà all’azione, che mi ha sempre tenuto lontano dal giallo targato Italia.” Mi vengono due domande. La prima: non ti sei stufato delle classificazioni di genere?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi stuferò delle classificazioni di genere quando l’Italia ritroverà i suoi generi perduti. Prima di allora avremo ancora bisogno di qualche distinzione. Datemi un po’ di azione o di horror tricolori capaci di raggiungere il grande pubblico (non è un problema di autori ma di editori, o di produttori, nel caso del cinema) e poi mi metterò tranquillo sui generi. Se io scrivo un poliziesco, con dentro scene d’azione e atmosfere metropolitane hard boiled, non voglio che i miei personaggi siano confusi con qualche commissario di paese che pensa più al vinello e al salame che ai casi. Chi prova a trascendere dall’osteria, se non si chiama Faletti, viene subito bollato con la famosa “americanata” e relegato in fondo agli scaffali. Piuttosto di scrivere “italianate” lo accetto volentieri…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La seconda: quale è questo filtro?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che impedisce agli artisti italiani di pensare in grande; che li spinge verso l’ultraregionale; che li obbliga, per trovare consensi intellettuali, a mettere politica dappertutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa specie di ossessione della provincia, da parte degli editori , la capisco, l’ho provata sulla mia pelle e sono d’accordo con te. Non ho capito però cosa intendi quando parli di “mettere politica dappertutto”. Se scegli una dimensione non provinciale, non da osteria o da commissario di paese può scapparci la politica, o no?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Premessa: ciò che penso io non è necessariamente valido per gli altri. Questo sono considerazioni personali in cerca di consenso, che sicuramente troveranno altrettanto dissenso…Prendiamo tre ottimi autori di thriller contemporanei: Michael Connelly, John Connolly e Jeffrey Deaver. Due americani e un irlandese. Ci metterei Larsson ma ho dovuto vedere i film, bruttini, prima di mettere le mani sui libri e mi è passata la voglia di leggerlo. I tre anglosassoni non mettono mai una stilla di politica nei loro libri e sono autori di bestseller mondiali, Connelly e Connolly hanno anche uno stile forte, evocativo e ben riconoscibile. Larsson, da buon europeo, la politica ce la mette: da quello che mi dicono, però, sono discorsi generali, non immediatamente applicabili all’attualità. In Italia, spesso e volentieri, nella letteratura come nelle altre arti, si citano nomi e cognomi e si prendono posizioni continuamente. Credo che questo, ambientazioni di paese o città a parte, alieni molti lettori e inquini la narrazione, facendo sentire troppo alta la voce dell’autore in momenti che richiederebbero meno “impegno” e più attenzione alla narrazione o ai personaggi. Tutto qui. Io non auspico un mondo letterario senza politica, ci mancherebbe altro, soprattutto in questo momento di grottesca decadenza nazionale. Auspico un mondo artistico che, per il gusto di raccontare delle belle storie, possa fare anche a meno della politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Adrenalina, atmosfera e introspezione. Gli ingredienti per un ottimo romanzo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;I tre che hai detto e uno stile che susciti emozioni al lettore; ci vogliono anche buoni personaggi, tridimensionali. Altrimenti le emozioni non hanno nulla a cui aggrapparsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Cosa è successo al cinema Grifone di Rapallo, ventotto anni fa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho visto per la prima volta “Blade Runner” è sono rimasto sconvolto. Non solo è diventato il mio film preferito, mi è entrato sotto la pelle: l’atmosfera dark, la malinconia, le esplosioni di violenza, la poesia. Tutto miscelato in un equilibrio perfetto, all’interno di una confezione visiva superba. Ha dimostrato che era possibile dare grande profondità anche a prodotti popolari come quelli di fantascienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi ha colpito sentirti parlare de “La felicità dei cani” come di un poliziesco corale. “Corale” lo uso a volte anche io, per i miei romanzi. Spiegaci meglio cosa intendi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per me un romanzo corale è un’opera che offre al lettore diversi punti di vista sulla medesima situazione: nel mio libro scopriamo cosa pensano i poliziotti, i malviventi e anche molti personaggi che vengono coinvolti tangenzialmente. Tante voci che si sovrappongono per raccontare una storia che si frammenta diventando mille storie più piccole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Un giallo deve essere scritto bene come ogni altro libro.” Cioè?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I giallisti, abituati a subire ogni genere di snobismo dagli scrittori di materie “alte”, sviluppano spesso una specie di timidezza stilistica: si ritirano verso un linguaggio un po’ grigio, asservito ai colpi di scena e agli incastri narrativi. Ma un giallo non è solo un meccanismo, ha bisogno di stile, di personalità: quelli di Chandler hanno trame al limite del nonsense eppure sono dei capolavori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Che romanzo è “La felicità dei cani”?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Un romanzo poliziesco, corale, che spero sia ricco di atmosfera e spunti di riflessione. È un libro a tratti cupo, piuttosto violento, stemperato da momenti di dolcezza e, perché no, anche da un pochino di poesia. Ma ogni scarafone è bello a mamma sua… che romanzo è dovrebbero dirlo i lettori, è piuttosto ovvio che a me piaccia…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;“Nessun uomo ha mai ritratto così realisticamente una poliziotta” ha scritto una lettrice del romanzo su Anobii. Che ne pensi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che la lettrice andrebbe sposata per il complimento! Non so se è vero ma mi fa piacere che qualcuno lo pensi. Almeno non è la solita poliziotta un po’ santa e un po’ puttana (incorruttibile ma sensuale, non dimentichiamoci che alcune case editrici pretendono scene di sesso ogni tot pagine): è una dura, è corrotta, anche se per necessità (la cosa mi da un po’ fastidio, potrei lavorarci sopra in futuro..), non è granché simpatica. Ovviamente è bella, da questo si capisce che è nata dalla penna di un uomo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Nelson Algren. Convinci i lettori a scoprirlo o riscoprirlo.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dovrebbe stare nell’olimpo, assieme a Hemingway, Steinbeck, Faulkner, Dos Passos e Chandler. Invece se lo sono dimenticato tutti. Ha scritto poco, in Italia si fatica a trovarlo, le traduzioni sono giurassiche. Ma i pochi che avranno il coraggio di cercarlo e leggerlo scopriranno il più grande bardo della metropoli americana: nei suoi libri e racconti ci sono una ferocia e una poesia che colpiscono dritto alle viscere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Che stai facendo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rispondo alle tue domande. E poi mi mangio frittelle di zucca.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Per sapere di più su Sergio Paoli:&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;BIO VERSIONE LUNGA Sergio Paoli sono io. Spesso mi chiamano con il mio cognome al singolare e mi girano le palle. Non lavoro nell'ambiente editoriale e giornalistico nè ci ho mai lavorato. Non ho mai fatto "tante cose" o "tanti mestieri", roba tipo lo scaricatore di frutta al mercato comunale, il camionista o lo spazzacamino. Neanche il cronista di nera. Sono stato fortunato, ho fatto il liceo e l'università. Non ho mai vissuto all'estero, non ho fatto anni sabbatici, nè ho mai mollato tutto per ricominciare. Ho messo su famiglia, ho tre figlie femmine e una casa con il giardino. E una monovolume di cui vado molto fiero, perchè non è aziendale e me la sono pagata io. Come mi sono pagato il mutuo per la casa. Non ho mai fatto neanche il direttore artistico di qualcosa, nè sono mai stato in una radio e in una TV a lavorare o simili. Anzi non ho mai fatto niente di artistico, a meno che non consideriate artistico suonare gli accordi de "La locomotiva" di Guccini durante le gite liceali (erano gli anni '70, mi sembra comprensibile). Taglio spesso l'erba in giardino, sennò è un casino e poi mia moglie s'incazza. Non sono un umorista, un attore, uno sceneggiatore, un regista o un fotografo, un musicista. Sono proprio negato per ogni cosa che abbia a che fare con l'espressione artistica. Non ballo la salsa, il valzer nè il tango o la salsapariglia (che poi non è un ballo). Non ammiro Bukowski però bevo. Acqua, nel 99% dei casi. Così sono quasi sempre in bagno a fare pipì, che se può essere uno svantaggio è anche un gran bel pregio se ti trovi con uno scocciatore che non ti molla perchè puoi sempre dirgli "scusi, devo andare in bagno" e lo molli tu. Mi piacerebbe essere Bruce Springsteen e saper stare su un palco con una chitarra in mano, e avere cose intelligenti da cantare. Invidio gli scrittori che hanno sempre la citazione pronta e le parole giuste. Io per trovare una parola ci metto un mese, anche perché spesso non trovo il dizionario. Non ho fatto il magistrato, il poliziotto o l'investigatore privato e di notte me ne sto a casa mia. A fare cosa sono cazzi miei. Non ho cani, gatti o criceti o altro e non li voglio: vabbè che sono carucci e simpatici e non bisogna abbandonarli mai però la loro cacca ve la pulite voi che a me schifo. Adoro le crostate e quando incontro qualcuno pieno di sé, me ne fotto. Mi occupo di solidarietà ma questi sono cavolacci miei. Scrivo storie. Se poi qualcuno le definisce in qualche modo, sono cazzi suoi. VERSIONE BREVE Sono nato nel '64 a Viareggio e vivo in Provincia di Lecco. Mi sono laureato in Economia alla Bocconi nel 1987. Oggi sono quadro aziendale e sindacalista della CGIL. Ho pubblicato: "Rumori di fondo" (2007, MEF), racconti. "Ladro di sogni" (Frilli, 2009) "Monza delle delizie" (Frilli, 2010), due romanzi con il vicecommissario Federico Marini. Non è colpa mia se li hanno definiti noir. E non rompetemi i coglioni che il "noir è morto" perchè chissenefrega. Di LADRO DI SOGNI Gian Paolo Serino mi ha scritto: "complimenti: mi hai tenuto attaccato alle pagine, anche fuor di metafora...il libro vale molto". Io ho visto i miei diritti d'autore (zero euri) e ho pensato che non c'aveva preso proprio. Un terzo romanzo della serie è atteso per il 2011. Non si sa da chi perchè non c'è un editore che se lo caghi. Adesso però ho una bio molto figa. Vari racconti sono disponibili in Rete, a questo indirizzo:&lt;br /&gt;http://sergiopaoli.blogspot.com/p/racconti-qua-e-la.html&lt;br /&gt;su Facebook http://www.facebook.com/sergio.paoli&lt;br /&gt;su Anobii: http://www.anobii.com/sergiopaoli/books&lt;br /&gt;su Twitter https://twitter.com/sergiopaoli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-2964628238007466253?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/2964628238007466253/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/12/intervista-cura-di-sergio-paoli-su.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/2964628238007466253'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/2964628238007466253'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/12/intervista-cura-di-sergio-paoli-su.html' title='Intervista a cura di Sergio Paoli su &quot;Rumori di fondo&quot;'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPZlJxruWdI/AAAAAAAAAN4/yLM1JQDpfz4/s72-c/madmen_icon2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-5800563435143486506</id><published>2010-08-03T05:07:00.000-07:00</published><updated>2010-08-03T05:10:01.845-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rassegna stampa: &quot;La felicità dei cani&quot;'/><title type='text'>Intervista per la rivista di scrittura creativa: "Omero"</title><content type='html'>&lt;meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="Content-Type"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Word.Document" name="ProgId"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Generator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Originator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;link href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CADAMOD%7E1%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml" rel="File-List"&gt;&lt;/link&gt;&lt;link href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CADAMOD%7E1%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_editdata.mso" rel="Edit-Time-Data"&gt;&lt;/link&gt;&lt;style&gt;&lt;!-- /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal	{mso-style-parent:"";	margin:0cm;	margin-bottom:.0001pt;	mso-pagination:widow-orphan;	font-size:12.0pt;	font-family:"Times New Roman";	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";}p	{mso-margin-top-alt:auto;	margin-right:0cm;	mso-margin-bottom-alt:auto;	margin-left:0cm;	mso-pagination:widow-orphan;	font-size:12.0pt;	font-family:"Times New Roman";	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";}@page Section1	{size:595.3pt 841.9pt;	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;	mso-header-margin:35.4pt;	mso-footer-margin:35.4pt;	mso-paper-source:0;}div.Section1	{page:Section1;}--&gt;&lt;/style&gt;  &lt;i&gt;Grazie ad Antonietta, che oltre a recensire il romanzo per Thrillercafe ha avuto la pazienza di intervistarmi e pubblicare la chiacchierata su www.omero.it, nella sezione "O".&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.omero.it/rivista.php?itemid=3053"&gt;http://www.omero.it/rivista.php?itemid=3053&lt;/a&gt;&amp;nbsp;  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;Adamo Dagradi: “Io credo in una letteratura libera d’inventare”&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;&lt;i&gt;di Antonietta Meringola&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: inherit;"&gt;E' una città di confine, un crocevia tra Est e Ovest, tra vita e psiche, quella che fa da scacchiera alla partita giocata dalla penna di Adamo Dagradi nell'opera &lt;i&gt;La felicità dei cani (&lt;/i&gt;Mursia Editore, 2010). Pedine, in questo gioco, sono dei personaggi che vivono incastonati in una umanità che si divide tra buoni e cattivi, tra onesti e corrotti, e tra ciò che è legale e ciò che è illegale. E i cani? I cani con le loro catene, diventano simbolo di quel microcosmo dove le catene vengono indossate da tutta una società che vive ingabbiata in un gioco al pari con i cani. Il fischio d'inizio viene dato dal ritrovamento dei corpi di tre giovani donne nel cimitero della città.&amp;nbsp; E allora parte tutta una ricerca che vede gli agenti del XX distretto barcamenarsi tra una indagine che mentre porta alla luce gli "scheletri" nell'armadio di personaggi ritenuti insospettabili muove i fili di vicende personali che scardinano umori e passioni anche in chi legge. Un'opera completa e complessa dal linguaggio asciutto e pulito. Un poliziesco che prende il lettore per mano sin dalle prime righe e lo porta a spasso, tra la coscienza di una città e di una umanità, fino all'ultima pagina.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;Come nasce lo scrittore Adamo Dagradi? &lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;Nasce come un adolescente solitario e parecchio sfigato, innamorato del fantasy, della fantascienza e del giallo. Dopo aver scritto l'inizio di svariati "romanzi", tra cui un horror romantico ambientato nella Casteggio degli anni '30 e un fantascientifico dalle tinte comiche, ho iniziato a dedicarmi al racconto. Ne ho scritti una ventina, brevissimi, ambientati nell'arco di ventiquattro ore in una grande metropoli. Li ho chiamati &lt;i&gt;La città di ferro&lt;/i&gt;. Sono molto ingenui ma, visto che non si deve mai buttare niente, compaiono a stralci nei miei attuali romanzi. Uno è stato ripreso quasi integralmente per la parte finale de &lt;i&gt;La felicità dei cani&lt;/i&gt; e un altro avrà la medesima funzione nel sequel, che è in editing proprio in questi giorni, il cui titolo provvisorio è &lt;i&gt;Ciò che disse il tuono&lt;/i&gt;. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;Come è nata l'opera &lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;La felicità dei cani&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt;?&lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;i&gt;La felicità&lt;/i&gt; è nata dalle ceneri della &lt;i&gt;Città di ferro&lt;/i&gt;; dal desiderio di dare una forma compiuta alle atmosfere metropolitane e alla galleria di facce e situazioni che sentivo solo parzialmente esplorate nei racconti. Ho deciso, allora, di scrivere un poliziesco corale, genere che, a mio parere, in Italia è un po' sottovalutato. Mettendoci anche dell'azione (quasi un tabù per "l'intelligentia tricolore"). &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;...e il titolo?&lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;Il titolo mi sembrava evocativo, è nato quando il libro era ancora all'inizio. Nella narrazione la condizione esistenziale dei cani viene paragonata spesso a quella degli esseri umani: ho pensato così di usarli nel titolo. Tutti i personaggi cercano una via di uscita da condizioni difficili, marcate da forti paure reali ed esistenziali e perciò sono in cerca della felicità.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;Quale è il legame, nell'opera e nella realtà, tra cane e persona? &lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;Cane e persona hanno un destino comune: chi sceglie la libertà deve affrontare la solitudine e la fame (anche simbolica) imposte dal vivere al di fuori della società. Chi si adegua, accontentandosi di due pasti caldi al giorno e qualche coccola, finisce inevitabilmente per essere schiavo di un sistema che, piano piano, stritola. Giri intorno, come un cane alla catena e ti dicono anche in quale aiuola pisciare.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;Perché scegli un cimitero come luogo di ritrovamento dei tre cadaveri?&lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;È un vecchio trucco: se nascondi un ago, diceva Sherlock Holmes, non devi metterlo in un pagliaio, ma in una scatola di aghi. Inoltre mi piaceva l'idea che uno dei sospettati, questo tipo improbabile e viscido, lavorasse in un luogo decadente come la sua personalità. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;Quale è il ruolo delle donne nel libro?&lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;Le donne sono fondamentali: la protagonista, Jelena, è una donna forte, con una vita privata tragica, che la sta mandando alla deriva. È in cerca di redenzione ma non sa da dove iniziare. Poi c'è un'altra poliziotta, Francesca, un personaggio minore al quale sono molto affezionato: lei è una ragazza normale, indipendente. E poi ancora la studentessa amica di una vittima e la ragazza croata in fuga: le donne sono la forza propulsiva dell'intero meccanismo. &lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;Quanto c'è del tuo quotidiano nell'opera?&lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;C'è l'amore per le atmosfere noir, c'è l'ispirazione tratta da tanti film e libri letti nel passato. Io sono un pantofolaio, lavoro di fantasia, come faceva Salgari, che in Malesia non c'era mai stato. Io nella metropoli che descrivo, che poi è una versione reinventata di Genova, ci sono stato tante volte e ammetto candidamente che mi fa una gran paura. Naturalmente ho dovuto documentarmi: ho letto saggi sulle guerre balcaniche (per curare il background di Jelena) e articoli sulla malavita e la corruzione a Genova. Il resto è frutto d'invenzione. So che non dovrei dirlo: in Italia è imperdonabile non prendere le mosse dall'esperienza personale, dall'indignazione, da mesi passati in biblioteca. Io credo in una letteratura libera d'inventare. E invito tutti gli aspiranti scrittori a rivendicare lo stesso diritto.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;Secondo te che fase sta vivendo il genere noir nella nostra cultura?&lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;Nel presente abbiamo meno bravi scrittori che nel passato. Questo perché non c'è disciplina e le case editrici, spesso, si accontentano di prodotti da supermercato. Io faccio letteratura d'intrattenimento, eppure sudo ogni parola di ogni pagina e poi lavoro per mesi col mio editor: oggigiorno in troppi scelgono le scorciatoie.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;Che cosa significa fare lo scrittore oggi? &lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;Per chi ha l'ambizione di raccontare storie, slegata da militanze o pretese filosofico-morali, l'unica responsabilità è offrire un prodotto che non sminuisca l'intelligenza del lettore. Un giallo deve essere scritto bene come ogni altro libro. Non esiste una letteratura di serie B. Chandler era grande come Hemingway. &lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;Un'opera che hai letto e di cui invece saresti &amp;nbsp;voluto essere l'autore? &lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;"&lt;i&gt;Camminata selvaggia&lt;/i&gt;" di Nelson Algren: perché è il più evocativo ritratto di sofferenza in una metropoli della storia della letteratura, con pagine di un lirismo che supera la poesia. È un libro violento, al contempo realistico e visionario, scritto con un ritmo linguistico (in inglese) che passa dal be-bop al rap. Lo si potrebbe cantare. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: inherit;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-5800563435143486506?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/5800563435143486506/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/08/intervista-per-la-rivista-di-scrittura.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/5800563435143486506'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/5800563435143486506'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/08/intervista-per-la-rivista-di-scrittura.html' title='Intervista per la rivista di scrittura creativa: &quot;Omero&quot;'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-5126188358335140684</id><published>2010-07-28T04:00:00.000-07:00</published><updated>2010-07-28T04:00:42.037-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rassegna stampa: &quot;La felicità dei cani&quot;'/><title type='text'>Recensione della "Felicità dei cani" su Thrillercafe</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;Un grazie enorme a Antonietta Meringola per la bellissima recensione! Come sempre la trovate impaginata su www.thrillercafe.it&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TFANfEkKwSI/AAAAAAAAANo/0wZ-AlvMzDA/s1600/Dagradi.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TFANfEkKwSI/AAAAAAAAANo/0wZ-AlvMzDA/s320/Dagradi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Una nuova &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.thrillercafe.it/recensioni-libri-thriller/#recensioni" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;recensione&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;  oggi su Thriller Café: &lt;/span&gt;&lt;em style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;strong&gt;La felicità dei cani&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;,  di Adamo Dagradi. Il gioco di luci, tra realtà e invenzione, separa solo  apparentemente le gabbie in cui vivono cani e persone.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Titolo: La felicità dei cani&lt;br /&gt;Autore: Adamo Dagradi&lt;br /&gt;Editore: Mursia Editore (collana Romanzi Mursia)&lt;br /&gt;Anno di pubblicazione: 2009&lt;br /&gt;Pagine: 286&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Trama in sintesi:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; &lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Mancano pochi giorni al 31 dicembre e nel cimitero monumentale di una  città di mare, incastonato tra la periferia e una rimessa di autobus,  vengono rinvenuti, partendo dalla scoperta di Bughi, i cadaveri di tre  giovani donne. Sono gli agenti del XX distretto, con a capo il neo  arrivato commissario Eugenio Orlando, a occuparsi del caso. Gli agenti  si muovono subitaneamente per la città, iniziando le indagini dai  custodi della sacralità del cimitero, e come le formiche in un formicaio  ricercano tracce e indizi utili a scovare il serial killer. Il gelido  vento invernale non si arresta neanche dinanzi allo scempio perpetrato  sui tre corpi, anzi diventa spettatore impietoso nel mentre si  ridisegnano e si ridistribuiscono, senza sosta, nuovi tasselli alla  verità.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span id="more-3641"&gt;&lt;/span&gt;E’ una città di mare con i suoi rumori, i  suoi colori e i suoi profumi. E’ una città di confine, un crocevia tra  Est e Ovest, tra vita e psiche, quella che fa da scacchiera alla partita  prima solo disegnata e poi abilmente giocata dalla penna di Adamo  Dagradi nell’opera &lt;em&gt;La felicità dei cani&lt;/em&gt;. Pedine di questo  gioco, che si alterna tra realtà e finzione, sono alcuni personaggi  instancabilmente carichi del loro quotidiano e dei loro ricordi.  Personaggi che vivono a loro volta incastonati in una umanità che si  divide tra buoni e cattivi, tra onesti e corrotti, e tra ciò che è  legale e ciò che è illegale. E i cani? I cani con le loro catene, le  loro gabbie e le ombre dei loro padroni diventano simbolo di  un’astrazione che dal particolare, da quel microcosmo su cui l’essere  umano scrive e ascrive il suo potere, si evolve ridisegnando e  riproponendo un universale, un macrocosmo, dove le catene vengono  indossate da tutta una società che vive ingabbiata in un gioco al pari  dei cani. Il fischio d’inizio viene dato dal ritrovamento dei corpi di  tre giovani donne nel cimitero della città.  E allora parte tutta una  ricerca che vede gli agenti del XX distretto barcamenarsi tra  un’indagine che mentre porta alla luce gli “scheletri” nell’armadio di  personaggi ritenuti insospettabili muove i fili di vicende personali che  scardinano umori e passioni anche in chi legge. Un’opera completa e  complessa dal linguaggio asciutto e pulito. Un poliziesco costruito da  una penna sicura e dall’inchiostro indelebile che prende il lettore per  mano sin dalle prime righe e lo porta a spasso, tra la coscienza di una  città e di una umanità, fino all’ultima pagina. Non c’è possibilità di  respiro. Le scene si susseguono ininterrottamente tra vecchio e nuovo.  Le vicende si evolvono dal basso verso l’alto in una escalation di fatti  che diventano a vario livello specchio del nostro quotidiano, della  nostra incessante ricerca di verità e salvezza, al netto dei sensi di  colpa e dei rimorsi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-5126188358335140684?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/5126188358335140684/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/07/recensione-della-felicita-dei-cani-su.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/5126188358335140684'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/5126188358335140684'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/07/recensione-della-felicita-dei-cani-su.html' title='Recensione della &quot;Felicità dei cani&quot; su Thrillercafe'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TFANfEkKwSI/AAAAAAAAANo/0wZ-AlvMzDA/s72-c/Dagradi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-6315015745307212311</id><published>2010-06-10T03:42:00.000-07:00</published><updated>2010-06-10T03:42:48.865-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rassegna stampa: &quot;La felicità dei cani&quot;'/><title type='text'>Intervista su "Pegasus Descending"</title><content type='html'>&lt;h2 class="pagetitle"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; font-weight: normal;"&gt;Andrea Pelfini di Pegasus Descending mi ha intervistato. Giudicate voi il risultate e se ho detto della idiozie non mancate di farmelo notare.... &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/h2&gt;&lt;h2 class="pagetitle"&gt;&amp;nbsp;“Senza i generi non si va da nessuna parte”.  Parola di Adamo&amp;nbsp;Dagradi&lt;/h2&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Buono quello lì, direte voi, &lt;strong&gt;&lt;a href="http://adamodagradi.blogspot.com/" target="_blank"&gt;Adamo Dagradi&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;  ha scritto un poliziesco come &lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://lideablog.wordpress.com/2010/05/11/la-felicita-dei-cani-adamo-dagradi/" target="_blank"&gt;La felicità dei cani&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; ed è normale che  affermi che i generi sono importanti. Beh, molti si vergognano di dire  che i generi sono utili o che essi stessi sono scrittori di genere. Come  se fosse un insulto. Allora ci si ritrova e si discute: ma i generi  sono morti o sono riduttivi, il noir non c’è più, meglio il post-noir,  il noir a pois o quello che è diventato rosso. O blu. O rosso-blu. Forza  Genoa. La cosa forse importante da dire sarebbe che i generi esistono  per essere superati e contaminati; sono delle porte per comunicare, non  per separare. E alla fine, forse, meglio un buon romanzo di genere come  quello di Dagradi piuttosto che altra alta letteratura bolsa e ritrita.  Ma l’intervista con lo scrittore veronese è una occasione imperdibile  per approfondire la genesi del suo romanzo d’esordio, ma anche per  parlare di cinema e di letteratura, nonché del mondo che gira intorno  all’editoria e del seguito de &lt;em&gt;La felicità dei cani&lt;/em&gt;: titolo  provvisorio &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Ciò che disse il tuono&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;em&gt; &lt;/em&gt;by  T.S. Eliot.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TBDBdFoNSSI/AAAAAAAAANg/tRep6pH_YCk/s1600/dagradi_color.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TBDBdFoNSSI/AAAAAAAAANg/tRep6pH_YCk/s320/dagradi_color.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;La felicità dei cani&lt;/em&gt;.  Perché questo titolo un po’ enigmatico?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il titolo è nato quando il romanzo era ancora in embrione. Mi sono  innamorato della metafora cane – uomo e in particolare di come entrambe  le specie siano disposte a rinunciare alla libertà pur di conservare  alcune certezze: tra cui l’affetto, il nutrimento e la protezione dai  pericoli. Nel libro ci sono cani e umani domestici e cani e umani  randagi: tutti sono in grande difficoltà e la felicità la cercano, non  la possiedono, quindi il titolo è per difetto. Quando la casa editrice  l’ha accettato ero al settimo cielo, commercialmente, però, si è  rivelato un bel problema: molti non credono che un poliziesco possa  avere un titolo del genere, in alcune librerie è finito negli scaffali  dedicati agli animali…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;Rivelami un segreto: chi è il  vero protagonista del libro?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Io credo che il vero protagonista del libro sia l’atmosfera o così  spero. Il poliziesco italiano si muove quasi sempre davanti a scenari  provinciali e non corali (con l’eccezione di &lt;em&gt;Quel pasticciaccio  brutto de Via Merulana&lt;/em&gt; di Gadda). Quando, raramente, compare una  metropoli è spesso ridotta a uno sfondo un po’ anonimo o addirittura a  una serie di paeselli saldati assieme. Io volevo una metropoli verticale  e malinconica, le cui atmosfere notturne potessero emergere come quelle  della Los Angeles di Connelly o, perché no, di quella futuribile di &lt;em&gt;Blade  Runner&lt;/em&gt;. Una città multietnica, antica e moderna al contempo. Ma  senza rinunciare all’italianità. Un vizio tutto tricolore è quello di  credere che certe “sequenze” se le possano permettere solo gli  americani. È un’idiozia. Le metropoli ce le abbiamo: sfruttiamole.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;Jelena è indubbiamente uno dei  personaggi cardine di tutta la storia. E’ stato difficile scrivere  mettendosi nei panni di una donna per te che, leggo sul tuo curriculum,  sei un uomo?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Da 25 anni conduco serate di giochi di ruolo (e non mi sento un nerd!!)  con un gruppo di amici che solo di recente si è impreziosito di qualche  presenza femminile. Era diventata un’abitudine interpretare personaggi  di contorno femminili. Col tempo ne è nato un archetipo che ho  trasformato in una specie di ossessione: quello di una ragazza bella ma  in qualche modo ferita, il cui calore e la cui femminilità sono sepolti  sotto strati di diffidenza e paure. Non è stato difficile, spero solo  che il personaggio venga apprezzato: non è una persona per le quale si  parteggia subito. Se sia convincente anche per una lettrice lo devi  chiedere a una donna…&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;Rivelami un altro segreto: siamo  a Genova, vero?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Sì, siamo a Genova. Ma non è la città che trovate sulla carta geografica  e che potete visitare. È la metropoli che amplificava le mie paure  infantili sullo smarrimento, il labirinto senza direzioni che tutt’oggi  mi mette a disagio e mi affascina (vivo a Verona ma mi considero ligure  d’adozione). È, inoltre, la summa di tutte le città: c’è qualcosa di  Milano, di Londra, di Parigi, di New York e Los Angeles. Non la volevo  nominare e non la nominerò mai perché conservo avidamente il desiderio  di poterci fare quello che voglio. La topografia, del tutto reinventata,  è strumentale alle atmosfere e alle esigenze narrative: ho bisogno di  una Chinatown? Ce la metto. Di un grattacielo? Idem. Ed McBain lo ha  fatto per decenni con la sua New York innominata e ha sempre funzionato  bene. Qualche critica per questa scelta l’ho ricevuta e la mia  impressione è che in Italia sia molto difficile trascendere da certe  radici storiche, geopolitiche e culturali. Sono convinto, invece, che si  sia arrivati a un punto in cui le radici vanno strappate: è necessaria  una ventata di novità. Un’altra cosa che non troverete nel romanzo è la  politica. Non m’interessa, almeno non come narratore. La politica, in  Italia, di destra o sinistra indifferentemente, ha ucciso l’arte e  soffocato i generi, tutt’oggi guardati da certi intellettuali con  vergogna. Ma senza i generi non si va da nessuna parte perché sono la  maggiore fucina di idee originali.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;Nella mia recensione del tuo  romanzo ho scritto che, a mio avviso, l’intero XX Distretto è  praticamente un unico grande personaggio. I suoi membri non fanno altro  che dividersi pregi e difetti di una persona, tutto sommato, normale. È  una lettura corretta la mia?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;È sicuramente corretta. &lt;em&gt;La felicità dei cani&lt;/em&gt; è un romanzo  corale che esplora i punti di vista e la ragioni di tutti i personaggi  coinvolti: incluse comparse e … cani. La speranza era quella di  costruire un affresco credibile di psicologie e motivazioni: non ci sono  cattivi fini a se stessi né eroi. Tutti i protagonisti sono in qualche  modo “difettati”, tutti hanno speranze, desideri, paure. Questo,  ovviamente, vale per ogni essere umano normale.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;Ho trovato particolarmente  affascinate, ancor più di Jelena, la figura del commissario Orlando.  Perché un personaggio così complesso e dove hai tratto l’ispirazione per  la sua nascita?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Tra tanti antieroi me ne serviva uno in cui specchiarmi. Orlando è un  distillato delle mie nevrosi proiettate in avanti di vent’anni: non  credo di essere un uomo coraggioso, sono stato ipocondriaco (e un po’ lo  sono ancora) e sono piuttosto nevrotico. Ho pensato che non avevo mai  letto un libro nel quale il commissario partiva come un ometto senza  arte né parte, raccomandato e spaventato, onde poi trovare la forza  interiore di migliorarsi, tirare fuori le palle. Ero affascinato dalla  possibilità di un’evoluzione imposta dalle circostanze.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;Il tuo modo di narrare è  caratterizzato da momenti estremamente lenti, riflessivi, interrotti da  improvvise folgori di azione, inseguimenti e sparatorie. È una tua  precisa scelta o invece è qualcosa di più istintuale e naturale?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;È del tutto naturale. Nella realtà la violenza arriva all’improvviso e  travolge tutto. Le mie sparatorie non sono pulp, semmai sul finire c’è  n’è una “western” ma comunque perfettamente realistica. Tra una tempesta  e l’altra ho cercato di contemplare una storia intricata, popolata di  molti volti, luoghi e situazioni. Spero comunque che non ci siano troppe  lentezze! Il ritmo per me è importantissimo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;Tu sei un critico  cinematografico. Quanto ha contato la tua frequentazione del mezzo  narrativo “cinema” nello scrivere &lt;em&gt;La felicità dei cani&lt;/em&gt;?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;L’amore per il cinema è stato decisivo nella formazione dei miei gusti e  del mio modo di raccontare storie. Mentre scrivo immagino le scene come  fossero sequenze, inquadrando i dettagli come farebbe un regista. Al  contempo ci tengo a specificare che lo stile non è “cinematografico”:  troppi scrittori, oggi, tendono a servire al lettore piatti troppo  cucinati, riducendo al minimo tutto ciò che non è intreccio e  suggerendogli anche come dovrebbero immaginarsi protagonisti e luoghi  (associandogli volti di attori o altri riferimenti popolari di origine  visiva). Io credo nella complicità del lettore, che un po’ di fatica per  aggiungere del suo al mio universo (che smette di essere mio nel  momento in cui entra in casa di qualcun altro) la deve pur fare.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="wp-caption alignright" id="attachment_1679" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; width: 186px;"&gt;&lt;div class="wp-caption-text"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;La  felicità dei cani&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;Cosa hanno in comune il cinema e  la letteratura e cosa di opposto?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;In comune hanno la capacità magica di  trasportarci altrove e farci vivere emozioni che forse non vivremmo mai.  Non credo ci siano opposti: sono due modi diversi per raccontare  storie, vanno benissimo entrambi e andrebbero alternati senza  preconcetti.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;Qual è il tuo regista preferito e  perché?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Impossibile selezionarne uno solo. Diciamone tre, tanto per cominciare:  Michael Mann, per la purezza della visione che riesce a elevare i generi  più popolari a vertici impensabili. Clint Eastwood, perché ha  dimostrato quanto la “vecchia” Hollywood ha da dire su argomenti  attualissimi e su altri che sembravano conclusi (come il western). Credo  che Clint sia il più grande regista vivente. Ridley Scott, anche se  oggi si è impigrito. Non ho bisogno di ragioni, mi basta qualche titolo:  &lt;em&gt;I duellanti, Alien, Blade Runner, Legend e Black Hawk Down&lt;/em&gt;.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;E il tuo scrittore?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong style="color: black;"&gt;&lt;a href="http://www.zam.it/biografia_Nelson_Algren" target="_blank"&gt;Nelson Algren&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size: small;"&gt; è un grande dimenticato. Il  più dolente e visionario ritrattista della povertà e della malavita  nelle grandi città d’America. Riscopritelo.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;Come è nato &lt;em&gt;La felicità dei  cani&lt;/em&gt;?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Da una serie di micro-racconti scritti in gioventù coi quali cercavo di  descrivere la vita di città nei suoi aspetti più borderline. Ho pensato  che sarebbe stato bello allungare il progetto senza perdere in tensione o  lirismo descrittivo. Una fatica della malora … spero di esserci  riuscito.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;Qual è il tuo modo di procedere  nel lavoro di scrittore?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo non sono molto prolifico. Invidio molti gli scrittori che  tutti i giorni si siedono al computer e buttano giù dieci pagine. Io  vado a scatti, non so mai quando scriverò e se sarò soddisfatto di ciò  che finirà in pagina. Ci deve essere il giusto stato d’animo,  tranquillità, una colonna sonora adeguata che mi dia il ritmo, senza il  lettore di cd acceso non mi esce una parola. E poi mille ripensamenti e  angosce … un vero casino …&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp;La felicità dei cani&lt;/em&gt; è  tutta opera di fantasia oppure hai tratto spunto da qualche fatto  reale? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente c’è un’attenzione particolare ai fatti di cronaca che  funestano tutti i giorni i telegiornali e anche della ricerca per quanto  riguarda problematiche come la corruzione, lo spaccio, la  prostituzione. Ma è più che altro un modo per tenere le antenne ben  alzate sull’oggi. Non mi sono ispirato a casi particolari. Per delineare  il passato traumatico di Jelena, inquadrato nella tragedia dei genocidi  balcanici, naturalmente ho letto dei libri, per rispetto nei confronti  della storia. Qualche libertà, però, me la sono presa comunque….Il  romanzo, in sé, è totalmente di fantasia. Non ci crederai ma mi è stato  rinfacciato anche questo. Io dico: la fantasia ce l’abbiamo, e usiamola  no?!?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;Prima di questo lavoro hai  pubblicato altre cose di narrativa?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;No. La raccolta di racconti era troppo breve e non c’era nient’altro di  compiuto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;È stato difficile trovare un  editore disposto a scommettere sul tuo lavoro?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Stranamente no. Ho spedito a molte case editrici senza avere risposta.  Sono stato rifiutato da Flaccovio. Poi un caro amico, che pubblica per  Mursia, mi ha consigliato di spedire a loro: dopo qualche mese si sono  fatti vivi dicendo che per loro era un ok. Il contatto mi è servito?  Sicuramente. Mi sento un raccomandato? No, perché il romanzo è stato  letto e approvato da un comitato composto da svariate persone. Sarebbe  arrivato sulla scrivania giusta per essere letto senza il mio contatto?  Probabilmente no. E pensare che uno dei più grandi agenti letterari  d’Italia, letto il romanzo definendolo buono, aveva escluso a priori che  un esordiente potesse essere pubblicato da un editore nazionale. Resta  il fatto, tristissimo, che in Italia senza conoscenze difficilmente  qualcuno ti calcola. Dietro gli stand del salone del libro di Torino ci  sono immensi cassonetti in cui molte case editrici buttano i manoscritti  che gli vengono consegnati. Non senza averti fatto compilare una  scheda, tanto per tenerti buono, coi tuoi dati. Lo so perché ci ha  lavorato un’amica. Vergognoso…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;strong style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;So che eri impegnato sul seguito  di questo romanzo. Puoi dare ai lettori di Pegasus Descending qualche  anticipazione?&lt;/strong&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt; Il secondo romanzo del XX distretto è in fase di editing e spero che  esca tra la fine dell’anno e l’inizio del prossimo. Il titolo di  lavorazione è &lt;/span&gt;&lt;strong style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;em&gt;Ciò che disse il tuono&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;, rubato  di peso dalla &lt;/span&gt;&lt;em style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Terra desolata&lt;/em&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt; di T. S. Eliot. Jelena e il  commissario Orlando, con l’aiuto di Sciaccaluga e degli altri, si  mettono alla ricerca della sorella di Jelena, che sembra essere stata  risucchiata da un brutto giro di pornografia clandestina. Finiscono  sulle tracce di un fantomatico regista che, secondo voci di strada, si  starebbe preparando a girare uno snuff movie. È meno corale, più  cattivo, torrido, sensuale, grottesco del precedente. Una bestiolina  rognosa che mi sta dando più di un grattacapo e della quale sono  a&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;ssolutamente innamorato.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-6315015745307212311?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/6315015745307212311/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/06/intervista-su-pegasus-descending.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/6315015745307212311'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/6315015745307212311'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/06/intervista-su-pegasus-descending.html' title='Intervista su &quot;Pegasus Descending&quot;'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TBDBdFoNSSI/AAAAAAAAANg/tRep6pH_YCk/s72-c/dagradi_color.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-8100989289401381019</id><published>2010-06-07T11:25:00.000-07:00</published><updated>2010-06-07T11:25:09.528-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni: libri'/><title type='text'>La corsa selvatica</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TA04lOTKttI/AAAAAAAAANY/sbFhJsghjSI/s1600/la-corsa-selvatica.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TA04lOTKttI/AAAAAAAAANY/sbFhJsghjSI/s320/la-corsa-selvatica.jpg" width="224" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="Content-Type"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Word.Document" name="ProgId"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Generator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Originator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;link href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CADAMOD%7E1%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml" rel="File-List"&gt;&lt;/link&gt;&lt;style&gt;&lt;!-- /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal	{mso-style-parent:"";	margin:0cm;	margin-bottom:.0001pt;	mso-pagination:widow-orphan;	font-size:12.0pt;	font-family:"Times New Roman";	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";}@page Section1	{size:595.3pt 841.9pt;	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;	mso-header-margin:35.4pt;	mso-footer-margin:35.4pt;	mso-paper-source:0;}div.Section1	{page:Section1;}--&gt;&lt;/style&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;Storia, fantasy e horror: Riccardo Coltri, veronese, classe '73, ha un'immaginazione da fuoriclasse. Vi riporto la recensione del suo ultimo romanzo scritta dal sottoscritto per Sugarpulp. Come sempre la trovate impaginata su Sugarpulp.it &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Poco dopo l’Unità d’Italia, al confine tra Veneto e Tirolo, in mezzo a valli innevate, foreste e borghi isolati, si combatte una guerra occulta. I soldati non indossano uniformi, sono agenti in incognito di fazioni esoteriche: maghi, sciamani e medium, alcuni al soldo del Re, altri richiamati dal risveglio di una terribile leggenda, quella della “corsa selvatica”: un branco di cani neri, sfuggenti come demoni, assistito da legioni di corvi e ratti, che infesta la regione. Ma si tratta di semplici animali? Perché gli indizi sulla loro origine sono disseminati tra testi di stregoneria, lapidi, rune e rovine pagane? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Questo l’accattivante assunto di “La corsa selvatica” (edizioni XII), terzo romanzo del veronese Riccardo Coltri (dopo l’horror “Non c’è mondo” e la fantasy “Zeferina”), già redattore della rivista “Inchiostro”, co-fondatore di “FantasyMagazine” ed esperto di folklore italiano. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Il suo ultimo romanzo, sebbene soffra, a tratti, di una struttura volutamente ma eccessivamente frammentaria, è una boccata d’aria fresca nel panorama sconsolante dell’horror italiano. Coltri evoca paure ancestrali, paesaggi remoti, mostri e rituali, fondendoli con un background storico credibilissimo (a partire dai nomi, dalla lingua, dai dettagli di vestiti e armi da fuoco), dinamico e spaventoso. Non teme lo splatter (memorabile la creazione di un mostro costruito cucendo insieme una malevola trinità di bestie) e neanche la mattanza dei suoi personaggi, poco più che comparse in una sinistra staffetta di situazioni da incubo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Peccato, perché il tirolese Obkircher (che indossa penne nere d’aquila sulle orecchie per vedere meglio la notte), il medium Efrem Vandari, che “annusa” la morte e riceve messaggi dalle ombre, la bella Maddalena Tani (strega tatuata di Benevento) e il coraggioso Zamin avrebbero meritato più occasioni per farci apprezzare le loro personalità, che già emergono prepotenti con poche pennellate, facendoli emergere dalla pagina come fossero illustrazioni. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;“La corsa selvatica” spaventa e confonde, congiurando atmosfere che (e qui entra in gioco il mio riflesso involontario di critico cinematografico) ricordano quelle portate sul grande schermo dallo “Sleepy Hollow” burtoniano, da “Il patto dei lupi” di Christophe Gans o dal sottovalutato canadese “Licantropia”. I riferimenti letterari partono da Lovecraft (il male intravisto ma immenso) pur affondando solide radici nella terra e nelle vere leggende dell’arco Alpino.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 20pt;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Una voce nuova, originalissima, da tenere d’occhio.&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-8100989289401381019?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/8100989289401381019/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/06/la-corsa-selvatica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/8100989289401381019'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/8100989289401381019'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/06/la-corsa-selvatica.html' title='La corsa selvatica'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TA04lOTKttI/AAAAAAAAANY/sbFhJsghjSI/s72-c/la-corsa-selvatica.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-3991653192732382815</id><published>2010-06-07T02:29:00.000-07:00</published><updated>2010-06-07T02:29:37.362-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rassegna stampa: &quot;La felicità dei cani&quot;'/><title type='text'>Nuova recensione della "Felicità dei cani" su Corpi Freddi - Itinerari Noir</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TAy71xgQO_I/AAAAAAAAANQ/i9ICoBaucN4/s1600/Dagradi.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TAy71xgQO_I/AAAAAAAAANQ/i9ICoBaucN4/s200/Dagradi.jpg" width="135" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Un grazie enorme a Michele, Enzo e a tutti quelli di "Corpi Freddi", leggeteli su http://corpifreddi.blogspot.com , mi raccomando!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Stacchi brevi, descrizioni asciutte, spazi confinati. Un testo dalla  voluttuosa fisicità, materico, tattile come scorrere le dita su un  rilievo. Quando l’uso della lingua consegna la forma compiuta all’idea  immaginata. Ricorda l’abbraccio stilistico con cui ti circuisce Thierry  Jonquet, neo-polar francese. &lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt; E’ un’illusione perfettamente riuscita entrare nella storia, una spinta  alle ante di un bar, con il suo rumore di fondo, i suoi ospiti  mangianti, un posto al chiuso di una città portuale, dialoghi tra  funzionari, sullo sgabello Jelena Della Rebbia, poliziotta. Chioma rossa  su pelle d’opale, precipitata fuori da una dura parentesi familiare,  con un piede nella fossa morale della corruzione, è il biglietto di  presentazione della squadra. Il resto sta al XX distretto S.Martino. Tre  ispettori, il meglio di un’umanità poco sopra la media: Scarpa, parole  scarse in un corpo taurino, Sciaccaluga, un oversize gastritico due cani  per amico, Lorenzi, pulizia ordine e famiglia. Mai come in questo caso  di protagonisti si parla, non di comprimari. Ogni personaggio è  costruito con malta della migliore qualità, destinato a durare. In un  auspicabile sequel c’è materia per più di uno spin-off.&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt; Desolazione urbana, fa rima con quella degli uomini. Al piccolo cimitero  monumentale, nelle tre cappelle dalla cupola grigia,  Alberti/Gironi/Fronda, l’interno violato, sacchi verdi come baccelli,  gas che sibilano mentre si aprono e dentro corpi senza vita di giovani  ragazze, il collo segnato da una cerniera di punti, un taglio profondo  rattoppato da una mano nervosa. Orlandi, il neo commissario, non ha  ancora sfatto la valigia ed ha già un caso disgraziato per le mani.  Tocca a questo antieroe, spiegazzato come un famoso gabardin, prendere  coraggio a quattro mani. Per il colpevole non bisogna andare molto  lontano, ma il primo inseguimento finisce in tragedia, per la squadra è  un colpo mortale. Nell’appartamento dell’assassino, alla ricerca del  movente, un paio di chiavi. E’ la prima volta che al commissario capita  la pista buona. Per aprire la porta che è amica di quella chiave si  scendono sette piani sotto il livello stradale. Nel box c’è l’album  delle ragazze uccise, il passaporto della quarta donna e la faccia  strappata del secondo uomo. Pur nella diffidenza che ispira sempre il  nuovo venuto la nuova fermezza e solidità che inaspettatamente rivela  man man prosegue l’indagine forniscono impulso e compattezza alla  squadra che tra una sparatoria e un inseguimento riuscirà a riprendere i  fili di una storia squallida, di corruzione e degrado, dove non c’è  salvezza per nessuno. La corona cittadina è fatta di vicoli stretti e  oscuri, nei quali passano a malapena le auto, un dedalo inconoscibile  dove nascondersi è un attimo e la pianificazione di omicidi in serie è  la cosa più facile di questo mondo. Un mondo senza nome che accentua lo  spaesamento di chi cerca inutilmente una motivazione in questa bruttura  degli animi che ne costella le strade.&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt; Dagradi. Il giornalismo è una scuola di scrittura, c’è chi con la  cronaca nera si è costruito un riserva di storie da raccontare, e  mescolando il reale con l’invenzione, ha finito per vivere di questo  mestiere. Si impara a scrivere perché si è costretti alla sintesi,  all’espressione celere, l’articolo deve presentare un fatto, penetrare  nell’interesse del lettore e lasciare un segno. Ecco, qui la scuola del  giornalismo si vede e si sente, ritmo, frequenza, riproduzione, c’è  tutto. E la passione del cinema, che si riversa come un fiume in piena  nelle pagine del libro. Come nella scena alla stazione, ritratta in modo  magistrale. Con il controcanto della feroce lotta tra cani addestrati a  cercare il sangue il pedinamento e il precipitare degli eventi  descritto grazie al ralenti cinematico di un movie americano lo  scrittore supera sé stesso. Se vi piacciono le scommesse, questo è  l’autore giusto per farne una bella grossa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Articolo di Michele "Frankie Machine" Frascari&lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-3991653192732382815?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/3991653192732382815/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/06/nuova-recensione-della-felicita-dei.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/3991653192732382815'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/3991653192732382815'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/06/nuova-recensione-della-felicita-dei.html' title='Nuova recensione della &quot;Felicità dei cani&quot; su Corpi Freddi - Itinerari Noir'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TAy71xgQO_I/AAAAAAAAANQ/i9ICoBaucN4/s72-c/Dagradi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-5272434475901822629</id><published>2010-05-11T02:10:00.000-07:00</published><updated>2010-05-11T02:10:37.611-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rassegna stampa: &quot;La felicità dei cani&quot;'/><title type='text'>Recensione di "La felicità dei cani" su Pegasus Descending</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S-kerRkPWsI/AAAAAAAAANI/Ll4h-k7naSA/s1600/Dagradi.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S-kerRkPWsI/AAAAAAAAANI/Ll4h-k7naSA/s320/Dagradi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Andrea Pelfini mi ha fatto il regalo di recensire la "Felicità dei cani" sul suo incredibile blog Pegasus Descending. In realtà me ne ha fatti due, di regali: perché il libro gli è piaciuto. Trovate l'articolo impaginato (e il blog , che tutto da leggere!) su:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;http://lideablog.wordpress.com/2010/05/11/la-felicita-dei-cani-adamo-dagradi/&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-weight: normal;"&gt;Grazie Andrea!&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LA FELICITA’ DEI CANI&lt;br /&gt;di Adamo Dagradi&lt;br /&gt;ed. Mursia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È una delle cose che più ci si sente  ripetere in Italia: non ci sono più gli scrittori di una&amp;nbsp;volta.  Leggetevi &lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.mursia.com/romanzi_mursia/la%20felicita%20dei%20cani.html" target="_blank"&gt;La felicità dei cani&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; del critico  cinematografico &lt;strong&gt;&lt;a href="http://adamodagradi.blogspot.com/" target="_blank"&gt;Adamo Dagradi&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; e, forse, cambierete idea.  Altra vulgata: i libri degli scrittori italiani non hanno ritmo; sì,  magari sono anche scritti bene, buona lingua e buona tecnica narrativa,  ma l’azione, cazzo, l’azione. Anche in questo caso leggetevi &lt;em&gt;La  felicità dei cani&lt;/em&gt; di Adamo Dagradi, critico cinematografico. Forse,  cambierete idea.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ora, io lo so che Dagradi ha mamma, papà  e Michael Mann. Ne sono certo. È la prima cosa che ho pensato appena  terminata la lettura del suo romanzo d’esordio edito da Mursia. Alla  lentezza di certe pagine, addirittura interi capitoli, si contrappone la  repentina esplosione di azione, inseguimenti e sparatorie degne delle  migliore cose girate dal regista americano. Questi continui cambi di  ritmo rendono la lettura movimentata e in grado di miscelare all’interno  della narrazione momenti introspettivi ad altri di pura action, in un  mix equilibrato e di qualità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche se il protagonista principale è la  poliziotta Jelena Della Rebbia, tanto bella quanto tormentata da un  oscuro e violento passato, è l’intero XX Distretto di polizia di una  città che sembra tanto assomigliare a Genova – anche se non viene mai  citata direttamente – a fungere da fulcro del libro. Dagradi, mediante  la composizione fisica e psicologica di più personaggi, opera una sorta  di divisione scientifica del protagonista del romanzo: ognuno ha una  caratteristica peculiare, magari anche opposta a quella del proprio  collega di volante. C’è, ad esempio, il timido e l’introverso,  l’irascibile e il pacato, il divorziato e il padre di famiglia. Grazie a  questa composizione antitetica dei suoi personaggi, Dagradi riesce ad  includere in un unico romanzo e con un unico, grande protagonista – il  già citato XX Distretto – gran parte “dell’universo mondo” della  narrativa di genere. Non abbiamo, in questo caso, il detective sfigato,  quello alcolizzato oppure il classico tipo tormentato da non si sa bene  quali spettri interiori. Abbiamo un poco di tutti questi topoi, di  questi archetipi letterari. Se da una parte, quindi, Jelena sembra voler  prendere il sopravvento nella penna dello scrittore, dall’altra  passiamo molto del tempo a seguire le indagini dei suoi colleghi o i  dubbi e le umanissime debolezze del commissario Orlando, forse il  personaggio meglio caratterizzato, più affascinante nella sua  vulnerabilità e quello in grado di garantire una ipotetica serialità  anche e soprattutto grazie alle sue potenzialità di crescita e  mutazione. Ancora più della stessa Jelena.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Siamo verso la fine dell’anno quando i  cadaveri di tre giovani ragazze vengono ritrovati in un cimitero. Tre  ragazze di cui pochi sono realmente in grado di accorgersi della loro  scomparsa. Non frega niente a nessuno. Sono tre puttanelle con le tette  rifatte. Il caso, a dire il vero, sempre di una banalità quasi  disarmante. A pagina 50 gli sbirri hanno già svolto le indagini  preliminari, interrogato chi di dovere e acciuffato il sospetto  assassino, che forse così sospetto non è se per fermarlo è necessaria  una incredibile sparatoria in treno con morti, sangue, pallottole che  fischiano da tutte le parti e finestrini infranti. Ma la verità ha molte  facce e quella che viene mostrata non è detto che sia sempre la  principale, di verità, e chi viene dato in pasto alle autorità non  sempre è l’unico e principale colpevole di un crimine. Lo sanno bene sia  Jelena, poliziotta solo all’apparenza fragile, una in grado di  racimolare soldi grazie alla mungitura dei delinquentelli di quartiere, e  il commissario Orlando, poliziotto un po’ per caso, un po’ per  necessità e con qualche dissidio con la moglie. Le indagini porteranno  lontano, molto lontano, addirittura arrivando a scoperchiare uno di quei  nidi di serpenti in cui è meglio non andare a ficcare il proprio  ditino. Il morso è garantito. E l’unico modo per “bonificare l’area” è  dato una sparatoria finale come raramente era capitato di leggere in un  autore italiano, quasi rinverdendo un’epica western di cui, francamente,  se ne sentiva la mancanza e il peso dell’assenza in questo magico mondo  delle lettere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Parallelamente a tutto questo Jelena  affronta il proprio passato di merda e l’ancora più puzzolente, sporco e  precario presente. Come se tutto ciò non bastasse sua sorella è  scomparsa e&amp;nbsp;nessuno sa che fine possa avere fatto. Il romanzo non dà una  risposta a questa domanda, con la certezza che, prossimamente, ne  vedremo delle belle. E &lt;em&gt;&amp;lt;&lt;che buona…="" ce="" dio="" la="" mandi=""&gt;&amp;gt;.  &amp;lt;&lt;e le="" mutande="" senza=""&gt;&amp;gt;.&lt;/e&gt;&lt;/che&gt;&lt;/em&gt; [pg. 245]&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-5272434475901822629?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/5272434475901822629/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/05/recensione-di-la-felicita-dei-cani-su.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/5272434475901822629'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/5272434475901822629'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/05/recensione-di-la-felicita-dei-cani-su.html' title='Recensione di &quot;La felicità dei cani&quot; su Pegasus Descending'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S-kerRkPWsI/AAAAAAAAANI/Ll4h-k7naSA/s72-c/Dagradi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-3193369550412687425</id><published>2010-04-13T10:00:00.000-07:00</published><updated>2010-04-13T10:00:00.214-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cinema: curiosità'/><title type='text'>"From Paris with Love": da tutti ma non dai francesi....eppure....</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S8Si4UcFuoI/AAAAAAAAANA/YOfNVkfPLec/s1600/from-paris-with-love-poster.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S8Si4UcFuoI/AAAAAAAAANA/YOfNVkfPLec/s320/from-paris-with-love-poster.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;La casa di produzione e distribuzione EuropaCorp, fondata nel 2000 dal regista francese Luc Besson (in co-proprietà con Pierre-Ange Le Pogam) è una delle realtà più vitali del cinema mondiale. Negli anni ci ha regalato titoli popolari, come “Taxi”, “Wasabi” e “The Transporter”, finanziando anche progetti più impegnati, tra cui “Le tre sepolture di Melquiades Estrada”, “The Cove” (documentario premio Oscar) e il prossimo film di Terrence Malick “The Tree of Life”. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Grazie alla visione di Besson, sponsor di un cinema globalizzato e fruibile, la Francia, forte anche dello strapotere di Studio Canal (proprietaria della terza più grande libreria di titoli al mondo, dell’inglese Optimum e della tedesca Kinowelt), è diventata una seconda Hollywood. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Queste sono alcune delle ragioni per cui “From Paris with Love”, commedia d’azione con John Travolta e Jonathan Rhys Meyers in uscita venerdì, è un prodotto tutto da studiare. La critica nostrana lo guarderà col consueto sospetto: accusandolo di idiozia, eccessiva violenza e scorrettezza politica. La verità è tutt’altra: è un action movie ironico e citazionista, nostalgico degli amabili eccessi anni ’80, ideale per accontentare gli spettatori del weekend e ingrassare le tasche di un’industria che, per ogni film d’autore, deve essere in grado di pareggiare i conti con un blockbuster.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;John Travolta, che in Italia viene solo per fare la pubblicità, sarà anche ingrassato ma resta un nome carismatico: nella pellicola interpreta Charlie Wax, un agente della C.I.A. sboccato, sballato e ammazzatutti, con la testa rasata a zero, il pizzo e una khefia legata al collo. Arriva a Parigi con il compito di far fuori un’intera organizzazione terroristica (che si finanzia con lo spaccio e la prostituzione) e lo svolge, assai letteralmente, in meno di ventiquattro ore: con un tasso di un morto all’ora, tra cazzotti, pistolettate e lanciamissili. Lo affianca l’aspirante spione James Reese (Myers, direttamente da “I Tudors”) che a Parigi ha trovato l’amore. La situazione volge al peggio quando i due realizzano che la delegazione USA in arrivo nella capitale francese subirà un attentato suicida. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;La fidanzata di Reese, Caroline, personaggio dai retroscena insospettabili, è portata sullo schermo da Kasia Smutniak, bella e brava come sempre: un ultimo sberleffo all’orgoglio tricolore, visto che l’attrice e modella polacca (compagna di Pietro Taricone) vive in Italia lavorando poco, soprattutto in fiction mediocri. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Dirige l’enfant prodige del cinema d’azione d’oltralpe Pierre Morel, che l’anno scorso ha raccolto consensi unanimi grazie all’adrenalinico “Io vi troverò”, con lo stagionato Liam Neeson nel ruolo di un Jason Bourne in cerca di vendetta personale. L’anno prossimo Morel sarà a Hollywood per girare una nuova versione del classico di fantascienza “Dune”. Le nozze tra America e Francia proseguono a gonfie vele, con un travaso continuo di talenti da una parte all’altra dell’oceano. Lo Stivale osserva, basito, in disparte.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-3193369550412687425?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/3193369550412687425/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/04/from-paris-with-love-da-tutti-ma-non.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/3193369550412687425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/3193369550412687425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/04/from-paris-with-love-da-tutti-ma-non.html' title='&quot;From Paris with Love&quot;: da tutti ma non dai francesi....eppure....'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S8Si4UcFuoI/AAAAAAAAANA/YOfNVkfPLec/s72-c/from-paris-with-love-poster.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-8783544571894473114</id><published>2010-03-29T08:18:00.000-07:00</published><updated>2010-03-29T08:18:38.404-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cinema: curiosità'/><title type='text'>Perché i Vanzina, che ci stavano anche simpatici, ora hanno rotti i....</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S7DEls9zudI/AAAAAAAAAM4/asUzTw3xz4Q/s1600/victoria-silvstedt-lino-banfi-e-il-regista-carlo-vanzina-sul-set-del-film-un-estate-al-mare-77746.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S7DEls9zudI/AAAAAAAAAM4/asUzTw3xz4Q/s320/victoria-silvstedt-lino-banfi-e-il-regista-carlo-vanzina-sul-set-del-film-un-estate-al-mare-77746.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="Content-Type"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Word.Document" name="ProgId"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Generator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Originator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;link href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CADAMOD%7E1%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml" rel="File-List"&gt;&lt;/link&gt;&lt;o:smarttagtype name="PersonName" namespaceuri="urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags"&gt;&lt;/o:smarttagtype&gt;&lt;style&gt;&lt;!-- /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal	{mso-style-parent:"";	margin:0cm;	margin-bottom:.0001pt;	mso-pagination:widow-orphan;	font-size:12.0pt;	font-family:"Times New Roman";	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";}@page Section1	{size:612.0pt 792.0pt;	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;	mso-header-margin:36.0pt;	mso-footer-margin:36.0pt;	mso-paper-source:0;}div.Section1	{page:Section1;}--&gt;&lt;/style&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;I fratelli Enrico e Carlo Vanzina, per il loro film “La vita è una cosa meravigliosa”, in sala dal 2 aprile con 400 copie, dicono di essersi ispirati al candore del quasi omonimo capolavoro di Frank Capra del 1946 e alla trama del premio Oscar tedesco “Le vite degli altri” (2006), nel quale un agente della Stasi vive per procura intercettando ignari dissidenti. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;In questa pellicola, che non avrà la grazia di Frank Capra né l’introspezione dolente di Von Donnersmark, lo spione interpretato da Enrico Brignano ascolta invisibile le trame pseudo criminali di una clinica privata, nella quale lavora Gigi Proietti, chirurgo maneggione sposato con Nancy Brilli. Brutte notizie per l’orecchio dello Stato: tra raccomandazioni e mazzette scopre che la fidanzata rumena, brava ragazza di giorno, diventa escort la notte. Entra in gioco il politico Vincenzo Salemme e il gioco degli equivoci impenna; mentre l’immigrata, fedifraga per danaro, viene sostituita da una massaggiatrice “de borgata” (Luisa Ranieri).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;I due fratelli, come sempre divisi nei ruoli di sceneggiatore (Enrico) e regista (Carlo), hanno implorato la stampa di non trovare nomignoli pasquali per il loro film: ci sono già troppi cinepanettoni e cinecocomeri. È irresistibile, però, la tentazione di definire il loro approccio artigianale e svagato: lo chiameremo cinema usa e getta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;I Vanzina, figli del grande Steno e profondi conoscitori della settima arte, sostengono che i meccanismi della comicità si ripetono sempre, come “un quadro al quale si cambi solo cornice”. Per giustificarli, perché sono simpatici, perché sono dei gran lavoratori e raramente li sentiamo vantarsi dei loro successi, sono state scomodate &lt;st1:personname productid="la Commedia" w:st="on"&gt;la  Commedia&lt;/st1:personname&gt; dell’Arte e la perduta sensibilità popolare del cinema tricolore. Ma se è vero che la risata attinge sempre alle stesse sorgenti forse sono i suoi artefici che dovrebbero ingegnarsi e cambiare, dando un filo di speranza a un genere ridotto a parodia di se stesso. Vince, purtroppo, il gioco del cinismo (imposto anche dai produttori): realizzare velocemente, spendere poco, incassare il necessario. Fare cinema sempre più simile alla tivù e agli spot pubblicitari: come se l’Italia intera soffrisse di sindrome da deficit d’attenzione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ecco allora un mattatore del calibro di Proietti retrocesso alla barzelletta, la brava Nancy Brilli sopravvivere tra panettoni e cocomeri e Brignano, comico senza personaggio, più bravo sul palco che davanti alla telecamera, eletto nuovo vate della risata: ma Verdone, Nuti e Troisi avevano tutt’altro spessore.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Con questo film, che tira in ballo vallettopoli e corruzione assolvendo tutti, secondo il dictat che gli Italiani sono simpatiche canaglie (è la polizia che sullo schermo non va più presa sul serio…), si ripropone un dilemma amletico: stare o non stare al gioco? Questa non è satira (non punge) e non è farsa (non sovverte “mostruosamente” la realtà), è Carosello: battuta, rullo di tamburi, applauso e avanti un altro&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-8783544571894473114?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/8783544571894473114/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/03/perche-i-vanzina-che-ci-stavano-anche.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/8783544571894473114'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/8783544571894473114'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/03/perche-i-vanzina-che-ci-stavano-anche.html' title='Perché i Vanzina, che ci stavano anche simpatici, ora hanno rotti i....'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S7DEls9zudI/AAAAAAAAAM4/asUzTw3xz4Q/s72-c/victoria-silvstedt-lino-banfi-e-il-regista-carlo-vanzina-sul-set-del-film-un-estate-al-mare-77746.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-597287692979120472</id><published>2010-03-16T02:14:00.000-07:00</published><updated>2010-03-16T02:14:26.028-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rassegna stampa: &quot;La felicità dei cani&quot;'/><title type='text'>Breve recensione della "Felicità" di Giacomo Brunoro</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Dal Blog (Ex) Zona San Siro: Grazie Giacomo!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;La felicità dei cani e L’ombra del falco: due romanzi&amp;nbsp;strepitosi&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt; &lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="submitted"&gt;1 marzo 2010 — Giacomo Brunoro&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="submitted"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;   &lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;In questi giorni ho avuto la fortuna di  leggere due romanzi strepitosi: &lt;strong&gt;La felicità dei cani&lt;/strong&gt; di  Adamo Dagradi e &lt;strong&gt;L’ombra del falco&lt;/strong&gt; di Pierluigi  Porazzi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Il primo è un gran bel poliziesco,  un giallo colorato di nero che sembra sbucato&amp;nbsp;da uno schermo americano  acido ed cattivo.&amp;nbsp; Non ci sono&lt;em&gt; buoni&lt;/em&gt;&amp;nbsp;ne&lt;span style="color: black;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.webster.it/libri-felicita_cani_dagradi_adamo_mursia-9788842540878.htm?a=376907" style="color: black;"&gt;La  felicità dei cani&lt;/a&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;,&lt;/span&gt; ma tutti i personaggi sono assolutamente  “umani”. I veri protagonisti di questa storia che parte lenta e  che&amp;nbsp;decolla con un ritmo forsennato sono due: la &lt;strong&gt;città&lt;/strong&gt;  in cui è ambientata la storia (io dico Genova: si si, è lei) e il &lt;strong&gt;XX  Distretto&lt;/strong&gt;. E poi sotto c’è una storia che fila, uno stile mai  banale, colori sfuocati che ti fanno respirare l’odore di un inverno  gelido che schiaccia una città di mare in cui si sente troppo la puzza  di marcio. &lt;strong&gt;Un gran bel libro e, oggi come oggi, non è affatto  cosa da poco.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-597287692979120472?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/597287692979120472/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/03/breve-recensione-della-felicita-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/597287692979120472'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/597287692979120472'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/03/breve-recensione-della-felicita-di.html' title='Breve recensione della &quot;Felicità&quot; di Giacomo Brunoro'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-6151564282965671115</id><published>2010-03-10T02:17:00.000-08:00</published><updated>2010-03-10T03:30:43.833-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti inediti'/><title type='text'>Cavalli Selvaggi</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Non mi dedicavo alla forma del racconto breve da molto tempo. Ho scritto questo per Sugarpulp (e dovreste leggerlo lì, dove è impaginato mooolto meglio, con tanto di tracklist) e lo riporto sul blog esclusivamente per vanità. Enjoy!&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S5dxWejrhsI/AAAAAAAAAMw/n6n9HCfZLzU/s1600-h/polizia-notte29.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S5dxWejrhsI/AAAAAAAAAMw/n6n9HCfZLzU/s320/polizia-notte29.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Li intercetto alle 23 e 45 del 14 dicembre sulla Timbuctù. La chiamiamo così per via delle mignotte africane che la davano via a 50 euro fino a qualche anno fa, nei parcheggi dei centri commerciali e nelle piazzole di sosta. Ora se ne sono andate, rimpiazzate da ucraine, moldave e albanesi. Dovremmo cambiargli nome, a quella strada. Una cosa tipo Mosca o Stalingrado. &lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;La Timbuctù sarebbe la statale 10 tra Casteggio e Voghera. 10 km di pianura senza curve dove puoi prendere i 200, soprattutto a quell’ora. Loro, i 200, non li prederanno mai. Non con quella Fiesta scassata del ’93. Non si sono fermati a un posto di blocco sull’Emilia, sfiorando il carabiniere che sventolava la paletta e che se n’è rimasto lì, inebetito. &lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Io ero fuori dalla Bella Napoli, a controllare i documenti di carico di un camion. &lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Mi chiamo Pasquale Santacroce e faccio il poliziotto. Non sono alto ma sono grosso, quasi grasso, direbbe qualcuno. Non ho tanti capelli e infatti li ho rasati. Ma ho gli occhi blu. Il mio collega, Giuseppe Miracolo, detto “il Gesù”, è in malattia. Imboscato da quattro settimane in attesa della pensione. Tutto perché un novellino di Reggio gli ha detto: «Ehi Gesù! Pensa che sfiga se ti ammazzi proprio adesso. Un bel botto e butti nel cesso trent’anni di sgobbo». Tanto è bastato. Non l’ho più visto. Alla reclutata gliel’abbiamo fatta pagare facendogli bere un tè in cui aveva sborrato il Giovannone. Se n’è accorto a metà, il cretino.&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;La Fiesta scampagna ai 90, come se nulla fosse. Dentro quattro maschi di colore per niente agitati. Ubriachi fradici, a giudicare dagli ondeggi. Li chiamerei negri ma poi mi dareste del razzista. Non che la gente si faccia problemi a darmi del terrone, quando sono in borghese. Accendo sirena e lampeggianti e mi metto in coda. Non posso fare un granché. Agli americani è concesso di spingerli fuori strada ma a noi no. Tanto, in un modo o nell’altro, vanno tutti a sbattere. Non è come nei film. &lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Li affianco e gli faccio cenno di piantarla, che sono ridicoli. Il guidatore mi guarda con occhi spenti, facendo di no con la testa. Siamo a meno di un chilometro dal semaforo di Montebello. L’asfalto è ghiacciato e ci sono venti metri scarsi di visibilità. Pianura di merda. Non vedi il sole per cinque mesi, come al Polo Nord. È notte, comunque, quindi il sole non ci sarebbe lo stesso.&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Semaforo rosso. Dalla sinistra sbuca un pick up blu che frena in tempo ma la Fiesta inizia a sculettare dalla paura. &lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Vanno tutti a sbattere. &lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;A loro tocca il parcheggio davanti al ristorante giapponese. Sì, a Montebello c’è un ristorante giapponese, non scherzo. Prendono il marciapiede ai 70, si alzano in volo per un attimo per poi si schiantarsi contro una fila di bidoni della monnezza. Il guidatore esce come un missile dal davanti e rotola per una decina di metri, sputando denti e ossa come il sacco del macellaio quando si rompe. Mentre freno e accosto uno di quelli seduti dietro si arrampica fuori dal finestrino rotto, scivola sull’asfalto come un’anguilla e prende a correre via.&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Freno, accosto, acchiappo la torcia e mi metto a correre anch’io. Do’ un’occhiata al relitto: il passeggero davanti ha le gambe bloccate dal motore e urla come un matto, l’altro dietro sembra svenuto. Nel frattempo il velocista sparisce nella nebbia, saltando il fosso e inoltrandosi in un campo arato. Sento le sirene dei carabinieri avvicinarsi veloci e decido di acciuffarlo. Con sto’ freddo meglio muoversi.&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Me ne pento subito: io con le scarpe di cartone e lui con quelle da ginnastica, tutte bucate. Tra la terra scura, smossa e ghiacciata, è tutto uno scivolare, bestemmiare e ansimare. Non è che lo vedo, seguo i capitomboli e gli urletti che vengono dal bianco che ho davanti. La luce della torcia, una Maglite manganello che mi sono comprato io, sembra quella di un’astronave, nel senso che riflessa sulla nebbia si diffonde e quasi mi acceca. &lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Andiamo avanti così per due o tre minuti. Volete sapere come finiscono gli inseguimenti a piedi? Che la gente perde il fiato e deve fermarsi. E infatti sto quasi per scoppiare quando gli inciampo addosso: è seduto per terra, tremante, col fiato che gli fischia in gola che sembra stia per fare un colpo.&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Alza le mani ma si prende lo stesso uno scapaccione sulla testa e un paio di calci sul braccio. «No! No!» grida il coglione. Mica gli faccio male, è per fargli capire chi comanda. Lo schiaffo lungo disteso, gli piego le braccia dietro alla schiena e lo ammanetto.&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;«C’hai qualcosa in tasca che mi può pungere? C’hai droga o armi?»&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;«No! No!». Mi sa che non capisce un cazzo.&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;In tasca non c’ha niente.&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;«Permesso di soggiorno?»&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;«No! No!»&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Il fiatone mi fa salire un grumo di catarro aromatizzato alla Marlboro e mi tocca di sputare due volte, altrimenti soffoco. Lo tiro su per la collottola e inizio a spingerlo verso il parcheggio. Solo che non so più dov’è. Ascolto e non sento niente. Allora prendo la radio e dico in centrale di dire ai carabinieri di suonare il clacson. Iniziano due minuti dopo e finiscono quando compariamo noi, tutti sporchi e bagnati. Mi accorgo di avere freddo.&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Un passeggero è già nella macchina dei cugini (li chiamiamo così, i militari, come fossero parenti un po’ ritardati). Per l’altro ci vogliono i pompieri. Il guidatore è sveglio ma non si muove, gli hanno messo sopra una coperta. Non capisco se è dei cugini che la usano per dormire in auto o da dove cazzo è spuntata. Gli affido il mio corridore e mi accendo una cicca. Vado dal moribondo.&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;«Come stai?»&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;«Ambulanza….»&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;«Arriva l’ambulanza. È che devono venire da Voghera, ci vorranno un dieci minuti. Che vi è saltato in mente?». Gli esce un casino di sangue dalla bocca, faccio un passo indietro, in caso parlando sputi. Ma non capisce. «Perché scappati?» dico forte, facendo il gesto del volante.&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;«Permis, permis … sojorno. Ambulanza?!» Si vabbé…mi alzo e torno al mio alfone. Dentro è comodo e calduccio. Un cugino si avvicina, mi scrocca una cicca e si fa raccontare cosa è successo. Per spiegare ci vogliono due minuti. Parliamo dialetto, tanto è terrone anche lui, viene dalla provincia accanto alla mia. Ha la pelle verdognola e due occhiaie così, poveretto. Dice che è qui da due mesi. Ti ci abituerai, gli dico, anche se è una balla.&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Le sirene di pompieri e ambulanza si avvicinano da ovest. Non ho voglia di sapere se Schumacher ce la farà. Me ne vado.&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Quando arrivo a casa c’è un gran silenzio. Faccio una doccia bollente e mi metto il pigiama di flanella pesante, con la vestaglia di lana sopra. Bevo un bicchiere di whisky facendo zapping, sull’uno c’è Marzullo. Cerca che ti cerca trovo un canale con le donne nude, tolgo l’audio e le guardo per un po’. Non ho sonno eppure sono stanco. Accendo la radio. Fuori la nebbia si arrotola su se stessa, come tanti pigri serpenti. &lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;È tutto ghiacciato e i Rollin Stonns cantano di altre pianure e cavalli selvaggi.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-6151564282965671115?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/6151564282965671115/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/03/cavalli-selvaggi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/6151564282965671115'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/6151564282965671115'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/03/cavalli-selvaggi.html' title='Cavalli Selvaggi'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S5dxWejrhsI/AAAAAAAAAMw/n6n9HCfZLzU/s72-c/polizia-notte29.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-6547120160450093314</id><published>2010-03-10T02:13:00.000-08:00</published><updated>2010-03-10T02:13:01.545-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cinema: curiosità'/><title type='text'>Un post da "Cattive idee" che dovete assolutamente leggere:</title><content type='html'>&lt;a href="http://cattiveidee.blogspot.com/"&gt;http://cattiveidee.blogspot.com/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'analisi che Carlo fa del nuovo film di Avati, allargata con malinconia a tutto il moderno cinema italiano, è precisa, provocatoria ed eleoquente. La rabbia, inoltre, a differenza di quello che capita a me, viene stemperata da una sincera malinconia: il pensiero delle glorie (tra)passate lo fa soffrire veramente. Come se non bastasse il ragazzo (si fa per dire!!) ne sa molto più di me tecnicamente, quindi potete anche imparare qualche termine a memoria e tirarvela.&lt;br /&gt;Condivisibili anche i pensieri impuri sulla Capotondi. Evviva la Sissi in latex!!!!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-6547120160450093314?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/6547120160450093314/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/03/un-post-da-cattive-idee-che-dovete.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/6547120160450093314'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/6547120160450093314'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/03/un-post-da-cattive-idee-che-dovete.html' title='Un post da &quot;Cattive idee&quot; che dovete assolutamente leggere:'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-1149538972443900793</id><published>2010-03-02T08:37:00.000-08:00</published><updated>2010-03-02T13:18:21.187-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Monografie: cinema'/><title type='text'>Simon Pegg ci spiega perché bisogna rispettare la lentezza degli zombi</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Per tutti gli amici anglofoni riporto, grazie alla dritta di un amico emigrato in Germania (eh sì...ce ne sono ancora...), un interessante editoriale di Simon Pegg sugli zombi. L'attore inglese, autore dello splendido "Shaun of the Dead", discetta sulla differenza tra zombi lenti e zombi corridori con l'intelligenza che gli è consueta. Seppur ammirato dalla solidità della sua analisi non sono del tutto d'accordo. Ma lascio a lui la parola:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S409fQQrMaI/AAAAAAAAAMQ/uI7aPM1s5yU/s1600-h/shaun-of-the-dead-zombie-group.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="262" src="http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S409fQQrMaI/AAAAAAAAAMQ/uI7aPM1s5yU/s400/shaun-of-the-dead-zombie-group.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;As an avid horror fan, I found the prospect of last week's five-night TV zombie spectacular rather exciting. Admittedly, the trailer for E4's Dead Set made me somewhat uneasy. The sight of newsreader Krishnan Guru-Murthy warning the populace of an impending zombie apocalypse induced a sickening sense of indignation. Only five years previously, Edgar Wright and I had hired Krishnan to do the very same thing in our own zombie opus, Shaun of the Dead. It was a bit like seeing an ex-lover walking down the street pushing a pram. Of course, this was a knee-jerk reaction. It's not as if Edgar and I hadn't already pushed someone else's baby up the cultural high street - but that, to some extent, was the point. In Shaun of the Dead, we lifted the mythology established by George A Romero in his 1968 film Night of the Living Dead and offset it against the conventions of a romantic comedy. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Still, I had to acknowledge Dead Set's impressive credentials. The concept was clever in its simplicity: a full-scale zombie outbreak coincides with a Big Brother eviction night, leaving the Big Brother house as the last refuge for the survivors. Scripted by Charlie Brooker, a writer whose scalpel-sharp incisiveness I have long been a fan of, and featuring talented actors such as Jaime Winstone and the outstanding Kevin Eldon, the show heralded the arrival of genuine homegrown horror, scratching at the fringes of network television. My expectations were high, and I sat down to watch a show that proved smart, inventive and enjoyable, but for one key detail: ZOMBIES DON'T RUN!&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S40-EzxsfoI/AAAAAAAAAMY/E_URs6F9ubc/s1600-h/zombies_.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S40-EzxsfoI/AAAAAAAAAMY/E_URs6F9ubc/s320/zombies_.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;I know it is absurd to debate the rules of a reality that does not exist, but this genuinely irks me. You cannot kill a vampire with an MDF stake; werewolves can't fly; zombies do not run. It's a misconception, a bastardisation that diminishes a classic movie monster. The best phantasmagoria uses reality to render the inconceivable conceivable. The speedy zombie seems implausible to me, even within the fantastic realm it inhabits. A biological agent, I'll buy. Some sort of super-virus? Sure, why not. But death? Death is a disability, not a superpower. It's hard to run with a cold, let alone the most debilitating malady of them all. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;More significantly, the fast zombie is bereft of poetic subtlety. As monsters from the id, zombies win out over vampires and werewolves when it comes to the title of Most Potent Metaphorical Monster. Where their pointy-toothed cousins are all about sex and bestial savagery, the zombie trumps all by personifying our deepest fear: death. Zombies are our destiny writ large. Slow and steady in their approach, weak, clumsy, often absurd, the zombie relentlessly closes in, unstoppable, intractable. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;However (and herein lies the sublime artfulness of the slow zombie), their ineptitude actually makes them avoidable, at least for a while. If you're careful, if you keep your wits about you, you can stave them off, even outstrip them - much as we strive to outstrip death. Drink less, cut out red meat, exercise, practice safe sex; these are our shotguns, our cricket bats, our farmhouses, our shopping malls. However, none of these things fully insulates us from the creeping dread that something so witless, so elemental may yet catch us unawares - the drunk driver, the cancer sleeping in the double helix, the legless ghoul dragging itself through the darkness towards our ankles.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S40-WaraD-I/AAAAAAAAAMg/6wse0qbY87U/s1600-h/2003-january-simon-pegg.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S40-WaraD-I/AAAAAAAAAMg/6wse0qbY87U/s320/2003-january-simon-pegg.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Another thing: speed simplifies the zombie, clarifying the threat and reducing any response to an emotional reflex. It's the difference between someone shouting "Boo!" and hearing the sound of the floorboards creaking in an upstairs room: a quick thrill at the expense of a more profound sense of dread. The absence of rage or aggression in slow zombies makes them oddly sympathetic, a detail that enabled Romero to project depth on to their blankness, to create tragic anti-heroes; his were figures to be pitied, empathised with, even rooted for. The moment they appear angry or petulant, the second they emit furious velociraptor screeches (as opposed to the correct mournful moans of longing), they cease to possess any ambiguity. They are simply mean. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;So how did this break with convention come about? The process has unfolded with all the infuriating dramatic irony of an episode of Fawlty Towers. To begin at the beginning, Haitian folklore tells of voodoo shamans, or bokors, who would use digitalis, derived from the foxglove plant, to induce somnambulant trances in individuals who would subsequently appear dead. Weeks later, relatives of the supposedly deceased would witness their lost loved ones in a soporific malaise, working in the fields of wealthy landowners, and assume them to be nzambi (a west African word for "spirit of the dead"). From the combination of nzambi and somnambulist ("sleepwalker") we get the word zombie. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;The legend was appropriated by the film industry, and for 20 or 30 years a steady flow of voodoo-based cinema emerged from the Hollywood horror factory. Then a young filmmaker from Pittsburgh by the name of George A Romero changed everything. Romero's fascination with Richard Matheson's novel I Am Legend, the story of a lone survivor struggling in a world overrun by vampires, led him to fixate on an aspect of the story leapfrogged by the author: namely, the process by which humanity is subjugated by the aggressive new species. Romero adopted the Haitian zombie and combined it with notions of cannibalism, as well as the viral communicability characterised by the vampire and werewolf myths, and so created the modern zombie. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;After three films spanning three decades, and much imitation from film-makers such as Lucio Fulci and Dan O'Bannon, the credibility of the zombie was dealt a cruel blow by the king of pop. Michael Jackson's Thriller video, directed by John Landis, was entertaining but made it rather difficult for us to take zombies seriously, having witnessed them body-popping. The blushing dead went quiet for a while, until the Japanese video game company Capcom developed the game Resident Evil, which brilliantly captured the spirit of Romero's shambling antagonists (Romero even directed a trailer for the second installment). Slow and steady, the zombie commenced its stumble back into our collective subconscious. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Inspired by the game and a shared love of Romero, Edgar Wright and I decided to create our own black comedy. Meanwhile, Danny Boyle and Alex Garland were developing their own end-of-the-world fable, 28 Days Later, an excellent film misconstrued by the media as a zombie flick. Boyle and Garland never set out to make a zombie film per se. They drew instead on John Wyndham's Day of the Triffids, as well as Matheson and Romero's work, to fashion a new strain of survival horror, featuring a London beset by rabid propagators of a virus known as "rage".&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S40-s07aZSI/AAAAAAAAAMo/_o0wR5-YuBE/s1600-h/28weekslater.gif" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S40-s07aZSI/AAAAAAAAAMo/_o0wR5-YuBE/s320/28weekslater.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;The success of the movie, particularly in the US, was undoubtedly a factor in the loose remake of Romero's Dawn of the Dead in 2004. Zack Snyder's effective but pointless reboot parlayed Boyle's "infected" into the upgraded zombie 2.0, likely at the behest of some cigar-chomping, focus-group-happy movie exec desperate to satisfy the MTV generation's demand for quicker everything - quicker food, quicker downloads, quicker dead people. The zombie was ushered on to the mainstream stage, on the proviso that it sprinted up to the mic. The genre was diminished, and I think it's a shame. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Despite my purist griping, I liked Dead Set a lot. It had solid performances, imaginative direction, good gore and the kind of inventive writing and verbal playfulness we've come to expect from the always brilliant Brooker. As a satire, it took pleasing chunks out of media bumptiousness and, more significantly, the aggressive collectivism demonstrated by the lost souls who waste their Friday nights standing outside the Big Brother house, baying for the blood of those inside. Like Romero, Brooker simply nudges the metaphor to its literal conclusion, and spatters his point across our screens in blood and brains and bits of skull. If he had only eschewed the zeitgeist and embraced the docile, creeping weirdness that has served to embed the zombie so deeply in our grey matter, Dead Set might have been my favourite piece of television ever. As it was, I had to settle for it merely being bloody good.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-1149538972443900793?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/1149538972443900793/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/03/simon-pegg-ci-spiega-perche-non-va.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/1149538972443900793'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/1149538972443900793'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/03/simon-pegg-ci-spiega-perche-non-va.html' title='Simon Pegg ci spiega perché bisogna rispettare la lentezza degli zombi'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S409fQQrMaI/AAAAAAAAAMQ/uI7aPM1s5yU/s72-c/shaun-of-the-dead-zombie-group.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-5756524105862764332</id><published>2010-02-23T02:01:00.000-08:00</published><updated>2010-11-18T08:19:25.152-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Monografie: cinema'/><title type='text'>La New Wave horror ovvero: quando l'Italia decise di non fare più paura (al cinema)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S4OmzS_APgI/AAAAAAAAAL4/QyUfLVinCpI/s1600-h/large_orphanage.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S4OmzS_APgI/AAAAAAAAAL4/QyUfLVinCpI/s320/large_orphanage.jpg" width="288" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Riporto in questa sede, a una settimana di distanza, l'articolo sul cinema horror che ho scritto per Sugarpulp. Lì lo trovate impaginato meglio, qui nudo e crudo:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Il 6 gennaio 1896 i fratelli Lumières proiettarono uno dei loro corti di 45 secondi dal titolo: “L’arrivo del treno alla stazione di Ciotat”. La leggenda vuole che il pubblico, ancora scosso dalla novità del cinematografo, fuggisse dalla sala temendo di essere travolto dalla locomotiva. C’è da scommettere che, ripresisi dallo spavento, gli spettatori presenti quel giorno siano diventati affezionati cinefili. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Prima dei titoli di testa di “The Hurt Locker” di Kathryn Bigelow appare la scritta: «La guerra è una droga». Potremmo parafrasarla in «la paura è una droga» (guerra e paura sono imprescindibili). Questa è la ragione, semplice e innegabile, per cui l’horror è uno dei generi più longevi e stimolanti. Possiamo spolverare i cliché che trovano nel successo di questa narrativa la necessità di “esorcizzare le fobie quotidiane” o che gli attribuiscono una funzione catartica. La verità, più cinica e spaventosa, è che la paura è un’emozione forte e diretta: un bene prezioso all’interno di vite che spesso si riducono a un limbo di giorni tutti uguali. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Durante gli anni ’80, con l’avvento dei generi splatter e gore (due gradi crescenti di sanguinarietà), i film dell’orrore hanno iniziato a fare “schifo” (in senso buono), spesso stemperati da generose dosi di humour nero. Un esempio: l’indimenticabile “Re-Animator” (1985) di Stuart Gordon (avete mai visto un uomo strangolato da un intestino?). &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;In questo articolo vorrei illustrare un percorso e sollevare una polemica. Il percorso è quello della new wave horror iniziata una decina d’anni fa. La polemica si chiede perché l’Italia, a questa rivoluzione, ha deciso di non voler o poter partecipare. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Il primo film veramente spaventoso della nuova era è, senza dubbio, “The Blair Witch Project” (1999). Dimostrò al mondo che era possibile produrre un lungometraggio eccellente spendendo meno di 100.000 dollari. Guadagnò 249 milioni di dollari e diede vita a un prolifico sottogenere: quello degli horror in soggettiva, pseudo documentari o girati con una sola telecamera. Tra questi: “The Last Broadcast” (che in realtà precedette “Blair” di un anno), “Cloverfield”, “George Romero’s Diary of the Dead”, “REC”, “The Fourth Kind” e “Paranormal Activity”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Il 2002 fu un altro anno importante: Danny Boyle diresse, spendendo solo 9.8 milioni di dollari, “28 giorni dopo”, opera a tratti terrorizzante, tecnicamente vertiginosa (ricordiamo la passeggiata per una Londra disabitata con i Godspeed You Black Emperor a far da colonna sonora), capace di svecchiare l’intero sottogenere dedicato agli zombi. L’idea era semplice: in questo film gli attaccanti (che in realtà sono esseri umani vivi e vegeti ma infetti da un virus) corrono.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S4Onzf_A5jI/AAAAAAAAAMA/bn3M4uHTwHs/s1600-h/28_Days_Later.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S4Onzf_A5jI/AAAAAAAAAMA/bn3M4uHTwHs/s320/28_Days_Later.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Alla paura di una massa ostile, di un mondo svuotato, dei tuoi cari che all’improvviso ti vogliono mangiare, viene tolto l’unico misero conforto: almeno, un tempo, erano lenti. Tra i migliori horror della storia del cinema, “28 giorni dopo” figlia numerose imitazioni: “L’alba dei morti viventi” di Zack Snyder è una brillante fusione di Romero e Boyle; il sequel “28 settimane dopo” è quasi all’altezza dell’originale; “Dead Set” è un coraggioso tv movie inglese che vede i ragazzi del “Grande Fratello” assediati dagli zombi (e non è demenziale!). Ma non ci sono solo zombi al servizio di sua Maestà, anche navi spaziali infestate (“Event Horizion”, “Sunshine”), teenager assassini (“Eden Lake”), killer e mostri tutti da ridere (“Severance”, “The Cottage”, “Shaun of the Dead”). &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Tra la fine dei ’90 e l’inizio del millennio la Spagna alza la voce: Guillermo del Toro scrive e dirige “La spina del diavolo” (2002), Jaume Balagueró sforna “The Nameless” (1999) e “Darkness” (2002), Alejandro Amenábar ci regala “The Others” (2001). Quattro film seri, eleganti e spaventosi. Da qui in poi è tutto un fiorire di titoli, che culmina col capolavoro “The Orphanage” (2007) di Juan Antonio Bayona. Quest’ultimo è un’opera speciale: si parla di fantasmi di bambini (una costante dell’horror spagnolo) ma con grande delicatezza, evocando addirittura il “Peter Pan” di Barrie: il risultato è che la pellicola, oltre a terrorizzare, commuove. Se ne accorge tutto il mondo: Bayona apre il festival di Cannes e rischia la nomination all’Oscar.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Nel 2003 ci si mettono anche i francesi. Alexandre Aja dirige uno slasher di scioccante violenza dal titolo “Alta Tensione”. Viene subito chiamato negli USA dove sforna l’eccellente remake di “Le colline hanno gli occhi” (2006), l’ottimo “P2” (2007) e il blando “Mirrors” (2008). Lo aveva preceduto Christophe Gans nel 2001 con “Il patto dei lupi”, costosissimo monster movie in costume. I suoi compatrioti si scatenano: David Moreau e Xavier Palud confezionano “Them” (2006); “Frontière(s)” (2007) di Xavier Gens è un bagno di sangue; “Martyrs” (2008) di Pascal Laugier è anche peggio, va oltre il torture porn, sfiorando territori offensivi per lo spettatore, aggravato da pretese di misticismo (se è il concetto che conta, perché le due protagoniste, denudate e torturate, sono così carine?). L’iperviolenza diventa un trademark gallico.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S4OoK8X59JI/AAAAAAAAAMI/bQmChKHuQ-8/s1600-h/hightensionpic.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="267" src="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S4OoK8X59JI/AAAAAAAAAMI/bQmChKHuQ-8/s400/hightensionpic.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Dell’America è inutile parlare: si può dire che iniziò tutto lì nel 1999 col formidabile “Sesto Senso” di Shyamalan. Oggi quella dell’horror a stelle e strisce è un’industria in piena esplosione, divisa tra prodotti mainstream d’autore (“Drag Me to Hell”), pessimi remake (“Halloween”), ottimi remake (“L’ultima casa sulla sinistra”) e una fortissima componente&amp;nbsp; indie (“Mulberry Street”, “Borderland”) che meriterebbe un saggio a parte. Anche Canada (i tre “Ginger Snaps” sui lupi mannari, “Pontypool”) e Australia (“Wolf Creek”, “Rogue”, “Dying Breed”) si sono portati a livello mondiale. Il Sudafrica va all’Oscar col fanta-horror “District 9” (che è costato più o meno come “Barbarossa”) mentre l’Oriente: Cina, Corea e Giappone, è un discorso a parte, prolifico e alieno.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;E l’Italia? Niente. A fare horror sono rimasti solo Pupi Avati (“La casa dalle finestre che ridono”, nel 1976…), l’unico ad aver capito che la bassa padana è più gotica della Louisiana o dei deserti dell’Arizona e Dario Argento. Ma il “maestro” Argento, dopo le glorie del passato, ha toccato il fondo in maniera così eclatante (“Il cartaio”, “La terza madre”) da attirare l’aperta derisione della stampa internazionale. Parliamo di pellicole non solo prive di senso logico (e onirico) ma tecnicamente inaccettabili. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Il giovanissimo Lorenzo Bianchini nel 2001 ha fatto un horror in dialetto trentino: “Radice quadrata di tre”, pieno di buona volontà (anche se troppo lungo). La cosa non ha avuto un seguito. Alex Infascelli con “H2Odio” (2006) ha cercato la via dell’eleganza bucolica, alla “Picnic a Hanging Rock”, ma il ritmo lentissimo e la trama semplicistica hanno reso il film soporifero. Stefano Bessoni è andato in Spagna (guarda caso..) per lo sconclusionato “Imago Mortis” (2009). “Smile” (2009), di Francesco Gasperoni (girato in America…) è una trita rivisitazione del tema serial killer, reminiscente dei vari “Saw”. Quattro horror girati Italia (di Iannone, Manetti Bros., Genovese e Zampaglione) sono attualmente senza distribuzione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Non è un problema di soldi e non è un problema di “indole solare e mediterranea” (ce l’avrebbero anche gli spagnoli). Ma allora perché siamo tagliati fuori? Tre semplici ragioni: 1) Ce la tiriamo: Infascelli crede di essere Fincher, Argento cita Hitchcock (ma per piacere..), i Manetti fanno il verso a Peter Jackson. I risultati sono catastrofici: parodiamo senza averne l’intenzione, cerchiamo la metafora prima della trama (perché tutto, da noi, dev’essere “ARTE”), ce ne freghiamo se gli attori sono dei cani. 2) I produttori sono imbalsamati: se un film non ne ricorda altri tre che hanno avuto successo non lo vogliono. Il serpente, così, si mangerà la coda per sempre. 3) Non siamo più capaci. Per fare le cose bene ci vuole abitudine. Provate a tirare fuori la chitarra dall’armadio dopo vent’anni che non la usate e vedete un po’ se vi riesce un assolo. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Con la testa alta (per vanità) e le braghe calate siamo diventati la più remota provincia dell’impero. L’unica cosa di cui ci resta da aver paura è un sistema culturale, che abbiamo partorito e nutrito, incapace di contemplare l’evoluzione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-5756524105862764332?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/5756524105862764332/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/02/la-new-wave-horror-ovvero-quando.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/5756524105862764332'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/5756524105862764332'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/02/la-new-wave-horror-ovvero-quando.html' title='La New Wave horror ovvero: quando l&apos;Italia decise di non fare più paura (al cinema)'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S4OmzS_APgI/AAAAAAAAAL4/QyUfLVinCpI/s72-c/large_orphanage.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-8247813827436920985</id><published>2010-02-14T10:38:00.000-08:00</published><updated>2010-02-14T10:44:59.089-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Monografie: cinema'/><title type='text'>I film più belli di sempre (secondo me): capitolo 1, i primi 5 generi.</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S3hCxL2MU6I/AAAAAAAAALw/nW5CpL3IP-M/s1600-h/Cinema.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S3hCxL2MU6I/AAAAAAAAALw/nW5CpL3IP-M/s320/Cinema.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Premetto: questa non è la lista dei film più belli della storia del cinema (secondo me) ma di quelli che personalmente amo di più, per questioni personali ed emotive (quindi meriti tecnici e culturali non c'entrano niente). Li dividerò per generi e sarei molto felice se pubblicaste qualche post facendo altrettanto!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;AZIONE/THRILLER/POLIZIESCO&lt;/b&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- "Heat - La sfida". Chi mi conosce sa quanto lo adoro: non solo è il film più bello di Michael Mann, è anche il poliziesco urbano di più ampio respiro mai girato. Il dialogo tra De Niro e Pacino non sarà granché, ma la coralità, le luci notturne di una Los Angeles esplorata dal centro ai sobborghi, la furia della sparatoria centrale, la colonna sonora all'avanguardia, lo rendono una pietra miliare del genere. Imperdibile.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- "SE7EN". Cupo, cupissimo, viscerale, mai visto prima di allora: meglio de "Il silenzio degli innocenti" e padre di infinite imitazioni. Inaugura quello che io chiamo "fleshpunk", la riscoperta della carne e del corpo dopo la plastificazione degli '80. Lo dimostra la end titles track: "The Heart Filthy Lesson" di Bowie, dall'album "Outside n.1", un'opera che s'interroga sui legami tra arte e violenza (e non dimentichiamo i Nine Inch Nails sui titoli di testa).&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- "Die Hard 3". Lo prendo a rappresentanza di tutti i grandi, oggi estinti, action movies: ritmo travolgente, personaggi azzeccati, tanta ironia. Bruce Willis rules!!!!!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- "Il braccio violento della legge". Il primo a essere sporco, violento e realistico. Senza di lui il genere sarebbe rimasto fermo al bianco nero (del quale dobbiamo ricordare capolavori come "Giungla d'asfalto"). Da vedere in lingua originale per godere dello slang e delle parolacce epurate dal doppiaggio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;FANTASY/FANTASCIENZA&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- "Blade Runner". Lo vidi nell'83, troppo presto. Tornai a casa confuso e spaventato. Ventisette anni (e più di trenta visioni)&amp;nbsp; dopo lo considero il mio film preferito. Se l'avete visto non c'è bisogno di spiegare perché, se non lo avete visto sapete cosa fare stasera.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- "L'Impero colpisce ancora". Il migliore dei primi tre "Guerre Stellari" (gli altri, per quanto mi riguarda, non esistono). Fantasia sfrenata, finale drammatico mozzafiato e la battuta più spaccona di sempre. Leila: "ti amo" Han Solo: "Lo so". E poi dicono che personaggi e dialoghi non contano in film come questi. Ma per piacere....&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- "La compagnia dell'Anello". Abbiamo aspettato tanto e Peter Jackson ci ha regalato un primo capitolo perfetto (a differenza degli altri due). &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- "Labyrinth". Muppet disegnati dal maestro Brian Froud per una favola formativa ricchissima di trovate visive, dolce e senza tempo. Per me è l'infanzia e tutti i suoi sogni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- "Aliens - scontro finale". Cameron è un genio e batte ai punti l'originale di Ridley Scott. Terrificante, dettagliatissimo, adrenalinico.&amp;nbsp; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- "Legend". Da vedere nella versione rimontata e allungata uscita negli USA: magico!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;AVVENTURA&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- "I predatori dell'arca perduta". Cosa sarebbe il mondo senza Indiana Jones? Uno dei massimi capolavori dell'intrattenimento intelligente.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- "L'ultimo dei Mohicani". Ancora quel diavolo di Michael Mann: le foreste non sono mai più state così fitte e verdi, il romanticismo così palpitante, Madeleine Stowe così bella...&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;WESTERN&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- "Gli spietati". Il gran finale di un genere le cui regole vengono rovesciate dal genio crepuscolare di Clint Eastwood. Uno dei film più belli della storia del cinema (anche non secondo me).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- "Open Range". Kevin Costner fa lo sgambetto a Eastwood e rimette in piedi la baracca appena smontata, condensando i classici in un film elegante e perfetto. Robert Duvall ritrova la perfezione già sfoggiata nel televisivo "La colomba solitaria" (forse il migliore western di sempre).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- Tutto John Ford (ma c'era bisgona di dirlo?) e "Il fiume rosso" di Hawks.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;HORROR&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- "28 giorni dopo". Dite quello che volete sul genio di George A. Romero ma è Danny Boyle che ha sfornato il film di zombi (vabbé sono uomini infettati da un virus, ma è alla fine è la stessa cosa...) definitivo. L'inizio, con Londra vuota e la musica dei Godspeed You Black Emperor, è da antologia.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- "L'esorcista". Dio che paura.....&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- "Gli invasati". Robert Wise mette i brividi usando quasi solo suoni. Raffinatissimo e poco conosciuto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- "The Orphanage" e "La spina del diavolo". Gli ispanici sono diventati maestri dell'horror e chi li ferma più?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt; GUERRA&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- "Black Hawk Down". Sir Ridley ci mostra la guerra moderna con una perizia tecnica da Oscar (ma non glielo danno).&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- "Band of Brothers". Ok: non è un film, ma semplicemente è la cosa migliore sulla Seconda Guerra Mondiale che mai vedrete.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- "Apocalypse Now". Per le guerre che abbiamo dentro. Un incubo bollente. Tra i film più coraggiosi di sempre.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- "Come and See". Film russo che fa sembrare "Stalingrad" una commedia Disney. Quasi alla pari con "Apocalypse Now".&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-8247813827436920985?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/8247813827436920985/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/02/i-film-piu-belli-di-sempre-secondo-me.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/8247813827436920985'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/8247813827436920985'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/02/i-film-piu-belli-di-sempre-secondo-me.html' title='I film più belli di sempre (secondo me): capitolo 1, i primi 5 generi.'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S3hCxL2MU6I/AAAAAAAAALw/nW5CpL3IP-M/s72-c/Cinema.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-7364940183108831984</id><published>2010-01-26T09:04:00.001-08:00</published><updated>2010-01-26T09:08:12.086-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Monografie: cinema'/><title type='text'>L'Italia e il cinema che non c'è. Ovvero: ma chi vogliamo prendere in giro?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S18fS_0Vc5I/AAAAAAAAALo/dcR6ad7OizI/s1600-h/i-vitelloni-1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="281" src="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S18fS_0Vc5I/AAAAAAAAALo/dcR6ad7OizI/s400/i-vitelloni-1.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="Content-Type"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Word.Document" name="ProgId"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Generator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Originator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;link href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CADAMOD%7E1%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml" rel="File-List"&gt;&lt;/link&gt;&lt;style&gt;&lt;!-- /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal	{mso-style-parent:"";	margin:0cm;	margin-bottom:.0001pt;	mso-pagination:widow-orphan;	font-size:12.0pt;	font-family:"Times New Roman";	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";}@page Section1	{size:612.0pt 792.0pt;	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;	mso-header-margin:36.0pt;	mso-footer-margin:36.0pt;	mso-paper-source:0;}div.Section1	{page:Section1;}--&gt; &lt;/style&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;"Baarìa" trombato (scusate la volgarità) ai Golden Globe e agli Oscar, perché gli americani, nelle nostre sciarade politico-regionaliste, non ci cascano più. A Berlino, dove dovrebbero essere di bocca buona, su 26 film in concorso nessuno batterà bandiera tricolore. In compenso ci hanno messo nella sezione "Culinary Cinema" (sembra o no una presa in giro?). A quanto pare non ci cascano più neanche i tedeschi. E i francesi. E gli inglesi. Etc. etc. etc.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; Italia ignorata a livello internazionale, dove il nostro cinema piace poco e non fa notizia, superato in coraggio e spesso in qualità da nazioni artisticamente ben più giovani della nostra.&lt;br /&gt;Gli sciovinisti, quelli che ancora credono in istituzioni polverose come il David di Donatello o i Nastri d’Argento (misconosciute all’estero), fanno spallucce. La verità, però, inquieta. Com’è possibile che, dopo i decenni d’oro dei Fellini, De Sica, Visconti e Monicelli, il Bel Paese abbia perso l’uso di un linguaggio così universale?&lt;br /&gt;Purtroppo paghiamo ancora l’impatto devastante del trentennio ‘70 – ‘90, nel quale l’abisso tra l’asse composto da poliziottesco e commedia erotico demenziale e la trincea del cinema d’essai si fece insondabile: come se le esigenze del popolo e quelle dei cinefili, da sempre coniugate e coniugabili, fossero diventate all’improvviso aliene. La reiterazione di tematiche vitali per la nostra storia, trattate con spirito introverso quando non schiettamente regionalista, è diventata prima un’ossessione, poi una forma di feroce elitarismo che ha annichilito i cosiddetti “generi” (azione, horror, fantascienza, fantasy, etc.) fino a farli sparire assieme alle loro preziose maestranze. È sopravvissuta solo la commedia, nella quale ci crediamo a torto maestri, anch’essa divisa in fazioni localizzate linguisticamente (toscana contro campania, trionfo dell’alleanza Milano-Roma).&lt;br /&gt;Il nostro dramma poggia su quattro cardini: mafia, storia, famiglia e ’68, spesso fusi tra loro e innaffiati da una caparbia dose di politica. Capitano titoli eccellenti, come “Le conseguenze dell’amore” o “Tutta la vita davanti”, ma sono eccezioni in un mondo di regole. Non siamo capaci di mettere d’accordo il professore con l’operaio, il nord con il sud, le viscere col cervello: come pretendiamo il rispetto di paesi capaci di lavorare sulle sinergie? Gli ultimi quattro film italiani che hanno vinto un Oscar ("Amarcord", "Nuovo Cinema Paradiso", "Mediterraneo", "La vita è bella") erano ambientati nel passato. Come un bimbo che ricordi con gioia eccessiva i complimenti di ieri abbiamo deciso di continuare a giocare, finché è arrivata la noia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-7364940183108831984?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/7364940183108831984/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/01/litalia-e-il-cinema-che-non-ce-ovvero.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/7364940183108831984'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/7364940183108831984'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/01/litalia-e-il-cinema-che-non-ce-ovvero.html' title='L&apos;Italia e il cinema che non c&apos;è. Ovvero: ma chi vogliamo prendere in giro?'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S18fS_0Vc5I/AAAAAAAAALo/dcR6ad7OizI/s72-c/i-vitelloni-1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-1670281443608840911</id><published>2010-01-26T08:54:00.000-08:00</published><updated>2010-01-26T08:54:49.887-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Incontri'/><title type='text'>Anno nuovo nuovi incontri</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S18eDZzNSPI/AAAAAAAAALg/j-ApSbv55Tg/s1600-h/Dagradi.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S18eDZzNSPI/AAAAAAAAALg/j-ApSbv55Tg/s200/Dagradi.jpg" width="135" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Il 2010 parte bene per "La felicità dei cani", sono già in programma tre presentazioni:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;- Sabato 6 febbraio sarò a Suzzara al NebbiaGialla Noir Festival. La presentazione si terrà alle 19 a Villa Collini e ci saranno anche Paolo Grugni e Simone Sarasso.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;- Venerdì 19 febbraio ci spostiamo ad Arona, sul Lago Maggiore, alle ore 18. Vi terrò informati sul dove: l'iniziativa è promossa da Mursia e legata al tour delle loro nuove, meravigliose librerie itineranti.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;- Venerdì 5 marzo io e "La felicità deicani" saremo a Legnago alle 17.30, vicino al Teatro Salieri. Sarò più specifico appena avrò i particolari, ad ospitarmi l'autrice di "Lei dormiva accanto a lui", Mirella Zanon. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;ringrazio tutti coloro che mi hanno invitato.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-1670281443608840911?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/1670281443608840911/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/01/anno-nuovo-nuovi-incontri.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/1670281443608840911'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/1670281443608840911'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/01/anno-nuovo-nuovi-incontri.html' title='Anno nuovo nuovi incontri'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S18eDZzNSPI/AAAAAAAAALg/j-ApSbv55Tg/s72-c/Dagradi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-2687143341305671637</id><published>2010-01-20T02:15:00.000-08:00</published><updated>2010-01-20T02:16:31.813-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cinema: curiosità'/><title type='text'>Laser Cats 5</title><content type='html'>E' raro che una parodia mi faccia ridere ma devo ammettere che questa è fenomenale: tutti i film di James Cameron condensati in quattro minuti di pura follia. Gustatevelo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="295" width="480"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/wpNv6qto6So&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/wpNv6qto6So&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="295"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-2687143341305671637?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/2687143341305671637/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/01/laser-cats-5.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/2687143341305671637'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/2687143341305671637'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/01/laser-cats-5.html' title='Laser Cats 5'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-7100846397173912541</id><published>2010-01-09T11:07:00.000-08:00</published><updated>2010-01-09T11:07:30.679-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rassegna stampa: &quot;La felicità dei cani&quot;'/><title type='text'>Recensione della "Felicità dei cani" su Sugarplup</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Il mitico Matteo Righetto ha scritto dei miei cani su Sugarpulp! Grazie, grazie, grazie. Barbabietole forever!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S0jT06Nd0aI/AAAAAAAAALY/EBcytInprYU/s1600-h/Dagradi.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S0jT06Nd0aI/AAAAAAAAALY/EBcytInprYU/s320/Dagradi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Nessun dubbio. Il romanzo &lt;a href="http://www.webster.it/libri-felicita_cani_dagradi_adamo_mursia-9788842540878.htm?a=312017" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.webster.it');"&gt;“La felicità dei cani”&lt;/a&gt; dell’esordiente Adamo Dagradi (giornalista e critico cinematografico veronese), è davvero &lt;strong&gt;un ottimo noir&lt;/strong&gt;. E quando&amp;nbsp;&amp;nbsp; ci si imbatte in opere prime così avvincenti, appassionanti e soprattutto così ben sviluppate, come sapete, amiamo segnalarvele al più presto.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Scritto con un linguaggio che non ama compromessi, secco, diretto e molto incisivo,&lt;/strong&gt; “La felicità dei cani” è una feroce storia investigativa che coinvolge gli ispettori del XX distretto di una città portuale, veri antieroi, uomini con i loro drammi e le loro debolezze, i loro vizi e le loro virtù. E’ inverno, le giornate sono corte e buie, il mare gelido. Pochi giorni prima del 31 dicembre, in un cimitero situato in una periferia grigia e crepuscolare, vengono ritrovati i cadaveri di tre ragazze, prima malmenate e poi barbaramente sgozzate. &lt;span id="more-3394"&gt;&lt;/span&gt;Le investigazioni sul triplice omicidio, guidate dal commissario Orlandi, sembrano portare ad un serial killer, ma le cose non sono così semplici come appaiono, e così il bravissimo Dagradi, con echi di scritture che riportano direttamente alle leonardiane investigazioni di Frank Delsa (ma con toni più decadenti e tinte più cupe), ci conduce in una storia vorticosa, che si sviluppa nell’arco di tre giorni e che finisce per coinvolgere anche alcuni insospettabili. L’autore ci fa smarrire sempre più in un intricato labirinto dove dominano azione, dialoghi puntuali e taglienti, ritmo e velocità, in un cocktail narrativo che ci sorprende ad ogni pagina svelandoci intrighi e vicende sottotraccia di realtà sociali oscure e sotterranee, nelle quali imperversano i lati neri di una società sempre più corrotta, violenta e bestiale.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tra efferatezze, cani randagi che scorrazzano per le strade desolate, malavita organizzata, occultismo, locali erotici e riviste anni ‘70, &lt;/strong&gt;la vorticosa ricerca dell’assassino si muove freneticamente per mano dei vari sbirri che prendono parte alle indagini, ognuno coi propri spettri e la propria vita sofferta. Tra questi, la figura che si staglia su tutte è sicuramente quella della bella e coraggiosa Jelena Della Rebbia, ispettore di polizia originaria dell’ex Yugoslavia, che si ciba di kebab e non ci pensa due volte prima di sparare con la sua Glock. La bella poliziotta però, affascinante e misteriosa, violenta e indifesa proprio come gli occhi dei cani costretti ad azzannarsi nelle lotte clandestine a cui lei partecipa come scommettitrice e vittima, è finita in una brutta storia di taglieggiamenti e scommesse illegali, oltre ad essere perseguitata da un passato violento e sommersa dal peso di numerosi debiti.&lt;/span&gt;   &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;I cani, si diceva, quelle stesse bestie che, tenute a catena e costrette a battersi fino alla morte nei combattimenti clandestini, osservano gli uomini assiepati attorno a loro con occhi aggressivi, ma in realtà terribilmente indifesi e terrorizzati, metafora di una società abietta. Un romanzo corale che procede magistralmente raccontando i fatti attraverso i punti di vista dei vari personaggi, perfettamente calibrati fra loro in uno spettro di caratterialità fortemente contrastanti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;Un romanzo molto cinematografico, in cui le modalità testuali prevalenti sono sicuramente il dialogo e l’azione. &lt;/strong&gt;Proprio come piace alla barbabietola più tossica del nordest. Perciò, caro Adamo: benvenuto in Sugarpulp!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Matteo Righetto &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-7100846397173912541?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/7100846397173912541/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/01/recensione-della-felicita-dei-cani-su.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/7100846397173912541'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/7100846397173912541'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/01/recensione-della-felicita-dei-cani-su.html' title='Recensione della &quot;Felicità dei cani&quot; su Sugarplup'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S0jT06Nd0aI/AAAAAAAAALY/EBcytInprYU/s72-c/Dagradi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-7919519445413244254</id><published>2010-01-09T11:03:00.000-08:00</published><updated>2010-01-09T11:04:29.529-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rassegna stampa: &quot;La felicità dei cani&quot;'/><title type='text'>Recensione della "Felicità dei cani" sul Blog Cattive Idee</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S0jSqV1SBMI/AAAAAAAAALQ/3PtZN9vgL8A/s1600-h/Dagradi.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S0jSqV1SBMI/AAAAAAAAALQ/3PtZN9vgL8A/s320/Dagradi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Un grazie enorme a Carlo per questa meravigliosa recensione:&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;Come riconoscete un bel romanzo? Semplice: quando finite di leggerlo vi chiedete cosa stanno facendo ora i protagonisti. Ne vorreste leggere ancora. Vi dico la verità: non mi è capitato molte volte. In genere quando finisco un libro mi chiedo sempre cosa potrei fare di meglio. Eh, deformazione professionale si potrebbe anche dire. Ma le parole giuste sarebbero tremenda presunzione, diamo pane al pane. Il pacco è che raramente mi lascio trasportare dalle atmosfere di una lettura: prendo e inizio ad analizzare struttura e stile, smonto tutto come un chirurgo e alla fine mi perdo il piacere della lettura.&lt;/i&gt;&lt;i&gt; Mi è partito subito questo meccanismo perverso anche con “La felicità dei cani” opera prima del Veronese Adamo Dagradi. Però, circa verso pagina 50, la scrittura di Dagradi ha fatto il miracolo: la mia macchina analizzatrice (un oggetto bio-meccanico uscito da un film di cronenberg) si è spenta, si è spento il mio io cosciente e sono entrato dentro al libro, proprio dentro con tutte le braghe. E ho provato quella bella e calda sensazione che provavo da ragazzo quando piegavo la testa sulle pagine di quelli che sarebbero diventati i miei inconsapevoli maestri e me ne andavo via, in un altro posto.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;Bè, ma ora è meglio che la smetta di parlare di me e mi vesta col vestito della festa introducendo il mio ospite e cercando di non fare più rime interne come in questa frase, che mi dicono che sono proprio brutte da leggere.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;div align="CENTER" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;Genova, dicevo, è un’idea come un’altra&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;  &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;“La felicità dei cani” è un poliziesco ambientato in un’uggiosa città del nord Italia. Una città schiacciata tra il mare e le montagne che cerca di fuggire faticosamente dall’assedio del primo senza riuscire a trovare una vera salvezza sulle seconde. Una città ponte, di confine, multietnica.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Potrebbe essere Trieste o Genova, ma non è importante conoscerne il nome per capire che ci troviamo davanti ad un luogo letterario che compendia le caratteristiche della moderna metropoli italiana: buia, indifferente, enorme, labirintica, soffocata d’asfalto come nella migliore tradizione del poliziesco americano eppure allo stesso tempo carica del fascino di una storia millenaria.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Certo, la tentazione Genovese è forte, tanto più che a volte, nel romanzo, pare proprio di scorgerne alcuni inconfondibili lineamenti, ad esempio negli anfrattuosi dedali del quartiere di Corte, che sembrano proprio i tipici carrugi del capoluogo Ligure.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Già a poche pagine di immersione nel romanzo, però, ci accorgiamo che la città di Dagradi è un luogo dell’anima, una sorta di correlativo oggettivo delle vite dei protagonisti, in bilico fra ombra e luce, mai completamente buoni o cattivi, semplicemente uomini. O cani.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;  &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="CENTER" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;Ma che paura che ci fa quel mare scuro  che si muove anche di notte e non sta fermo proprio mai&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="CENTER" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;  &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Azzecchi un personaggio e hai scritto un bel romanzo. Azzeccali tutti e hai scritto un’opera che sopravvivrà al tempo. E’ quello che ha fatto Dagradi coi poliziotti del XX Distretto e i loro colleghi, coi papponi e le puttane, coi delinquentelli e gli studenti e con tutti gli altri comprimari del romanzo. &lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ora, la parola comprimario mi suona un po’ male in quest’ambito. Difatti, la peculiarità de “La felicità dei cani”, quella forza strana che ha spento persino la mia macchina d’analisi critica, sta tutta nell’amore di Dagradi per ogni suo singolo personaggio: non importa se appaia per poco, se sia un animale o uno dei protagonisti della vicenda.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Pensando a questa recensione ho cercato un parallelo letterario calzante per la capacità di Dagradi di penetrare nelle vite dei potenti e degli umili con il medesimo vigore e rispetto ma l’unica associazione che mi sembra veramente calzante è quella con la pittura di Caravaggio: come il grande pittore riesce ad estrarre dalle tenebre le sue figure, così Dagradi estrae dalle tenebre della moderna indifferenza volti e storie, illuminandoli e rendendoli protagonisti.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Per questo, non aspettatevi un detective solitario come Marlowe in “La felicità dei cani”, né un eroe d’azione che riempia tutta la scena. Seppure la narrazione sembri avere una predilezione per la poliziotta Jelena della Rebbia, meticcia come lo sono la città in cui si muove e la sua coscienza, ben presto ci accorgiamo che, proprio come in Moby Dick, il focus su un personaggio principale nelle prime pagine è utile per farci salire sulla popolata nave del romanzo senza esserne frastornati.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;E visto che abbiamo citato il capolavoro di Melville, restiamo in tema: se la caccia all’enorme capodoglio bianco era il motore delle avventure dell'equipaggio del Pequod, la ciurma di Dagradi è alla caccia di qualcosa di altrettanto grande e sommerso. L’indagine che si sviluppa nel romanzo, infatti, porterà gli uomini e le donne del XX distretto a scavare nel profondo della loro città alla ricerca di una verità sfuggente e inafferrabile proprio come un gigantesco e simbolico cetaceo, guidati da un capitano, il commissario Orlando, che, pur agli antipodi del melvilliano Achab per stazza e temperamento, è come lui alla precisa ricerca di un riscatto personale.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;  &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="CENTER" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;Foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="CENTER" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;  &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Lo stile che Dagradi impiega nel “La felicità dei cani” è animato da inquadrature rapide e incisive. Nulla sta nell’obiettivo più di quanto ci aspettiamo ma, pur nella narrazione incalzante, Dagradi ha il tempo di soffermarsi sugli ambienti, i tristi interni polverosi e i freddi esterni grigi che agognano un po’ di calore, preparando di volta in volta gli spazi per i suoi movimenti di macchina. Non sto usando a caso metafore cinematografiche, perché la sensazione di velocità e immediatezza del testo, unita alla pulizia delle descrizioni delle indagini, ben si presta a una possibile trasposizione cinematografica. Alcuni passaggi narrativi, oltre che lo studio dei personaggi e la dimensione corale, mi hanno ricordato le scelte stilistiche degli sceneggiatori de “La squadra”, l’ottimo sceneggiato poliziesco di Raitre, una delle ultime cose buone che ha prodotto la nostra tv nazionale.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Il paragone col mezzo visivo, d’altronde, non rende completamente giustizia al testo e alla prosa del Nostro. Sembra una puntigliosità banale ma in un romanzo, ciò che apprezzo maggiormente è proprio la dimensione &lt;i&gt;necessariamente&lt;/i&gt; letteraria, indissolubilmente legata alla parola scritta e intraducibile con qualsiasi altro mezzo. In questo senso, in Dagradi stupisce la tensione verso un lirismo sofferto e onnipresente che, mentre la storia si evolve e i personaggi si delineano, diventa quasi necessario alla tematica principale del romanzo, adombrata nel titolo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Nello stile di Dagradi, Il post-romanticismo dei polizieschi americani, fatto di metafore crude e parole di registro popolare, si sposa con la venerabile tradizione della prosa italiana e questo connubio ben equilibrato ci regala, nella bellissima scena conclusiva, alcune delle pagine più sentite e cariche di maestria che mi sia capitato di leggere recentemente.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;  &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="CENTER" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;E circospetti ci muoviamo, un po’ randagi ci sentiamo noi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="CENTER" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;  &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;“La felicità dei cani” è un romanzo corale, popolato da personaggi vivi e credibili, percorso da quella sensazione di spleen post-moderno che permea sottilmente le vite di chi abita nelle grandi città d'asfalto e nebbia, schiacciati dall'impotenza, dal cinismo e dall'impressione che le cose siano destinate comunque a peggiorare. In questo panorama, la ricerca personale della felicità diventa quasi una &lt;i&gt;queste&lt;/i&gt; epica che richiede duro lavoro e grandi sacrifici. E cosa sono gli investigatori, siano essi tutori dell'ordine o “occhi privati”,&amp;nbsp; se non&amp;nbsp; il corrispettivo moderno dei cavalieri dei poemi cavallereschi? Con molte macchie, è vero e altrettante paure. Soli forse, spaventati, cani randagi che per un po' di calore sarebbero disposti persino a farsi mettere guinzaglio e catena.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Per concludere, è chiaro che la metafora che anima il romanzo di Dagradi ci riguarda tutti, noi che viviamo in questa terra desolata, assediati dal mare scuro dei sensi di colpa, dei rimorsi e delle vigliaccherie, perennemente alla ricerca di una salvezza o di una redenzione, obiettivi che sembrano sempre più distanti come cime di montagne impietose. Per questo consiglio il libro non solo agli appassionati del genere poliziesco ma anche agli amanti della buona letteratura &lt;/span&gt;&lt;i style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;tout court &lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; font-style: normal;"&gt;e, soprattutto, a chi cerca una lucida e precisa visione del vivere contemporaneo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; font-style: normal;"&gt;Carlo Vanin &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-7919519445413244254?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/7919519445413244254/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/01/recensione-della-felicita-dei-cani-sul.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/7919519445413244254'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/7919519445413244254'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2010/01/recensione-della-felicita-dei-cani-sul.html' title='Recensione della &quot;Felicità dei cani&quot; sul Blog Cattive Idee'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/S0jSqV1SBMI/AAAAAAAAALQ/3PtZN9vgL8A/s72-c/Dagradi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-1364078448079215333</id><published>2009-12-29T03:50:00.000-08:00</published><updated>2010-01-01T06:34:11.402-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Monografie: cinema'/><title type='text'>Cinema: la Top 10 2009, secondo me!</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SznsyeJLL1I/AAAAAAAAALA/2BjchkJRXbs/s1600-h/TeasingBigelow_5678.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SznsyeJLL1I/AAAAAAAAALA/2BjchkJRXbs/s200/TeasingBigelow_5678.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Un altro anno di cinema è finito: tempo di classifiche. Visto che tutti i siti e i critici del mondo si stanno sbizzarrendo già da settimane ho deciso di mettermici anch'io. Ecco i miei consigli:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;1) &lt;b&gt;Nemico Pubblico&lt;/b&gt;. Il film ha degli evidenti difetti di sceneggiatura ma nessuno ha più l'ambizione di fare grande cinema: un applauso al coraggio di Michael Mann, sempre vigoroso, tecnicamente all'altezza e forse meglio dei maestri del passato.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;2) &lt;b&gt;The Hurt Locker&lt;/b&gt;. Venti minuti in meno e qualche dialogo in più non avrebbero fatto male a questo feroce ritorno di Kathryn Bigelow. L'abbiamo amata fin dai tempi de "Il buio si avvicina" e "Strange Days": una regista con le palle. Lo dimostra concertando un film d'azione tesissimo e mai scontato. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;3) &lt;b&gt;500 giorni insieme&lt;/b&gt;. Una commedia deliziosa dal retrogusto amarognolo sui casi dell'amore, con una colonna sonora superba e due protagonisti perfettamente accordati. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;4) &lt;b&gt;Io vi salverò&lt;/b&gt; &lt;b&gt;(Taken)&lt;/b&gt;. Liam Nesson va a Parigi in cerca della figlia rapita e, strada facendo, ammazza tutti senza battere ciglio. L'azione come non la vedevamo dagli '80: incessante, ironica, ignorante, politicamente scorretta. Imperdibile. Da vedere in assenza di morosa/moglie.&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;5) &lt;b&gt;Il cattivo tenente: ultima chiamata New Orleans&lt;/b&gt;. Herzog + Cage: poliziesco delirante e sottovalutato, completamente diverso e migliore rispetto all'originale di Ferrara (diventato un cult solo grazie alla firma dello snobissimo newyorchese). "Sparagli un'altra volta, la sua anima è ancora viva", dice il tenente, drogatissimo, guardando un cadavere al fianco del quale un ballerino di breakdance (con gli stessi vestiti del morto) fa le piroette. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;6) &lt;b&gt;Duplicity&lt;/b&gt;. Comico, drammatico, raffinato. Julia Roberts e Cliwe Owen sono belli e bravi e si respira aria di una Hollywood che non c'è più. Demodé ma perfetto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;7) &lt;b&gt;Inglourious Basterds&lt;/b&gt;. Tarantino se la tira sempre di più ma bisogna ammettere che questo gli è venuto bene: da vedere in lingua originale, altrimente perde tutto il senso (soprattutto le gag verso il finale). Il cinema cambia la storia al cinema. Ammettiamolo, quando vuole è geniale. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;8) &lt;b&gt;Segnali dal futuro&lt;/b&gt;. Questo è piaciuto solo a me ... chiamatemi nostalgico ma ha tutti i pregi che Spielberg e Shyamalan si sono persi per strada. E' misterioso, ha ritmo e gli effetti speciali, per una volta, sono al servizio della trama. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;9) &lt;b&gt;Pandorum&lt;/b&gt;. Un pasticcio! Ma con un'idea alla base che vorrei tanto aver avuto io. Fantascienza + horror. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;10) &lt;b&gt;Adventureland&lt;/b&gt;. Uno "Stand by Me" per il nuovo millennio (forse esagero un po'..). Dolcissimo, divertente, con un filo di malinconia per l'adolescenza perduta. Kristen Stewart,&amp;nbsp; se lontana dai vampiri di "Twilight", è magnetica.&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;Menzioni speciali&lt;/b&gt;: Nel paese delle creature selvagge, Paranormal Activity, Surveillance, Moon, Fanboys, Zombieland, Land of the Lost, Julie &amp;amp;&amp;nbsp; Julia, An Education, Watchmen. &amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;State alla larga da&lt;/b&gt;: Transformers 2, The Imaginarium of Doctor Parnassus, G.I. Joe, Terminator Salvation, The International.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-1364078448079215333?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/1364078448079215333/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/cinema-la-top-10-2009-secondo-me.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/1364078448079215333'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/1364078448079215333'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/cinema-la-top-10-2009-secondo-me.html' title='Cinema: la Top 10 2009, secondo me!'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SznsyeJLL1I/AAAAAAAAALA/2BjchkJRXbs/s72-c/TeasingBigelow_5678.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-5002205440309113223</id><published>2009-12-26T02:27:00.000-08:00</published><updated>2009-12-26T02:29:11.808-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Monografie: cinema'/><title type='text'>Un requiem per il cinema d'azione</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Riporto sul blog, a due settimane di distanza, il mio primo articolo per &lt;a href="http://www.sugarpulp.it/"&gt;http://www.sugarpulp.it/&lt;/a&gt; . Ha raccolto qualche consenso, spero che piaccia anche a voi:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="Content-Type"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Word.Document" name="ProgId"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Generator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Originator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;link href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CADAMOD%7E1%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml" rel="File-List" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;/link&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; font-size: small;"&gt;&lt;o:smarttagtype name="PersonName" namespaceuri="urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags"&gt;&lt;/o:smarttagtype&gt;&lt;/span&gt;&lt;style&gt;&lt;!-- /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal	{mso-style-parent:"";	margin:0cm;	margin-bottom:.0001pt;	mso-pagination:widow-orphan;	font-size:12.0pt;	font-family:"Times New Roman";	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";}@page Section1	{size:595.3pt 841.9pt;	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;	mso-header-margin:35.4pt;	mso-footer-margin:35.4pt;	mso-paper-source:0;}div.Section1	{page:Section1;}--&gt;&lt;/style&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SzXkYMvNR8I/AAAAAAAAAKw/3KEydFXyxTA/s1600-h/live_free_or_die_hard.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SzXkYMvNR8I/AAAAAAAAAKw/3KEydFXyxTA/s320/live_free_or_die_hard.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; &lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;C’era una volta, in un’epoca altrettanto volgare ma più ingenua della nostra, una cosa chiamata cinema d’azione. Le donne lo odiavano e gli uomini lo usavano come scusa per aggregarsi, dire scemenze, fumare come turchi e mangiare schifezze. Aveva origini nobili che affondavano nel western, nei film di cappa e spada e nei polizieschi americani. Raggiunse il suo apice durante gli anni ottanta, che è sciocco rimpiangere, perché c’erano Chernobyl, gli Yuppie e il Muro di Berlino, ma che ci hanno dato molto, soprattutto riguardo a immagini e melodie (peccato per gli arrangiamenti…). &lt;/span&gt;&lt;o:p style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;I film d’azione, in gergo anglosassone&lt;i&gt; actioneers&lt;/i&gt;, arrivavano a espressioni altissime, come “Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta” ma, più che altro, si facevano rappresentare da una falange di titoli di media caratura, caratterizzati di buone dosi di risate e tanto, tanto movimento. C’erano eroi di serie A ed eroi di serie B, anche se spesso quelli di serie B si accaparravano le trame migliori. Nella prima categoria è doveroso ricordare Sylvester “Sly” Stallone, Arnold Schwarzenegger, Bruce Willis e Mel Gibson. &lt;span lang="EN-GB"&gt;Nella seconda Steven Seagal, Jean Claude Van Damme, Chuck Norris (all’epoca già anzianotto), Dolph Lundgren e &lt;i&gt;one hit wonders&lt;/i&gt; come Brian Bosworth. &lt;/span&gt;Esiste un’antica diatriba, tra gli appassionati, su quale sia il Santo Graal, l’imperdibile, il più cinetico e divertente film d’azione mai realizzato. In lizza una manciata di titoli: “Arma letale”, “Arma letale 2”, “Die Hard”, “Die Hard 3 – Duri a morire”, “L’ultimo boyscout”, “Trappola sulle montagne rocciose”, “True Lies” e “Rambo”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ma che cosa avevano tanto speciale? Protagonisti duri e puri, stuntman eccezionali, un’impareggiabile inventiva per gli intrecci e per i personaggi, sempre ritratti con poche memorabili pennellate, ritmo e ironia. Oggi vengono accusati, da una Hollywood più ipocrita che mai, di essere dinosauri violenti e reazionari. Ma il contatto fisico e la sparatoria erano diluiti in un clima fumettistico, irreale, nel quale pativano cattivi che più cattivi non si può. Nessun dilemma morale, nessuna angoscia postmoderna, la vita e i suoi conflitti ridotti (o amplificati) a uno scontro eroico tra bene e male. Non chiamiamola stupidità, chiamiamolo intrattenimento. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Che cosa ha ucciso il cinema d’azione? Non è stata l’età degli attori, sostituiti e sostituibili da giovani leve assai promettenti: come Vin Diesel o The Rock. È stata una malefica sinergia di controrivoluzioni culturali. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Prima l’avvento del &lt;i&gt;politically correct&lt;/i&gt; americano. Eccovi la scala del “vietato ai minori” USA: G (film per tutti), PG (film per tutti ma si consiglia ai genitori di fare qualche ricerca), PG-13 (sconsigliato ai minori di 13 anni non accompagnati), R (vietato ai 14), R 17 (vietato ai 17). Per un produttore di oggi qualsiasi proposta al di sopra di PG-13 è considerata inaccettabile. Questo significa: niente “fuck” (se la parola compare nel film, anche una sola volta, scatta automaticamente il bollino rosso), niente seni o natiche al vento (idem), pochi liquidi (alcolici o arteriosi), niente droga, nessuna battuta a sfondo razziale o sessuale. Un esempio? “Die Hard 4”, del 2007, arriva a tradire la natura del suo protagonista, tanto sboccato nei primi tre capitoli quanto educato nel quarto (è tagliata anche la sua celebre frase: «yippie kay ey motherfucker!»); uccide un esercito di cattivi senza che si veda una stilla di sangue. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Seconda causa: l’avvento del digitale. Una crisi che dura tutt’oggi. Come se i grandi di Hollywood, avendo finalmente a portata di mano ogni magia visiva, avessero contratto una diarrea di effetti speciali che ha insozzato non solo il cesso ma tutta la casa, inclusi trame, personaggi e dialoghi. È la ragione per cui l’ultimo “Indiana Jones” appare liofilizzato. Perché usare una marmotta digitale quando ce ne sono tante vere? Non doveva neanche fare strane evoluzioni: solo guardare fuori dal suo buco per poi rintanarcisi spaventata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Come se non bastasse dalla nostra parte dell’oceano, a metà degli anni novanta, ci fu un rigurgito tutto italiano di autorialità. Forse una reazione alla brutale commedia degli ottanta, forse un’allergia ritardata agli ignobili poliziotteschi del decennio precedente. I “Maestri”, rimasti misericordiosamente silenziosi per tanto tempo, rialzarono la testa. Mentre &lt;st1:personname productid="la Francia" w:st="on"&gt;la Francia&lt;/st1:personname&gt; rifioriva, annaffiata da Luc Besson; l’Inghilterra sbadigliava e si stiracchiava in attesa di Guy Ritchie e Danny Boyle e &lt;st1:personname productid="la Spagna" w:st="on"&gt;la  Spagna&lt;/st1:personname&gt; si preparava a diventare la capitale mondiale dell’horror, noi ripiombavamo nel medioevo: commedie e drammi ambientati in “due stanze e una cucina”.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;E così il film d’azione è morto. Salvo rare occasioni (“Crank”, “Crank 2”, “Cellular”, “The Fast and the Furious”, “Mission Impossible 3”), gratificanti ma non troppo, è sparito dalle sale. È tempo di robot razzisti e fracassoni che sfasciano piramidi. Di pirati senza trama e maghetti occhialuti. Di vampiri pedofili (ma vi rendete conto che in “Twilight” Edward Cullen ha 108 anni e Bella Swan 17?). &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Chi ci salverà? Quando potremo scaldare i popcorn che giacciono dimenticati in dispensa? Sylvester Stallone l’anno prossimo uscirà con “The Expendables”, che è oggetto di culto prima ancora di esistere. &lt;span lang="EN-GB"&gt;Assieme a lui Schwarzy, Willis, Jet Li, Jason Statham, Mickey Rourke, Eric Roberts e Randy Couture. &lt;/span&gt;Ma Sly è vecchio, bolso e non riesce più a parlare. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;La sua perseveranza donchisciottesca è un requiem dolcissimo e struggente per un’epoca nella quale anche le più tragiche fantasie terroristiche potevano essere fermate a colpi d’arti marziali.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SzXkuTd6CeI/AAAAAAAAAK4/X1k0v7tMLoQ/s1600-h/nico.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SzXkuTd6CeI/AAAAAAAAAK4/X1k0v7tMLoQ/s400/nico.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-5002205440309113223?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/5002205440309113223/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/un-requiem-per-il-cinema-dazione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/5002205440309113223'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/5002205440309113223'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/un-requiem-per-il-cinema-dazione.html' title='Un requiem per il cinema d&apos;azione'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SzXkYMvNR8I/AAAAAAAAAKw/3KEydFXyxTA/s72-c/live_free_or_die_hard.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-5683583386137137825</id><published>2009-12-25T07:54:00.000-08:00</published><updated>2009-12-25T07:55:47.679-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rassegna stampa: &quot;La felicità dei cani&quot;'/><title type='text'>Festival della letteratura del crimine, Genova, 27-11-2009</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SzTd4n-zmZI/AAAAAAAAAKo/bV3MPI7eJ7I/s1600-h/DSC_0109.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SzTd4n-zmZI/AAAAAAAAAKo/bV3MPI7eJ7I/s400/DSC_0109.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Eccomi immortalato assieme al romanziere Renato Di Lorenzo (al centro) e al Presidente dell'Associazione Culturale Satura a Genova (a destra), durante la presentazione della "Felicità dei cani" al V Festival della letteratura del crimine. Essere invitato a portare il romanzo tra i carrugi di Prè dove, in un certo senso, è nato ed è ambientato, è stato bellissimo. Inoltre, prima di me, sul palco c'era il Gabibbo in persona. Si chiamo Lorenzo Beccati e, oltre a essere la voce dell'insopportabile pupazzone, è autore per "Striscia" e scrive fantastici gialli ambientati nel medioevo. Il paragone tra la sua simpatia e la mia timidezza è stato poco misericordioso. Scherzi a parte: ringrazio Mursia e Satura per l'occasione imperdibile e spero in un bis nel 2010! &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-5683583386137137825?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/5683583386137137825/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/festival-della-letteratura-del-crimine.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/5683583386137137825'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/5683583386137137825'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/festival-della-letteratura-del-crimine.html' title='Festival della letteratura del crimine, Genova, 27-11-2009'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SzTd4n-zmZI/AAAAAAAAAKo/bV3MPI7eJ7I/s72-c/DSC_0109.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-1775404005593498953</id><published>2009-12-22T03:02:00.000-08:00</published><updated>2009-12-22T03:04:55.040-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni: libri'/><title type='text'>"Mirko e il mostro" (e altre cattive idee)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SzCmcYrdCAI/AAAAAAAAAKY/ICqaoRtaxrw/s1600-h/copertina+copia.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SzCmcYrdCAI/AAAAAAAAAKY/ICqaoRtaxrw/s400/copertina+copia.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Prendete una dose di William Borroughs, due di Hunter S. Thompson, una di H.P. Lovecraft, mezza di Roberto "Freak" Antoni, miscelatele bene, raccogliete l'informe, provocatoria, sensuale poltiglia che ne risulta e fatela dirigere a quattro mani da Tim Burton e Terry Gilliam, dopo aver fatto leccare a entrambi un francobollo di LSD. Adesso avete un'idea vaghissma di quello che passa per la testa dello scrittore veneziano Carlo Vanin, classe 1977, la cui prima raccolta di racconti si chiama "Mirko e il mostro e altre cattive idee". La trovate in vendita sul suo blog che è linkato col mio (guardate CATTIVE IDEE, sulla sinistra). Perché comprarla se non siete fatti fusi e in cerca di un trip? Semplice: perché Carlo ha dei momenti di vera ispirazione, che si trasformano in passaggi di rara evocatività e struggente malinconia. Il racconto lungo (o romanzo breve che dir si voglia) che da il titolo al libro è la storia di un adolescente il cui cervello è stato paralazziato dal benessere e dalla volgarità di un nordest pingue, vigliacco e razzista. Un giorno, nella sua classe, entra una donna mostro. Tutti fanno finta di niente ma l'universo di Mirko, per la prima volta a contatto con la diversità, viene rovesciato come un calzino. Inizia a pensare. E quando Lovecraft entra a gamba tesa in due sequenze oniriche, a cavallo tra horror e fantasy, Vanin prende il volo, dimostrando che, con un po' di disciplina in più (il testo merita una revisione), potrebbe diventare una delle penne più originali del panorama italiano.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Nel "Vizietto dell'onorevelo Marcozzi" un politico puttaniere s'innamora sensualmente di un quadro. Ma è più di una caricatura del malcostume italico: nella follia di una seduta parlamentare all'acido Fellini incontra Paolo Villaggio e la giostra costerna e diverte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Leggendo il suo blog ( e di nuovo vi rimando al link qui di fianco), pieno di spunti grotteschi e fulminanti e imbattendosi nell'eccellente racconto "I mostri del commissario Elio Gamba" si ha la netta sensazione di aver finalmente incontrato una fantasia rara e prolifica, di quelle che non si risparmiano in convenzioni ma abbattono, poiuttosto, tutti i muri che le stanno davanti (pur non procedendo mai in linea retta!!). Bravo Carlo.  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-1775404005593498953?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/1775404005593498953/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/mirko-e-il-mostro-e-altre-cattive-idee.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/1775404005593498953'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/1775404005593498953'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/mirko-e-il-mostro-e-altre-cattive-idee.html' title='&quot;Mirko e il mostro&quot; (e altre cattive idee)'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SzCmcYrdCAI/AAAAAAAAAKY/ICqaoRtaxrw/s72-c/copertina+copia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-4263239774667708874</id><published>2009-12-21T07:11:00.000-08:00</published><updated>2009-12-21T11:49:59.884-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Monografie: cinema'/><title type='text'>Brittany Murphy: In Memoriam</title><content type='html'>&lt;meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="Content-Type"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Word.Document" name="ProgId"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Generator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Originator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;link href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CADAMOD%7E1%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml" rel="File-List"&gt;&lt;/link&gt;&lt;style&gt;&lt;!-- /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal	{mso-style-parent:"";	margin:0cm;	margin-bottom:.0001pt;	mso-pagination:widow-orphan;	font-size:12.0pt;	font-family:"Times New Roman";	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";}@page Section1	{size:612.0pt 792.0pt;	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;	mso-header-margin:36.0pt;	mso-footer-margin:36.0pt;	mso-paper-source:0;}div.Section1	{page:Section1;}--&gt;&lt;/style&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/Sy-N0hE3V1I/AAAAAAAAAKQ/Qf4gG7j25Dc/s1600-h/brittanymurphy.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/Sy-N0hE3V1I/AAAAAAAAAKQ/Qf4gG7j25Dc/s320/brittanymurphy.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Innamorarsi al cinema è una delle grandi magie dell’arte e della finzione. Il pubblico entra in sala, le luci si spengono e poi appare un volto, un sorriso, un’interpretazione che ti fulminano sulla poltrona, che porterai a casa con te, guarderai e riguarderai. Nel 2001 Brittany Murphy, a soli ventiquattro anni, surclassò i colleghi Michel Douglas e Sean Bean, interpretando una giovane schizofrenica in “Dont’ Say a Word”. Rivisto oggi il film non solo è da rivalutare come uno dei migliori thriller del decennio, ma nel ritratto che l’attrice fa di questa ragazza malata eppure coraggiosa, vulnerabile ma piena di rabbia e, perché no, di sensualità repressa, si possono cogliere sfumature da Oscar.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Fu il suo ruolo più importante, assieme a quello in “8 Mile”, al fianco di Eminem. Quando la vidi per la prima volta ne rimasi impnotizzato, tanto da modellare su di lei quello che, ad oggi, è forse il personaggio più vero e profondo che io abbia mai creato per un gioco di ruolo: Caroline (c'era un po' anche dell'omonima protagonista di "Berlin" di Lou Reed"), protagonista del mio "poliziotti" newyorchese. Questo, a chi non mi conosce, potrà importare poco, ma credo giustifichi la malinconia che la notizia mi ha messo addosso. Il cinema è anche questo: identificazione, emozione, furto e rielaborazione di idee, atmosfere e sguardi.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Sebbene in molti la ricorderanno come co-protagonista di commedie rosa (“Clueless”, “Oggi sposi”, “Le ragazze dei quartieri alti”), il dramma e il doppiaggio erano le sue vere vocazioni: occhi vivaci e un sorriso che sprizzava simpatia, dietro ai quali nascondere tutto il dolore di un disagio (“Ragazze interrotte”, “Spun”, “Sin City”); una voce bee-bop con la quale ha narrato 139 episodi di “King of the Hill””, ha fatto parlare il pinguino Gloria di “Happy Feet” e ha cantato per i soldati a bordo della USS Nimitiz, durante l’invasione dell’Iraq nel 2003.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Negli ultimi anni, dopo alcune relazioni tempestose (tra i compagni anche l’attore Ashton Kutcher), la stabilità familiare (aveva sposato lo sceneggiatore Simon Monjack) era andata di pari passo con una progressiva scomparsa dallo schermo. Si parla di anoressia e di una perdita di peso che l’avrebbe resa poco fotogenica (qualche mese fa Sylvester Stallone l’aveva licenziata dal set di “The Expendables”), Clint Morris, sul sito Moviehole, menziona anche una forma di diabete. Un mix letale anche per il più giovane dei cuori.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;o:p style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Il 7 marzo il suo viso sfilerà assieme a quelli di tanti altri colleghi sullo schermo del Kodak Theatre, nell’annuale “In Memoriam” che interrompe la cerimonia degli Oscar.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Giovinezza e bellezza non dovrebbero mai fare rima con la parola morte. Buon viaggio Brittany.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="344" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/6WkTeBGh9Ks&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/6WkTeBGh9Ks&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-4263239774667708874?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/4263239774667708874/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/brittany-murphy-in-memoriam.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/4263239774667708874'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/4263239774667708874'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/brittany-murphy-in-memoriam.html' title='Brittany Murphy: In Memoriam'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/Sy-N0hE3V1I/AAAAAAAAAKQ/Qf4gG7j25Dc/s72-c/brittanymurphy.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-7672524939267778710</id><published>2009-12-18T08:30:00.000-08:00</published><updated>2009-12-23T13:57:41.003-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Letteratura: curiosità'/><title type='text'>"NOIR ITALIANO"</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/Syuto60K65I/AAAAAAAAAJ4/Pih-LMuCXDw/s1600-h/maschio+italiano.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/Syuto60K65I/AAAAAAAAAJ4/Pih-LMuCXDw/s200/maschio+italiano.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: red; font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;E' iniziato come uno scherzo su Facebbok, ma potrebbe diventare il grande capolavoro del giallo ITALIANO. Ecco a voi, grazie alla penna di Rico dei nokeys e di Faber, l'uomo la cui salma sarà selezionata per il monumento all'erudito ignoto, un racconto a puntate che vi farà vedere il Bel Paese in una luce nuova, nuovissima! Altro che Camilleri, altro che Ammaniti, Faletti, Dagradi, Wu Ming o Fu Chi Min. Questa è un'opera rivoluzionaria, priva di stereotipi, addirittura futuribile. Le prossime puntate nei giorni a venire. Godetevi: "NOIR ITALIANO".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Ed ecco, al capitolo 8, aggiungersi alla narrazione la penna del mitico Paul Malacarne.&amp;nbsp; La saga procede a gonfie vele! &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Faber1&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;" Quel mattino faceva così caldo che anche la vernice sul mio mandolino sembrava sciogliersi in grosse gocce scure. A un certo punto, il maledetto cellulare con la suoneria di O sole mio si mise a strillare al'impazzata. Mi asciugai il formaggio della pizza dai baffi neri e risposi. Era lui, come tante altre volte. Il caro, vecchio, bastardo Gennaro Scataglione. Il mio informatore. Un nuovo caso di mazzette, froci, puttane e politica puerile da terzo mondo stava aspettandomi là fuori, oltre il semaforo rosso. questa è vita, pensai tra me."&lt;span id="goog_1261152945694"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="goog_1261152945695"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Rico2&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;“Riagganciai il cellulare, mentre di fronte a me bambini vestiti da Pulcinella cantavano l’inno di Mameli. Mi guardai intorno: la bellezza delle colline toscane non finiva mai di stupirmi. Turisti inglesi vestiti di lino chiaro guardavano con aria benevola gli abitanti del villaggio, che, con camicioni bianchi e con ciuffi caravaggeschi, andavano a vendemmiare con fiaschi di chianti alla cintura. Cambiai le corde al mandolino, e decisi di iniziare l’indagine. Ma era a corto di liquidi… Borseggiai una vecchia, saltai sulla mia Alfa 33 rubata e dopo aver baciato il rosario appeso allo specchietto retrovisore partii con il rosso.”&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Faber3&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Dopo un rapido duello rusticano al cacciavite, consumato lungo la strada con alcuni gondolieri, raggiunsi “La bella ‘ndrangheta”, il locale dove il mio contatto mi aspettava. Entrai nel locale fumoso, accolto dalle note di Toto Cotugno, e il barista mi servì il solito: un poco ristretto macchiato decaffeinato con mezza… schiuma tiepida e un po’ di lardo di Colonnata DOP. Attorno mi si assiepavano gli scugnizzi abbronzati come bronzi di Riace, chi offrendomi cocaina, chi la loro sorella, chi loro stessi. Gettai loro alcuni pezzi di babà per allontanarli e stavo già per mettermi a sfogliare La gazzetta dello sport quando, all’improvviso, entrò Lei. La personficazione dei sogni di ogni uomo mediterraneo. Capelli lunghi, corvini, fluenti. Baffi lunghi, corvini, fluenti. Il corpo da Mater Matuta fasciato da un completo mozzafiato da prefica lucana. Le scarpe basse, nere, sopra i collant beige mi fecero sudare. Ragazzi, che bambola.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Rico4&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Iniziai a sudare così abbondantemente che la canottiera macchiata di amatriciana mi si incollò al petto villoso. Persino il legno dei miei zoccoli Dr. Scholls si impregnò di eccitati sudori. “Per fortuna stamattina mi sono messo un bel po’ di Acqua Velva per coprire i miei afrori di maschio” – pensai rasserenato grattandomi il culo. Sollevai con indifferenza e classe il mignolo destro inanellato, e un breve cenno della sua unghia lunga giallastra fu sufficiente a far capire a Nane, il barista veneziano, che volevo offrire da bere alla pupa. Nane, che come me aveva imparato l’arte della seduzione leggendo “Il paninaro” e “Cucador”, servì un Biancosarti alla sventola e cantando “El moleta” le disse: “Questo l’è da parte de quel mona là de drio, dio##**!”. La&amp;nbsp; fatalona rispose indirizzandomi un enigmatico sorriso in parte nascosto dai folti baffi, e avviandosi verso il retrobottega tra i fischi alla pecorara degli avventori, mi fece cenno di raggiungerla. “Un momento – pensai leccando il mio pettine da tasca e sistemandomi il riporto – e se fosse proprio lei il mio contatto?”&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Faber5&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Mi alzai dal mio posto portando con me il Caffè Sport Borghetti che nel frattempo Nane mi aveva servito, e prendendomi il pacco a piena mano me lo sistemai vistosamente all’indirizzo del pezzo di bernarda seduta là davanti, proprio sotto la scultura di sughero fatta a mano dai carcerati dell’Asinara. Spostando appena lo stecchino dalle labbra sputai impercettibilmente alla mia sinistra e mi sedetti di fronte a lei. &lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Per fare colpo, subito mi misi a commentare il quadro che campeggiava sopra il bancone: la zingarella piangente dipinta coi piedi dai monchini di Padre Pio: l’orgoglio del bar di Nani. Lei, credo, fu colpita dalle mie parole, perché dopo aver strofinato il suo cornetto di corallo commentò: “La bucchinemmammete, smett’ e dicere strunzate e parlamm’elluomicidie e piazz’e spagna”. Attribuii il mio (momentaneo ) insuccesso alla stanchezza: avevo passato tutto il giorno precedente dal barbiere a parlare di figa, di calcio e di caccia e la cosa mi aveva provato. Guardai malinconicamente fuori dalla finestra: il suggestivo paesaggio romagnolo coperto di neve era punteggiato da girotondi di preti e chierichetti. Un cieco suonava alla fisarmonica arie d’opera. Mi accorsi che stavo invecchiando.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Rico6&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ma molto in fretta la malinconia e la nostalgia per la provincia, che come tutti sanno è l’unico luogo in cui una qualsiasi infanzia felice&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; possa essere ambientata, lasciarono spazio al presente. Mi accorsi che, mentre&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;una turista inglese stava pagando due cappuccini 45 euro e suo marito era&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;rapito dalla contemplazione del...le tette di Antonella Clerici intenta a litigare&lt;span style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;con Beppe Bigazzi alla Prova del Cuoco (che donna!), una zingarella non troppo diversa&lt;span style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;da quella del dipinto (che baciai velocemente ma con fervore religioso) stava sfilando&lt;span style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;il portafogli dell’ignaro albionico. Per un istante considerai la possibilità&lt;span style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;di intervenire e reclamare il mio indigeno diritto al borseggio, ma il dolce&lt;span style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;alito alla soppressata della fatalona mi scosse: “Strunzo, m’ascolti o nno? Il&lt;span style="font-size: small;"&gt; mmuorto era u uommo mmmio, sfaccimmeecacament’ecazzo”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Faber7&lt;br /&gt;"Mi caricai l'agliata vamp sull'alfetta, avendo cura di coprire con uno straccio le foto di mia moglie e della mia numerosa prole sormontate dalla scritta "Vai piano,pensa a noi", e partii sgommando in quarta prendendo il vialone dal senso normale, cioè quello vietato. Feci scivolare la mano destra lungo la coscia procace della bellona (mentre con la sinistra fumavo la mia quarantaquattresima stop, e tenevo il volante col gomito), ma malauguratamente l'unghietta affilatissima del mignolo le smagliò una calza. Tentai di arginare le recriminazioni violente e sannitiche della suddetta e feci scattare il cassettino del cruscotto, dove giaceva ancora una piccola scorta di calze di nylon, residuo del mio ultimo viaggio in Polonia. Calmata così la piccolina, parcheggiai in quarta fila. Ci avviammo a piedi verso Piazza di Spagna, dove una folla di folkloristici tifosi intrecciava lieti caroselli con le loro seicento attorno al cadavere, strombazzando e sbandierando a più non posso. O era giorno di derby, pensai, o il morto doveva essere stato antipatico a qualcuno.&lt;br /&gt;Martoriata - perché questo era il nome della sventola, non ve l'avevo ancora detto? - ebbe la malaugurata idea di cambiarsi la calza in piena piazza, provocando così una sequenza di incidenti dei quali però non mi curai (tanto l'ambulanza sarebbe arrivata nel giro di sei ore massimo). Fischiettando un classico di Malgioglio mi avviai ad esaminare il cadavere."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Paul8&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;"Dopo essermi fatto largo tra una folla di giapponesi intenti a scattare foto raggiunsi finalmente il luogo del delitto. Il baffuto tenente dei carabinieri mi fermò e con un pesante accento siculo mi disse che non c'era niente da guardare. Mentre cercavo di convincerlo a farmi dare un'occhiata offrendogli una sigaretta mi raggiunse smadonnando Martoriata, che si era attardata causa rottura del tacco 10 della sua Fornarina di vernice sul selciato della piazza. Lo sguardo del tenente si posò immediatamente sulla scollatura di lei... approfittando del suo momento di distrazione e della sua scarsa statura riuscii a sbirciare sopra la sua spalla e ad avere, finalmente, una visione del corpo."&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Rico9&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;“Che mi venga un canchero!” esclamai grattandomi i coglioni e ordinando una focaccia alla cipolla da un baracchino. Capii immediatamente la ragione dell&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;’irrequietezza dei tifosi (che nel frattempo stavano bruciando delle macchine e insidiando sessualmente un gruppo di seminaristi): il morto era nientepopodimeno che Dino Zoff, ex portiere della nazionale di calcio campione del mondo 1982 (mi genuflettei) e recentemente fatto beato da Papa Ratzinger, che con questo suo gesto si era inimicato il potentissimo arcivescovo di Norimberga Beckenbauer.&lt;br /&gt;L’affare si stava ingrossando (e non mi solo per l’avvenenza di Martoriata, che si stava sensualmente massaggiando i calli con l’Amuchina in una fontana), ma anche per l’importanza della vittima. Telefonai a mia mamma e le chiesi di buttare giù le tagliatelle, e mi avvicinai al medico legale. Era un bell’uomo, tipo Salvo del Grande Fratello, e – pur essendo veronese e quindi sicuramente razzista – sapeva fare il suo mestiere.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Paul10&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;"Vincendo la commozione e con ancora vivo il ricordo della vittima che riceve la coppa FIFA dalle mani di Joao Havelange sotto lo sguardo paterno del presidente partigiano, ricacciai in gola un urlo di dolore che neanche Tardelli in quella magica notte e chiesi al razzista dei RIS che impressione si fosse fatto dell'accaduto.&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Dopo avermi dato del "Teròn" lo specialista appoggiò a terra una schiscetta con avanzi di bollito e pearà, bevve un sorso del suo Valpolicella Ripasso e mi ruttò in faccia tutta la sua veronesità. "Sembrerebbe un incidente, la vittima è scivolata su una chiazza di Olio Cuore e ha battuto la testa, sangue de maial!". Memore della vecchia pubblicità con salto della staccionata e sicuro che la forma del portierone fosse ancora quella dei suoi 40 anni, gli dissi: "Guardi che questo non è Nino Castelnuovo, ma Dino Zoff... impossibile che non abbia notato la macchia d'olio, dopo la tragica semifinale con l'Olanda nel '78 aveva iniziato ad utilizzare le lenti a contatto..." "&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Faber11&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Avevo già notato la sua distrazione, ma non sapevo a cosa attribuirla. D'un tratto tutto mi fu chiaro. "go dito che la lonza la ghe soltanto par due persone, dio ""!*!" urlava l'Esculapio, incartando frettolosamente alcuni pezzi del cadavere, delle cui reliquie stava facendo commercio illegale. Non appena mi vide arrivare, mise via frettolosamente il suo coltello e si mise a giochicchiare col luminol, come aveva visto fare in TV nella serie CSI. Poi... See More mi mostrò il certificato di laurea conseguita al CEPU, e la specializzazione in estimo conseguita alla Scuola Radio Elettra. "Siamo in buone mani, pensai rilassandomi e intascandomi l'ipofisi del sublime portiere, non prima di averla devotamente baciata. "E' sicuro di voler rendere pubblica la cosa? chiesi al medico - " Domani mattina ci sarebbe la rivoluzione".&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Paul12&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;"Mi assentai per qualche secondo, giusto il tempo di mettere in vendita la preziosa reliquia ghiandolare su ebay utilizzando l'apposita applicazione del mio iPhone. Quando tornai Martoriata e il tenente dei carabinieri si erano sposati, il mio contatto era decisamente meno sexy dopo le cinque gravidanze e la salutai silenziosamente senza tanti rimpianti, non avevo più bisogno di lei, se mai lo avessi avuto.&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;La folla dei curiosi si era arricchita di alcuni vecchietti in astinenza da lavori stradali. Uno dei volti mi era noto, si trattava di Enzo Bearzot, il condottiero dell'Italia azzurra campione del mondo '82. La sua presenza proprio in quel frangente mise subito in moto le mie piccole cellule grigie e quando a poca distanza da lui riconobbi anche il venerabile maestro della P2, Licio Gelli, sentii subito puzza di bruciato. I due si scambiarono qualche gesto di intesa massonico e si allontanarono in direzione di Trastevere canticchiando "La società dei magnaccioni"..."&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Faber13&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Li guardai meditabondo, cercando di mettere insieme i pezzi del puzzle (pron. come si scrive): Martoriata era stata la donna di Zoff - Zoff era morto - Bearzot e Gelli erano stonati (dunque forse non erano italiani)... &lt;br /&gt;Ci penserò dopo pranzo, decisi, gettando giusto a fianco del bidone dell'immondizia un mazzetto di multe che stazionava sul mio parabrezza (tanto mio cugino lavora in comune). Mentre rincasavo, assistetti a una rissa tra comunisti e fascisti, ma vidi che i ragazzi dopo alcune scaramucce andarono tutti all'osteria a farsi un goccio di quello buono. In Italia è così - pensai - si litiga si litiga ma in fondo poi ci si vuole tutti bene, siamo tutta brava gente. Ma infatti, che cazzo mi affretto a fare? Ci penserò dopo il riposino pomeridiano". A casa, mia madre mi accolse come di consueto: "Sei stato con le puttane? Almeno ti sei messo il preservativo?". Con un sospiro la baciai sulla guancia e mi avvia verso la sala da pranzo. Ma proprio là mi attendeva l'agghiacciante sorpresa. Giampiero Galeazzi sedeva al mio posto a tavola.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Rico14&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt; &lt;span style="font-size: small;"&gt;Galeazzi sedeva come se fosse lui il padrone. Aveva messo su il mio disco di pizzica preferito (certo che il Salento è proprio il gioiello del Sud), toccacciava il culo di mia madre alla faccia del mio complesso di Edipo e mangiava il piatto di bucatini all'amatriciana più buono del mondo (perchè come cucina la mamma non cucina nessuno).&lt;br /&gt;Restai imbambolato e incerto se saltargli al monumentale collo o se farmi una partita a tombola con mamma, ma Bisteccone mi tolse dall'imbarazzo della scelta. Si sistemò un microfono vicinissimo alla bocca e ansimando come un bue cardiopatico mi disse "E questo è bello!" E io: "Giampiero, ma che cazzo c'entra?" e lui: "Zitto e ascolta. Ero al foro italico che mi masturbavo guardando dei vecchi video di Gabriela Sabatini, quando ho visto Bearzot e Gelli scambiarsi le pipe". Era un tipico segno della massoneria legata alla famiglia Savoia.... "Continua", dissi facendo il presepe. "Non solo si sono scambiati la pipa. Li ho anche sentiti dire che Zoff ormai sapeva troppo, capisci?". Capivo, capivo... Capivo soprattutto che ormai il mio riposino pomeridiano sarebbe andato a puttane. Almeno lui si sarebbe divertito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/Syutw25WKGI/AAAAAAAAAKA/9I2QJoxCijs/s1600-h/un+americano+a+roma+foto.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/Syutw25WKGI/AAAAAAAAAKA/9I2QJoxCijs/s320/un+americano+a+roma+foto.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;continua......&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SyuuBWopt0I/AAAAAAAAAKI/YY9ws_eGS98/s1600-h/pizza.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SyuuBWopt0I/AAAAAAAAAKI/YY9ws_eGS98/s320/pizza.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-7672524939267778710?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/7672524939267778710/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/noir-italiano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/7672524939267778710'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/7672524939267778710'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/noir-italiano.html' title='&quot;NOIR ITALIANO&quot;'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/Syuto60K65I/AAAAAAAAAJ4/Pih-LMuCXDw/s72-c/maschio+italiano.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-8084834131365165912</id><published>2009-12-16T15:39:00.000-08:00</published><updated>2009-12-16T15:40:27.912-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica: curiosità'/><title type='text'>Godspeed You! Black Emperor - Gathering Storm (first section of the second movement of "Lift your skinny fists like antennas to heaven")</title><content type='html'>&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Z1BdU3wc8Ok&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/Z1BdU3wc8Ok&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-8084834131365165912?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/8084834131365165912/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/godspeed-you-black-emperor-gathering.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/8084834131365165912'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/8084834131365165912'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/godspeed-you-black-emperor-gathering.html' title='Godspeed You! Black Emperor - Gathering Storm (first section of the second movement of &quot;Lift your skinny fists like antennas to heaven&quot;)'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-5665937479396238194</id><published>2009-12-13T08:44:00.000-08:00</published><updated>2009-12-13T08:44:32.923-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica: curiosità'/><title type='text'>Michael Brook: "Ultramarine"</title><content type='html'>Non solo una delle più belle canzoni ambient della storia ma anche colonna sonora di uno dei polizieschi metropolitani più ambiziosi ed emozionanti che abbia visto! Lunga vita ai due Michael: Michael Brook e Michael Mann! (in coda al collage di foto del film qualche secondo di "God Moving Over the Face of the Waters" di Moby)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/wPLMp_CEWBc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/wPLMp_CEWBc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-5665937479396238194?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/5665937479396238194/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/michael-brook-ultramarine.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/5665937479396238194'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/5665937479396238194'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/michael-brook-ultramarine.html' title='Michael Brook: &quot;Ultramarine&quot;'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-8060735784087369929</id><published>2009-12-13T08:32:00.000-08:00</published><updated>2009-12-13T08:32:47.469-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica: curiosità'/><title type='text'>Johnny Cash: "The Man Comes A Round"</title><content type='html'>&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/FtK-QCiD-FE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/FtK-QCiD-FE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;And I heard as it were the noise of thunder&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;One of the four beasts saying come and see and I saw&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;And behold a white horse&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Song&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;There's a man going around taking names&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;And he decides who to free and who to blame&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Everybody won't be treated all the same&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;There'll be a golden ladder reaching down&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;When the Man comes around&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;The hairs on your arm will stand up&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;At the terror in each sip and in each sup&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Will you partake of that last offered cup?&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Or disappear into the potter's ground&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;When the Man comes around&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Hear the trumpets, hear the pipers&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;One hundred million angels singing&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Multitudes are marching to the big kettledrum&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Voices calling, voices crying&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Some are born and some are dying&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;It's Alpha and Omega's kingdom come&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;And the whirlwind is in the thorn tree&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;The virgins are all trimming their wicks&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;The whirlwind is in the thorn tree&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;It's hard for thee to kick against the pricks&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Till Armageddon no shalam, no shalom&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Then the father hen will call his chickens home&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;The wise man will bow down before the throne&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;And at His feet they'll cast their golden crowns&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;When the Man comes around&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Whoever is unjust let him be unjust still&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Whoever is righteous let him be righteous still&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Whoever is filthy let him be filthy still&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Listen to the words long written down&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;When the Man comes around&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Hear the trumpets, hear the pipers&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;One hundred million angels singing&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Multitudes are marching to the big kettledrum&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Voices calling and voices crying&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Some are born and some are dying&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;It's Alpha and Omega's kingdom come&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;And the whirlwind is in the thorn tree&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;The virgins are all trimming their wicks&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;The whirlwind is in the thorn tree&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;It's hard for thee to kick against the pricks&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;In measured hundred weight and penney pound&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;When the Man comes around.&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Close (Spoken part)&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;And I heard a voice in the midst of the four beasts&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;And I looked and behold, a pale horse&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;And his name that sat on him was Death&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;And Hell followed with him&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-8060735784087369929?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/8060735784087369929/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/johnny-cash-man-comes-round.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/8060735784087369929'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/8060735784087369929'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/johnny-cash-man-comes-round.html' title='Johnny Cash: &quot;The Man Comes A Round&quot;'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-3178931031463559175</id><published>2009-12-12T04:58:00.001-08:00</published><updated>2009-12-12T04:58:13.760-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica: curiosità'/><title type='text'>Do Make Say Think - A Tender History In Rust</title><content type='html'>&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" 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type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/3178931031463559175'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/3178931031463559175'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/do-make-say-think-tender-history-in.html' title='Do Make Say Think - A Tender History In Rust'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-2612848574446553309</id><published>2009-12-12T04:55:00.001-08:00</published><updated>2009-12-12T04:55:34.848-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Musica: curiosità'/><title type='text'>Explosions in the Sky: "First Breath After Coma"</title><content type='html'>&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/tn2CwzhD8W0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/tn2CwzhD8W0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-2612848574446553309?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/2612848574446553309/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/explosions-in-sky-first-breath-after.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/2612848574446553309'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/2612848574446553309'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/explosions-in-sky-first-breath-after.html' title='Explosions in the Sky: &quot;First Breath After Coma&quot;'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' 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title='Explosions in the Sky: &quot;Six Days at the Bottom of the Ocean&quot; live'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-5804131212168377673</id><published>2009-12-10T04:20:00.000-08:00</published><updated>2009-12-10T04:20:30.417-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni: libri'/><title type='text'>Savana Padana</title><content type='html'>&lt;meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="Content-Type"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Word.Document" name="ProgId"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Generator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Originator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;link href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CADAMOD%7E1%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml" rel="File-List"&gt;&lt;/link&gt;&lt;style&gt;&lt;!-- /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal	{mso-style-parent:"";	margin:0cm;	margin-bottom:.0001pt;	mso-pagination:widow-orphan;	font-size:12.0pt;	font-family:"Times New Roman";	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";}@page Section1	{size:595.3pt 841.9pt;	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;	mso-header-margin:35.4pt;	mso-footer-margin:35.4pt;	mso-paper-source:0;}div.Section1	{page:Section1;}--&gt;&lt;/style&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SyDncp7tJ7I/AAAAAAAAAJY/z4pApXme3Cg/s1600-h/SAVANA+PADANA.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" 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Una giungla d’asfalto? No, è la “Savana Padana” (editrice zona) nata dalla penna del fondatore di &lt;i&gt;Sugarpulp&lt;/i&gt; Matteo Righetto e disponibile in libreria (come sempre: dove non trovate sullo scaffale ordinate e pazientate!!). Perché leggerlo? Perché bastano un paio d’ore e scoprirete che gli eccessi di “Grindhouse” non sono imprescindibili dalle location americane, anzi. La bassa, coi suoi fossi e le sue canicole sahariane, coi suoi popoli stralunati, si presta con voluttà all’inedito trattamento. Un’operazione che non ha niente a che fare con le blandezze di certo Ammaniti o coi “paesi di luce” di Lucarelli: questo è pulp vero, politicamente scorrettissimo, cattivista, violento, esilarante, volgare, fantasioso. Righetto riscrive uno “The Snatch” al ragù di cinghiale, presentando personaggi più zozzi e sboccati di quelli che tormentano il meridione di Ciprì e Maresco, ma scambia l’angoscia di quest’ultimi con una comicità sanguinaria degna della coppia Tarantino-Rodriguez. Momento di culto assoluto: il porcaro Nereo spiega, in dialetto veneto, le qualità antropofaghe dei suoi tre verri di razza inglese. Altro che “Hannibal”, indecisi tra il morire dal ridere e il vomitare rischierete di scoprire un’amara verità. Nessuno scrive così in Italia. Certo il romanzo, per breve che sia, avrebbe richiesto un editing più attento (come alcuni blogger un po’ snob hanno sottolineato fin troppo) ma, a noi, cosa ce ne frega di qualche refuso? Non è che se Bob Dylan stona ci lamentiamo: la canzone è bella lo stesso. Godiamoci, piuttosto, il valore anarchico (e non lo dico in senso politico) di un libricino che cambia le regole. Niente più perbenismi, niente più romanzi studiati a tavolino per appagare le sensibilità arteriosclerotiche di lettori medi che neanche esistono. Si dice: “parla come mangi”. E allora è bello, per una volta, trovare qualcuno che scrive come mangia. E per fortuna mangia pesante. Aspettiamo Matteo alla seconda prova. Leggetelo!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 20pt;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-5804131212168377673?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/5804131212168377673/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/savana-padana.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/5804131212168377673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/5804131212168377673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/savana-padana.html' title='Savana Padana'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SyDncp7tJ7I/AAAAAAAAAJY/z4pApXme3Cg/s72-c/SAVANA+PADANA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-7142722176106934702</id><published>2009-12-09T04:22:00.000-08:00</published><updated>2009-12-10T04:26:16.912-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni: dischi'/><title type='text'>The Regency</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SyDowVoSevI/AAAAAAAAAJg/yLF6ZXKfl2A/s1600-h/The+Regency.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SyDowVoSevI/AAAAAAAAAJg/yLF6ZXKfl2A/s320/The+Regency.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Questa l'ho scritta in inglese (non per tirarmela ma perché, originariamente, la doveva leggere un aglosassone) e finché non ho il tempo di tradurla ve la cuccate così. Basta che ordinate il disco. Il link per comunicare coi Nokeys lo trovate nel menù a sinistra di questa pagina, in basso. &lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;The Regency&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;What is “The Regency”? A strange rock and roll beast it is, who dwells in a musical landscape perfectly balanced between past and present, southern and northern Europe, New Wave punk and more luminous sounds reminiscent of late 80’s U2. &lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;This brew, which may taste somewhat anachronistic on paper, is concocted with such straightforward love for melody and sincere emotion to result sweet, sparkling and utterly exhilarating. &lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;The band is “No Keys”. They come from Italy and are Rico (vocals), Luca (guitar), Gatto (bass) and Bonzo (drums). Their producer is Swedish born Stefan Boman of “Kent” fame. Together they have recorded ten songs that are short, catchy and powerful. From opener “Rock’n’roll Pistolero”, a cocky blues rock played with a boldness that will make you shiver, sung half in Italian and half in English, it is clear that these guys are aiming high. It takes guts to sink your roots in groups like Joy Division, Depeche Mode, The Cure, U2 and find your way to a sound that is both intimate and crowd pleasing. &lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;The single “Eyes of Riot” alternates battering lyrics and rhythm section with a chorus that opens up sky high and crystal clear. Uplifting: an instant classic. The same could be said of the companion piece “Pretty Girls” whereas “Dolore dolcissimo”, the only song that displays an all Italian lyric, finds comfort in the warm tongue of the peninsula, so rarely associated to this genre. &lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;The second half of the record feels more sedated and contemplative: lonely guitars and synth find their ways through the wall of sound revealing deeper, almost sensuous emotions, ripe for Rico’s voice at his lowest and warmest. &lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;At 39 minutes “The Regency” feels just perfect: the sound is cohesive all the way through, the writing is tense and never looses focus. The mix of languages is most welcome and refreshing in a time when borders have lost their cultural meaning. &lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Don’t fight the Pistolero, it’s useless, you will whistle and mumble it to yourself for a long time anyway.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-7142722176106934702?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/7142722176106934702/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/regency.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/7142722176106934702'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/7142722176106934702'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/regency.html' title='The Regency'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SyDowVoSevI/AAAAAAAAAJg/yLF6ZXKfl2A/s72-c/The+Regency.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-1340063792591183653</id><published>2009-12-08T04:26:00.000-08:00</published><updated>2009-12-10T04:30:37.561-08:00</updated><title type='text'>Underground vs. Nokeys</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Questo editoriale scritto per i Nokeys ha avuto un certo successo online e allora mi pregio d'inserirlo anche sul mio blog, l'ho scritto qualche anno fa ma purtroppo è ancora attuale....&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="Content-Type"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Word.Document" name="ProgId"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Generator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Originator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;link href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CADAMOD%7E1%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml" rel="File-List"&gt;&lt;/link&gt;&lt;style&gt;&lt;!-- /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal	{mso-style-parent:"";	margin:0cm;	margin-bottom:.0001pt;	mso-pagination:widow-orphan;	font-size:12.0pt;	font-family:"Times New Roman";	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";}@page Section1	{size:595.3pt 841.9pt;	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;	mso-header-margin:35.4pt;	mso-footer-margin:35.4pt;	mso-paper-source:0;}div.Section1	{page:Section1;}--&gt;&lt;/style&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;“&lt;i&gt;&lt;span lang="SV"&gt;Siamo stufi del pregiudizio che esiste contro il pop e il pop rock. Siamo stufi che indipendente venga definito non tanto chi cerca di farcela con le proprie forze, ma solo chi suona un determinato genere. Che si abbia il coraggio di dire, una volta per tutte, che chi si propone come alternativa all’esclusività dei circuiti ufficiali è in realtà ancora più esclusivo di loro. Siamo anche stufi dei concorsi e della falsa solidarietà tra band ai concorsi. Chi ti fa i complimenti prima dell’esibizione e poi non si lascia scappare un applauso durante per paura di influenzare la giuria, qui non è bene accetto&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span lang="SV"&gt;”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right" class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span lang="SV"&gt;Rico&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right" class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span lang="SV"&gt;Nokeys&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;L’anno scorso ho avuto la fortuna di poter fare una lunga chiacchierata con Enrico Vanzina. Verona era tutta un fremito per la parata di stelle e stelline che l’avevano invasa in occasione di Schermi d’Amore e noi ce ne stavamo comodamente seduti, fumando (illegalmente) nella Hall di un elegante Bed &amp;amp; Breakfast, affacciato su una delle piazze più celebri della città. Il padre di “Vacanze di Natale” si è rivelato un uomo di straordinaria cultura cinematografica, disponibile, cortese. “Noi viviamo tra la gente”, ripeteva, parlando anche a nome del fratello Carlo. “Andiamo allo stadio, al cinema, io insegno all’università....”. Questo per sottolineare il fatto che, per quanto malignati dai frequentatori dei cinema d’essai, i loro film hanno un legame quasi biologico con il pubblico. Mi torna in mente una gag di Paolo Villaggio, secondo il quale Margherita Buy, sdegnosa di fronte ad un comico, avrebbe cominciato a salutarlo solo dopo che la Biennale l’ha premiato con il Leone d’Oro alla Carriera. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Che cosa c’entra tutto ciò con una band chiamata Nokeys? Di certo non girano commedie né, tantomeno, compongono musica demenziale. Si tratta, però, di un gruppo che vive a contatto con la gente: non solo di ogni estrazione sociale ma anche di molteplici etnie. Avendo deciso di offrire intrattenimento in modo serio, professionale e apolitico, accade che, troppo spesso, non vengono salutati dalle Margherite Buy di turno. In Italia, purtroppo, esiste un’autoproclamata &lt;i&gt;intelligentia&lt;/i&gt; musicale che non riesce a svincolarsi dai confini di un’illusoria realtà underground. Una generazione di band di scarso talento e nessuna speranza che finge indifferenza nei confronti del fallimento. Accade, allora, che si rifugino nella militanza, omologandosi nelle idee e nel look: tutti uguali, brandizzati peggio di una compagnia di fanti della Wermacht. In molti riparano nel tribalismo provinciale, una religione fondata principalmente sull’onanismo di gruppo. Sostengono di essere a contatto con la massa, di parlare linguaggi popolari, quando, in realtà, si rivolgono ad una fascia ristretta di privilegiati. Studenti ed ex studenti che hanno equivocato del tutto il valore comunicativo della musica e dell’arte in genere (forse confusi da rivoluzioni passate, sulle quali la cultura ufficiale insiste con perseveranza luciferina) e pretendono che tutto si trasformi in altro da sé. “Se ha successo è commerciale, se è commerciale non è bello”, è un vecchio adagio insensato che si ascolta ancora in certi ambienti. Parate di raccomandati, organizzatori politicamente compiacenti, gruppi di “artisti” stonati in costume da “artisti”, sono il pane quotidiano del sottobosco musicale di ogni città. “Alternativi” che, ormai, sono più riconoscibili di un gatto ad un’esposizione canina. Costretti a nascondere la mancanza di idee sotto cacofonie di distorsioni o sperimentalismi circensi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Un mondo assai mediocre che rischia di trasformarsi, per chi possiede un briciolo di talento e l’anticonformismo di voler fare musica senza slogan, in un muro di gomma. Una tappa da saltare del tutto, in cerca di quel salto di qualità che ti spinga fuori dai circuiti del compromesso verso una, forse utopica, libertà espressiva.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Triste è il destino di una forma d’arte che cada nelle mani di una massa di impiegati della disobbedienza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;o:p&gt;A.D.&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-1340063792591183653?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/1340063792591183653/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/underground-vs-nokeys.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/1340063792591183653'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/1340063792591183653'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/underground-vs-nokeys.html' title='Underground vs. Nokeys'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-714786994448199273</id><published>2009-12-05T07:09:00.000-08:00</published><updated>2009-12-11T07:09:47.490-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Misteri'/><title type='text'>Otto Rahn e il Santo Graal</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SyJgFrpsdKI/AAAAAAAAAJo/1wtc82w50oQ/s1600-h/Otto_RahnOtto_Rahn1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SyJgFrpsdKI/AAAAAAAAAJo/1wtc82w50oQ/s320/Otto_RahnOtto_Rahn1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Gli esseri umani hanno bisogno di credere nel trascendente. Religione, superstizione e soprannaturale sono comuni ad ogni società, ogni epoca, ogni continente. Oggigiorno, dopo il grande inurbamento, l’avvento di Internet e della fotografia satellitare, sembrerebbe che non ci sia più spazio per credere in qualcosa che viva ed esista oltre la realtà tangibile. È un errore. L’uomo, più si sente chiuso, immatricolato da una vita soffocante e meccanica, più tenderà verso la ricerca del mistero, di qualcosa che lo salvi dalla banalità del quotidiano. Dan Brown questo lo sapeva bene. “Il Codice Da Vinci” è stato confezionato pensando al desiderio di evasione del lettore. Un libro di avventure, infarcito di rompicapi e misteri attinti dalla letteratura esoterica per hobbisti, con qualche maliziosa frecciata contro Roma e la chiesa. Sembra la ricetta perfetta per diventare miliardari. Ha funzionato. Dan Brown, uno scrittore mediocre, con due libri fallimentari alle spalle (“Angeli e Demoni” e “La Verità del Ghiaccio” sono stati scritti prima de “Il Codice Da Vinci” e poi ristampati) è riuscito anche a trovate un ingrediente non proprio segreto ma infallibile: Il Santo Graal. La ricerca del Graal, in una qualunque delle sue molte forme, ha caratterizzato la storia letteraria e mistica Europea a partire dall’Alto Medioevo fino ad oggi. Promessa di vita eterna o di ricchezza e conoscenza assolute, il Graal è stato al centro della leggenda di Re Artù, nelle sue derivazioni Bretoni (francesi) e Sassoni (inglesi e tedesche) e di quella dei Templari. Non c’è da stupirsi che sia diventato il mistero per eccellenza. La pietra filosofale dell’esoterismo. C’è chi dice che sia la coppa dalla quale Gesù bevve durante l’ultima cena, c’è chi sostiene che Giuseppe d’Arimatea vi raccolse il sangue che sgorgava dal costato del Cristo crocefisso; c’è chi pensò, molto prima di Dan Brown, che si trattasse dello storpiamento di Sang Real, Sangue Reale: la verità sulla discendenza terrena del Figlio di Dio. La letteratura sull’argomento, seria e meno seria,&amp;nbsp; è sconfinata. La collina di Glastonbury in Inghilterra, la cappella di Rosslynn in Scozia, il Crac des Chevaliers in Siria: tutti presunti nascondigli della Coppa, sono, ormai, mete turistiche. Ma c’è qualcuno che abbia veramente cercato il Graal? Qualcuno che abbia fatto i bagagli e, in tempi recenti, sia partito alla sua effettiva ricerca? Esiste qualcuno del quale si abbia almeno il sospetto che possa averlo trovato? Si. Si tratta di una figura ambigua, affascinante e semidimenticata. Dan Brown non lo cita. Ma l’unico cacciatore del Graal degno di credito del novecento è stato Otto Rahn. Rahn nacque il 18 Febbraio del 1904 a Michelstadt, in Germania. Durante gli studi universitari sviluppò un grande interessa per la storia e per la letteratura medioevali. In particolare arrivò alla conclusione che il poema “Parzifal”, scritto da Wolfram von Eschenbach tra il 1200 d. C. e il 1210 d. C., contenesse le reali indicazioni per trovare il Graal. Lo scrittore, pur rimaneggiando la materia già trattata da Chrétien de Troyes nel suo “Le conte du Graal”, rivelava influenze di cultura orientale e citava, come ispiratore diretto, il trovatore Kyot, una figura forse inventata, a volte identificata con Guiot de Provins. Sembra che questa misteriosa figura fosse venuta in contatto con l’eresia Catara o, perlomeno, Rahn ne era convinto. Dal 1929 al 1932 lo studioso tedesco viaggiò in Francia, finendo per stabilirsi in Linguadoca (dove aprì un albergo), nella regione attigua ai Pirenei. Rahn era convinto di aver trovato il rifugio del Graal descritto nel “Parzifal”: quel Munsalvaesche che Wagner aveva rinominato Montsalvat. Si trattava della fortezza Catara di Montsegur. L’eresia catara era stata percepita come una minaccia così grande, da Roma, da meritarsi una crociata tutta sua: l’unica mai proclamata su suolo Cristiano. La crociata Albigese, il cui nome deriva dalla città di Albi, dove, all’epoca, si pensava fosse nata l’eresia (in realtà si trattava di Tolosa), iniziò formalmente nel 1209. Finì con la caduta di Montsegur nel 1244. I catari sostenevano di rifarsi a tradizioni molto più antiche di quelle di Roma e l’etimologia del loro nome derivava dal Greco, col significato di: “Puri”. Per loro lo scontro che li portò all’annientamento era una battaglia tra Amor e Roma, con la parola Amor, amore, sdoganata dalla tradizione poetica della loro regione a significare “il contrario”, la ribellione nei confronti di un centro della fede considerato ottuso e dittatoriale. Amor, inoltre, rotto in A-Mor significa “Senza Morte”, immortale. I rapporti tra catari e Templari erano fitti e le dicerie che un tesoro segreto si nascondesse nelle viscere di Montsegur diffuse in tutta la Francia. Rahn identificò i catari con l’ordine di cavalieri che, nel “Parzifal”, difendeva il graal, il quale non era una coppa ma un gioiello con 144 facce o una collezione di 144 tavolette svelanti i misteri di una fede primordiale. Rahn era particolarmente attratto dall’idea che potesse trattarsi di una delle gemme perse dalla corona di Lucifero nella sua caduta. Lo studioso tedesco identificava Lucifero come un dio solare, il portatore di luce che aveva sconfitto le tenebre dell’ortodossia cattolica. Per anni, da esperto speleologo ed alpinista, esplorò il sottosuolo della rocca e le caverne della regione, spingendosi fino alla grotta di Lombrives, detta la Cattedrale. In questa gigantesca sala sotterranea, alta più di 80 metri, dove i catari svolgevano le loro funzioni (e, prima di loro, veniva venerato il dio iberico del sole Illhomber), trovò pittogrammi che indicavano un’inequivocabile presenza templare (tra cui una raffigurazione della lancia di Longino, il soldato romano che ferì Gesù al costato). Gli abitanti della regione impararono a conoscere Rahn, descrivendolo come un eterno adolescente, con una passione sfrenata per il Graal e la Tradizione Ermetica. Quando, nel 1933, pubblicò il suo primo libro: “Kreuzzug gegen den Gral” (Crociata contro il Graal), attirò molta attenzione. Heinrich Himmler, il gerarca nazista fanatico ricercatore di occultismo, lo volle nelle SS. Venne integrato, come Unterscharfurher, all’interno della Ahnenerbe. La Società per l’Isegnamento e la Ricerca&amp;nbsp; dell’Eredità Ancestrale (Anhenerbe Forschungs- und Lehrgemeinschaft) era stata creata da Himmler e Hermann Wirth nel 1935, con lo scopo di trovare prova dell’esistenza di una cultura ariana preistorica, i cui costumi e la cui religione sarebbero diventati i fondamenti del nuovo mondo dominato dal Reich. I nazisti dipinti nei film di Indiana Jones, intenti alla ricerca dell’Arca dell’Alleanza e del Graal, sono stati una realtà storica. Purtroppo la realtà riesce sempre a superare la fantasia. Le SS cercarono a lungo, nelle montagne del Tibet, l’entrata delle caverne che li avrebbero portati a Shamballa, mitica città dove gli antenati della razza ariana vivrebbero, tutt’oggi, con i loro segreti. Rahn venne mandato in Islanda, alla ricerca di Thule, altra patria mitica dell’arianesimo. Il suo secondo libro “Luzifers Hofgesind” (La corte di Lucifero), del 1937, non raddoppiò il successo. Era, inoltre, intriso d’idee nazionalsocialiste. Nello stesso anno cadde in disgrazia. Venne mandato, per punizione, come guardia al campo di concentramento di Dachau. L’esperienza lo sconvolse. Dopo aver espresso apertamente le sue idee contro la guerra che si stava preparando: “Provo una grande pena per il mio paese. Due settimane fa ero a Monaco. Due giorni dopo ho preferito tornare alle mie montagne. Impossibile, per un uomo liberale e tollerante come me, vivere nella nazione che il mio paese è diventata”, nel 1938 chiederà ed otterrà le dimissioni dalle SS. Nel 1939 verrà trovato congelato sulle sue montagne, probabilmente suicida (forse avvelenatosi). Secondo alcuni la ragione del suicidio fu la presunta omosessualità che lo avrebbe, da lì a poco, portato, a sua volta, in campo di concentramento. Secondo altri venne ucciso perché sapeva troppo o non voleva rivelare abbastanza sul Graal (ipotesi alquanto fantasiosa). Certamente nel 1935 ebbe, sull’argomento, un carteggio segretissimo con Himmler, oggi perduto. Per chi sapeva quanto avesse intimamente abbracciato la fede catara fu un gesto simbolico. Rahn abbandonò volontariamente un mondo che si stava autodistruggendo. La fede catara permette il suicidio, ma solo come atto di auto dissoluzione dalla materia. Come mistica pulsione verso lo spirito. Così morì l’ultimo dei cacciatori del Graal. Inutile giudicarlo solo come un nazista (lo fu per obbligo e convenienza, cosa che, certamente, non lo scagiona dall’aver partecipato ad uno dei massimi orrori del novecento) o, peggio, come un satanista: il suo Lucifero non ha niente a che vedere con il Diavolo. Otto Rahn fu un archeologo ed un visionario che, per eccesso d’entusiasmo e per egoismo, commise degli errori che pagò caramente. Secondo Mario Baudolino, autore de “Il mito che uccide” (Longanesi), un uomo che cercava: «L'illusione del successo, per un periodo brevissimo; e trovò la morte. Per lui il Graal fu veramente “il mito che uccide“. Detto ciò, va aggiunto che Rahn è rimasto come un fantasma dietro la sua opera. Un fantasma ambiguo, ora dipinto come una spia nazista in territorio francese, ora come un ingenuo sognatore». &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-714786994448199273?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/714786994448199273/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/otto-rahn-e-il-santo-graal.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/714786994448199273'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/714786994448199273'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/12/otto-rahn-e-il-santo-graal.html' title='Otto Rahn e il Santo Graal'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SyJgFrpsdKI/AAAAAAAAAJo/1wtc82w50oQ/s72-c/Otto_RahnOtto_Rahn1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-6900357520256936936</id><published>2009-11-28T05:24:00.000-08:00</published><updated>2009-11-28T05:26:00.880-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cinema: curiosità'/><title type='text'>Worst Case Scenario</title><content type='html'>Il migliore film di zombi che non vedremo mai.....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=CTpmQwVbFWk"&gt;http://www.youtube.com/watch?v=CTpmQwVbFWk&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=6cQ-kM3TBKc"&gt;http://www.youtube.com/watch?v=6cQ-kM3TBKc&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-6900357520256936936?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/6900357520256936936/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/worst-case-scenario.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/6900357520256936936'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/6900357520256936936'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/worst-case-scenario.html' title='Worst Case Scenario'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-7984180229961394657</id><published>2009-11-25T11:05:00.000-08:00</published><updated>2009-11-25T11:05:15.927-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Incontri'/><title type='text'>Festival della Letteratura del Crimine, Genova: 26-27-28 novembre 2009</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Verdana; font-size: 8pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;Genova  si tinge di giallo&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; font-size: 12pt;"&gt;,  nella sede dell’Associazione Culturale &lt;b&gt;SATURA&lt;/b&gt;&lt;span&gt;, Piazza Stella 5, Genova.&lt;/span&gt; Il  presidente &lt;b&gt;Mario Napoli e il suo staff&lt;/b&gt; hanno organizzato una tre giorni  dedicata alla letteratura del crimine, &lt;b&gt;26 – 27 – 28 novembre 2009&lt;/b&gt;. L’evento,  alla sua quinta edizione, porterà a Genova trentatré autori nazionali ed  internazionali di successo, suggeriti dalle maggiori case editrici italiane e  straniere. Insieme agli autori interverranno personalità di spicco del mondo  della cultura ed esperti di settore. Il tutto sarà condito da stacchi musicali,  brevi letture e coreografie in tema.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoBodyText3" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;Gli  autori:&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;div class="MsoBodyText3" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Giuseppe &lt;b&gt;Aloe&lt;/b&gt;, Alan D&lt;b&gt;. Altieri&lt;/b&gt;, Federica &lt;b&gt;Astengo&lt;/b&gt;, Giovanni &lt;b&gt;Barlocco&lt;/b&gt;, Lorenzo &lt;b&gt;Beccati&lt;/b&gt;, Giacinto &lt;b&gt;Buscaglia&lt;/b&gt;, Simone &lt;b&gt;Carabba&lt;/b&gt;, Antonio &lt;b&gt;Caron&lt;/b&gt;, &lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;b style="color: red;"&gt;&lt;span style="color: red;"&gt;Adamo &lt;/span&gt;Dagradi&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;, Maria Pia &lt;b&gt;Damiani&lt;/b&gt;, Michele &lt;b&gt;D'Alessandro&lt;/b&gt;, Renato &lt;b&gt;Di Lorenzo&lt;/b&gt;, Ugo &lt;b&gt;Facco De Lagarda&lt;/b&gt;, Enzo &lt;b&gt;Ferrea&lt;/b&gt;, Rossano &lt;b&gt;Garibotti&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;I.M.D&lt;/b&gt;., Luciana &lt;b&gt;Lanzarotti&lt;/b&gt;, Franco&lt;b&gt; Limardi&lt;/b&gt;, Marco &lt;b&gt;Malvaldi&lt;/b&gt;, Angelo &lt;b&gt;Marenzana&lt;/b&gt;, Marcella &lt;b&gt;Mascarino&lt;/b&gt;, Maria &lt;b&gt;Masella&lt;/b&gt;, Bruno &lt;b&gt;Morchio&lt;/b&gt;, Gianfranco &lt;b&gt;Nerozzi&lt;/b&gt;, Marilù &lt;b&gt;Oliva&lt;/b&gt;, Franca &lt;b&gt;Pezzoni&lt;/b&gt;, Ronnie &lt;b&gt;Picciotto&lt;/b&gt;, Cristina &lt;b&gt;Rava&lt;/b&gt;, Francesco &lt;b&gt;Recami&lt;/b&gt;, Paola &lt;b&gt;Ronco&lt;/b&gt;, Renzo &lt;b&gt;Saffi&lt;/b&gt;, Sandro &lt;b&gt;Sansò&lt;/b&gt;, Alessandro &lt;b&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Scarsella&lt;/b&gt;, Grazia &lt;b&gt;Verasani&lt;/b&gt;, Alessandro &lt;b&gt;Zannoni&lt;/b&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Eh sì!! Ci sarò anch'io. Venerdì alle 18. Speriamo che Genova mi accolga bene e non si arrabbi per il trattamento subito nel romanzo.... &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-7984180229961394657?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/7984180229961394657/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/festival-della-letteratura-del-crimine.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/7984180229961394657'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/7984180229961394657'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/festival-della-letteratura-del-crimine.html' title='Festival della Letteratura del Crimine, Genova: 26-27-28 novembre 2009'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-7102700837994713649</id><published>2009-11-09T03:56:00.000-08:00</published><updated>2009-11-09T03:56:41.036-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rassegna stampa: &quot;La felicità dei cani&quot;'/><title type='text'>Su "Il Giornale"</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SvgDTj6s5UI/AAAAAAAAAH0/D-KExyFoQtk/s1600-h/il_giornale_ritaglio.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SvgDTj6s5UI/AAAAAAAAAH0/D-KExyFoQtk/s200/il_giornale_ritaglio.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;La Felicità dei cani è stato notato anche da Il giornale.&lt;br /&gt;Ecco l'articolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ADAMO DAGRADI&lt;br /&gt;MONDO CANE CON OMICIDI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Levisomnus è l’aggettivo coniato da Lucrezio per descrivere «il sonno leggero dei cani».I cani sognano e latrano-i più fortunati,come il mio Hybris, su un comodo divano; gli altri, dove capita. Fiutano e, sempre nel sogno, inseguono cervi immaginari. Tra i pochi viventi capaci di essere felici, sono i protagonisti del romanzo di Adamo Dagradi, appunto, La felicità dei cani (Mursia, pagg. 286, euro 17). Un giallo dalle atmosfere cupe e invernali, in cui poliziotti che il mestiere ha indurito si confrontano con le proprie fobie. Mentre loro, i cani, semplicemente se la godono. Saggi e filosofi,come insegnava Diogene il cinico, sarebbero splendidi maestri di vita, se solo ne avessimo consapevolezza...&lt;br /&gt;Felice Modica, Il Giornale, 1 aprile 2009&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SvgDa4UcCeI/AAAAAAAAAH8/_C8GBCHUpxs/s1600-h/il_giornale_primo_aprile.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SvgDa4UcCeI/AAAAAAAAAH8/_C8GBCHUpxs/s320/il_giornale_primo_aprile.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-7102700837994713649?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/7102700837994713649/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/su-il-giornale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/7102700837994713649'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/7102700837994713649'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/su-il-giornale.html' title='Su &quot;Il Giornale&quot;'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SvgDTj6s5UI/AAAAAAAAAH0/D-KExyFoQtk/s72-c/il_giornale_ritaglio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-3848066897880347193</id><published>2009-11-09T01:17:00.000-08:00</published><updated>2009-11-09T01:18:48.679-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Incontri'/><title type='text'>Presentazione alla Fnac Verona</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SvfeCBITxDI/AAAAAAAAAHs/EeqNsytLTE0/s1600-h/l%27arena2-piccolo.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SvfeCBITxDI/AAAAAAAAAHs/EeqNsytLTE0/s320/l%27arena2-piccolo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Con un po' di ritardo ecco a voi il resoconto firmato dalla gentilissima collega Silvia Bernardi della prima presentazione del romanzo tenutasi al Forum Fnac di Verona&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ringrazio Silvia Franceschini per l'ospitalità e Donatello Bellomo per le parole fin troppo incoraggianti spese sulla mia persona e sul mio libro.&lt;br /&gt;Il ringraziamento più grande và a tutti gli amici, parenti, conoscenti e curiosi che sono stati ad ascoltarci e hanno comprato il libro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se cliccate sull'immagine s'ingrandisce e potete leggere. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-3848066897880347193?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/3848066897880347193/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/con-un-po-di-ritardo-ecco-voi-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/3848066897880347193'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/3848066897880347193'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/con-un-po-di-ritardo-ecco-voi-il.html' title='Presentazione alla Fnac Verona'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SvfeCBITxDI/AAAAAAAAAHs/EeqNsytLTE0/s72-c/l%27arena2-piccolo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-4172491945021558990</id><published>2009-11-09T01:14:00.000-08:00</published><updated>2009-11-09T01:14:36.219-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rassegna stampa: &quot;La felicità dei cani&quot;'/><title type='text'>Il primo feedback dai lettori</title><content type='html'>Questi tre gentilissimi commenti li ho trovati sulla bacheca della libreria online IBS.it; giuro che non li ho scritti io. Se li ha scritti qualche amico o conoscente preferisco non saperlo....nel frattempo ho deciso di godermeli e basta: non capita spesso di ricevere complimenti da sconosciuti. Grazie a Tessa, Giovanni e Arianna!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.ibs.it/code/9788842540878/dagradi-adamo/felicita-dei-cani.html&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;giovanni (27-03-2009)&lt;br /&gt;Sono d'accordo con Tessa. Aspetto il seguito. Che ne sarà della sorella di Jelena? E il povero Orlando riuscirà a dimostrare a sè stesso di essere un uomo coraggioso? Un esordio brillante ed intenso.&lt;br /&gt;Voto: 5 / 5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tessa (26-03-2009)&lt;br /&gt;Un bel libro, mi ha piacevolmente stupita. La sua forza sta, piu' che nella trama -che regala peraltro un azzeccato ed inaspettato colpo di scena nel finale- nell'atmosfera che l'autore riesce a creare. E' un'atmosfera confezionata con gusto ed intelligenza e che anima luoghi e personaggi. la storia si svolge in una citta' di mare (potrebbe essere qualunque citta' portuale italiana..ma il richiamo a Genova è chiaro), nel labirinto dei suoi vicoli tetri, teatro di ogni forma di corruzione umana. E corrotta, dolente (e dolorante) è l'umanita' che l'autore descrive. nessun eroe, ma un gruppo di uomini raccontati nei loro difetti, problemi, paure; cosi' imperfetti ed acciaccati ..che è difficile non fare il tifo, alla fine, per la loro credibilissima ed a tratti commovente, "umanita". Un romanzo d'esordio che si legge d'un fiato; una scrittura scorrevole, ma al contempo ricca ed evocativa.&lt;br /&gt;Voto: 4 / 5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;arianna (30-03-2009)&lt;br /&gt;Si legge tutto d’un fiato. Giallo? Noir? Poliziesco? Non è possibile una definizione precisa, sarebbe troppo restrittivo. Libro che prescinde dalla classificazione e in parte anche dalla trama. I delitti, le scommesse, la corruzione e la fragilità umana. Eroi di ogni giorno che ogni giorno si contraddicono travolti dai fantasmi e dall’insicurezza. Uomini a pezzi in una città a pezzi, in bilico tra un’antica dignità e il degrado globale. Linguaggio crudo, ricco,azzeccato. A quando il seguito?&lt;br /&gt;Voto: 4 / 5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo, invece, è apparso su Bol.it (http://ilmessaggero.bol.it/libri/scheda/ea978884254087.html)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2009-03-27&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un romanzo crudo ed allo stesso tempo poetico, che trae la sua forza da un' ambientazione molto particolare. Una Genova multirazziale e corrotta, che ricorda , nelle atmosfere, il film Blade Runner. Personaggi ai quali è facile affezionarsi......lo consiglio a tutti!!!&lt;br /&gt;Voto 4 / 5&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-4172491945021558990?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/4172491945021558990/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/il-primo-feedback-dai-lettori.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/4172491945021558990'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/4172491945021558990'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/il-primo-feedback-dai-lettori.html' title='Il primo feedback dai lettori'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-6686077908808403297</id><published>2009-11-07T16:53:00.001-08:00</published><updated>2009-11-30T03:57:18.312-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rassegna stampa: &quot;La felicità dei cani&quot;'/><title type='text'>Recensione de L'Insolito della "Felicità dei cani"</title><content type='html'>Ciao a tutti, è uscito sul sito http://www.linsolito.net/ un bell'articolo di Gianluca De Salve, sulla "Felicità dei cani". Grazie!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Un noir feroce come un combattimento tra animali&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;&lt;i&gt;Morte, velocità e mistero si rispecchiano in un mare d’inverno&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Il ritrovamento dei cadaveri di tre giovani donne all’interno di un vecchio cimitero ormai dimenticato innesca indagini frenetiche, convulse e sofferte, che finiranno col perdersi e ritrovarsi, nel loro filo conduttore, più di una volta, andando a sbattere contro molte porte dietro le quali si cela il “male” dell’umanità raffigurato in alcuni dei suoi istinti più sanguinari e violenti.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;La Felicità dei cani&lt;/i&gt; è un romanzo avvolgente, che non lascia tregua, mai una pausa, sempre in tensione nello svolgersi degli eventi, una trama ad alta velocità con un ritmo crescente che sorprende gli stessi personaggi del romanzo, mischiandoli nel cuore di una città portuale dalla quale vengono assorbiti totalmente fino a perdersi e muoversi in essa come i cani o i gatti randagi che ne popolano le strade.&lt;br /&gt;La squadra impegnata nelle indagini è un complesso di caratteri e personalità totalmente contrastanti tra di loro e la miscela che riesce a comporre con essi l’autore Adamo Dagradi è quell’elemento che permette al romanzo di coinvolgerci ancora maggiormente. Ognuno di loro è delineato nei minimi particolari, dal nuovo commissario convinto di portare sfiga a ogni centrale in cui va prestare servizio a tutti gli ispettori che si susseguono nella vicenda con i loro drammi, comportamenti, vizi, aspirazioni e delusioni raccolte nel corso della propria vita.&lt;br /&gt;Il linguaggio incisivo, fluido e ben delineato si modella all’andamento degli eventi senza ostacolarli o rallentarli ma allo stesso tempo scorge ogni particolare, dettaglio o profilo sia della città che dei protagonisti all’interno del cui gruppo non può fare a meno di spiccare la figura di Jelena, l’agente originaria dell’ex Jugoslavia, morsa da un tormento interiore continuo per il suo passato e distrutta ancora di più dalla sua situazione famigliare attuale, corrotta per piccole somme ma pronta a sacrificare anche la propria vita nel corso delle indagini, bella e misteriosa, violenta e indifesa proprio come gli occhi dei cani durante le lotte clandestine a cui lei partecipa come scommettitrice e vittima allo stesso tempo.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;La Felicità dei cani&lt;/i&gt; è un libro nel quale immergersi completamente, avvertendone ogni emotività ed eccesso che riesce a trasmetterci con quella sensazione di scoperta che accompagna i protagonisti stessi del romanzo nel corso di tre giorni durante i quali lotteranno contro molte delle loro paure e dei loro fantasmi.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Gianluca De Salve&lt;/b&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-6686077908808403297?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/6686077908808403297/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/recensione-del-re-censore-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/6686077908808403297'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/6686077908808403297'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/recensione-del-re-censore-della.html' title='Recensione de L&apos;Insolito della &quot;Felicità dei cani&quot;'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-983825829261101979</id><published>2009-11-07T16:51:00.000-08:00</published><updated>2009-11-08T12:22:24.434-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rassegna stampa: &quot;La felicità dei cani&quot;'/><title type='text'>Recensione di Giuseppe Pederiali per "La felicità dei cani"</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SZ2e1ur4RLI/AAAAAAAAACo/Osn-96nHiEg/s1600-h/recensione_pederiali.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5304570582014641330" src="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SZ2e1ur4RLI/AAAAAAAAACo/Osn-96nHiEg/s320/recensione_pederiali.jpg" style="float: left; height: 320px; margin: 0pt 10px 10px 0pt; width: 154px;" /&gt;&lt;/a&gt;«LA FELICITÀ DEI CANI» DEL GIORNALISTA ADAMO DAGRADI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;UN GRANDE NOIR METROPOLITANO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’indagine senza respiro tra corruzione, omicidi, vizio e personaggi insospettabili&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni bar notturni sembrano dipinti da Edward Hopper, le strade, anche quando non piove, sembrano appartenere alla topografia della piovosa Los Angeles di «Blade Runner», e molti dei personaggi ci appaiono come replicanti alieni, anche se leggono «La Gazzetta dello Sport» o indossano la maglietta degli U2. Viviamo i n un mondo globalizzato nello spazio e nel tempo. Globalizzato, livido e violento, e con troppa gente attorno, come dice Goto, uno dei ben disegnati personaggi di questo struggente romanzo: «..Siamo come quelle bestie dello zoo che stanno in una gabbia troppo piccola e cominciano a girare in tondo e in tondo e smettono di pensare...». Il titolo è «La felicità dei cani» (Mursia, 277 pagine, 17 euro), lo ha scritto Adamo Dagradi, ed è un noir, anche se la classificazione all’interno di un genere letterario è sempre una forzatura di comodo quando si tratta di un romanzo maturo e felice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Los Angeles non a caso. Ecco il poliziotto di guardia all’ospedale che legge una copia spiegazzata del «Grande sonno» di Raymond Chandler, ed ecco che la Genova del romanzo si sovrappone alla metropoli californiana e diventa una città di mare senza nome (la parola Genova non l’abbiamo trovata). Non che Adamo Dagradi abbia seguito la scia di sceneggiatori e scenografi di film americani: questo inferno è tutto nostro, italiano, originale, riconoscibile e firmato, ma nel medesimo tempo lo potremmo battezzare con un altro nome di metropoli. Di sicuro nessuno aveva finora raccontato Genova con tanto crudele amore. E’ un romanzo corale, protagonista una squadra di poliziotti, anche se poi il riflettore predilige lei, Jelena, ispettore con molti problemi privati, a cominciare da un padre alcolista e una sorella sbandata. Jelena «così bella, se sai guardare». Così piena di dolore e delusione. Corrotta e incorruttibile. L’incarnazione vivente di tutte le contraddizioni della città...». Squadra efficiente, con alla testa il commissario Orlando, appena arrivato, un ometto sbiadito, sottovalutato dagli altri e da se stesso, ma che ben presto mostrerà artigli e zanne. Facile pronosticare che la coppia Orlando-Jelena diventerà importante nel panorama della nostra letteratura gialla. Indovinati anche gli altri della squadra, dall’esperto Sciaccaluga al giovane Lorenzi, lo sbarbatello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il caso è di quelli tosti. Nel Cimitero monumentale, dentro cappelle private che nessuno visita mai, sono stati casualmente rinvenuti i cadaveri di tre giovani donne. Uccise e seviziate. Con segni di necrofilia. Due sono prostitute straniere (Europa dell’est e Cina), una è una studentessa italiana. Un serial killer? Una setta satanica? Gli indizi portano in queste direzioni, e il caso sembra risolto non appena le indagini sfociano in una movimentata cattura. Le prove ci sono, concrete, ma... Il commissario Orlando non è convinto che il pesce caduto nella trappola sia quello giusto: troppo piccolo e fragile, per quanto mostruoso. Adamo Dagradi, in un crescendo di suspense, tra carrugi e strade sopraelevate, ci conduce con prepotenza verso la verità nascosta, che è la più sconvolgente che potessimo immaginare. Ma anche la più credibile, sulla scorta delle notizie di cronaca nera delle quali, volenti o nolenti, quotidianamente ci nutriamo. E i cani del titolo? Ci sono. Dal pitbull femmina che Orlando salva da una sicura morte per inedia, all’atroce lotta tra cani nel cortile di uno sfasciacarrozze, dove gli scommettitori puntano soldi (c’è Jelena tra loro), mirabilmente raccontata in contemporanea alla caccia all’uomo. E poi i due cani amati da Sciaccaluga, il poliziotto che frequenta le prostitute. Una la porta a casa, una bella negretta, e poi le lascia le chiavi affinché, la mattina dopo, porti a spasso i due cani. Pensiero di Sciaccaluga: «Se più poliziotti andassero con le puttane, le puttane starebbero meglio».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poliziotti veri, con molti difetti. Qualcuno prende mazzette, qualcuno mena. Raccontati con umanità, senza sconti per nessuno. Ottima la colonna sonora, importante anche se il lettore deve suonarsela dentro la testa sulla base delle indicazioni, comunque precise, dai Led Zeppelin ai cantanti pop italiani preferiti da Sciaccaluga e citati solo per nome: Bruno, Adriano e Paolo. Forse Bruno Lauzi e Paolo Conte, vicini a Genova. E Adriano chi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe Pederiali, L'Arena, 19 febbraio 2009, pag 47&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-983825829261101979?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/983825829261101979/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/recensione-di-giuseppe-pederiali-per-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/983825829261101979'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/983825829261101979'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/recensione-di-giuseppe-pederiali-per-la.html' title='Recensione di Giuseppe Pederiali per &quot;La felicità dei cani&quot;'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SZ2e1ur4RLI/AAAAAAAAACo/Osn-96nHiEg/s72-c/recensione_pederiali.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-520934429517542011</id><published>2009-11-07T05:58:00.000-08:00</published><updated>2009-11-08T12:21:53.880-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Romanzo: &quot;La felicità dei cani&quot;'/><title type='text'>Come e dove trovare "La felicità dei cani"</title><content type='html'>"La felicità dei cani" è edito da Mursia. Lo trovate nelle migliori librerie su tutto il territorio italiano a un prezzo di copertina di 17 euro. Se non fosse disponibile sul momento potete ordinarlo: vi arriverà nel giro di pochi giorni. Se volete ordinarlo su internet basta cercare il titolo del romanzo con google e troverete parecchi siti in grado di spedirvelo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-520934429517542011?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/520934429517542011/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/come-e-dove-trovare-la-felicita-dei.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/520934429517542011'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/520934429517542011'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/come-e-dove-trovare-la-felicita-dei.html' title='Come e dove trovare &quot;La felicità dei cani&quot;'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-6415210777819605311</id><published>2009-11-07T05:53:00.001-08:00</published><updated>2009-11-08T12:21:28.225-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Romanzo: &quot;La felicità dei cani&quot;'/><title type='text'>La Trama della "Felicità dei cani"</title><content type='html'>L’ispettore di polizia Jelena Della Rebbia è nel mirino degli affari interni. Sommersa dai debiti e perseguitata da un passato violento è finita in un vicolo cieco fatto di taglieggiamenti e scommesse clandestine. La sua casa è il XX&lt;sup&gt; &lt;/sup&gt;distretto, stazione periferica di una città portuale. Unica consolazione l’affetto dei colleghi, il veterano Sciaccaluga, il silenzioso Scarpa, il giovane Lorenzi. È un inverno gelido, mancano pochi giorni al 31 dicembre e gli ispettori attendono l’arrivo di un nuovo commissario. Ma quella di Eugenio Orlando non sembra essere la figura autoritaria che molti si auguravano. Il tempo per le presentazioni dura poco. Tre cadaveri di donne vengono scoperti tra le tombe di un cimitero abbandonato. Con il passare delle ore l’ipotesi serial killer si trasforma nella caccia sanguinaria a una realtà criminale che arriva a coinvolgere alcuni insospettabili. Una staffetta di colpevoli in grado di mettere in pericolo le vite degli agenti del XX&lt;sup&gt; &lt;/sup&gt;distretto e, mentre la città si prepara a festeggiare il capodanno, anche quelle delle loro famiglie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-6415210777819605311?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/6415210777819605311/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/la-trama-della-felicita-dei-cani.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/6415210777819605311'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/6415210777819605311'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/la-trama-della-felicita-dei-cani.html' title='La Trama della &quot;Felicità dei cani&quot;'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-2534508838133738140</id><published>2009-11-07T05:51:00.000-08:00</published><updated>2009-11-09T06:22:49.624-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Romanzo: &quot;La felicità dei cani&quot;'/><title type='text'>Genesi per cani infelici</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SvgkxGUL8nI/AAAAAAAAAIE/P4ybQwu23ok/s1600-h/Blade+runner3.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SvgkxGUL8nI/AAAAAAAAAIE/P4ybQwu23ok/s200/Blade+runner3.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="Content-Type"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Word.Document" name="ProgId"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Generator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Originator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;style&gt;&lt;!-- /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal	{mso-style-parent:"";	margin:0cm;	margin-bottom:.0001pt;	mso-pagination:widow-orphan;	font-size:12.0pt;	font-family:"Times New Roman";	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";}@page Section1	{size:595.3pt 841.9pt;	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;	mso-header-margin:35.4pt;	mso-footer-margin:35.4pt;	mso-paper-source:0;}div.Section1	{page:Section1;}--&gt;&lt;/style&gt;Si potrebbe dire, romanzando la genesi della “Felicità dei cani”, che per scriverlo ci ho messo trent’anni. Ne avevo solo otto quando uscii perplesso e turbato dal cinema Grifone di Rapallo: avevo appena visto “Blade Runner”. Non ci avevo capito niente. Qualcosa, però, di quelle atmosfere cupe e allucinate, di quella futuribile malinconia, mi era entrato sotto la pelle. Sapevo, anche se forse non consciamente, che Genova, vicina ma sconosciuta, intravista dai cavalcavia andando e tornando dalle vacanze, possedeva tutta la ferocia estetica della metropoli inventata da Ridley Scott. Era un labirinto scosceso, mi faceva paura, me la fa tutt’oggi. &lt;u1:p&gt;&lt;/u1:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/Svgk66lh7CI/AAAAAAAAAIM/XFAkk8r3Tb0/s1600-h/0011746CD.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/Svgk66lh7CI/AAAAAAAAAIM/XFAkk8r3Tb0/s200/0011746CD.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Sul fronte letterario la passione per i lambiccamenti di Sherlock Holmes passò appena misi le mani su “Addio mia amata” di Raymond Chandler.&lt;span id="goog_1257776312289"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="goog_1257776312290"&gt;&lt;/span&gt; C’era qualcosa di struggente, romantico e violento nelle sue pagine: erano umanissime e sovrumane al contempo. Philip Marlowe entrò nel pantheon dei miei eroi al fianco di Luke Skywalker e Han Solo. Dopo di lui scoprii Ross McDonald e poi il precursore Dashiel Hammett. Più avanti rimasi intrigato dall’inedita coralità dei romanzi di Ed McBain. Oggi leggo Michael Connelly, anche se non mi piace più come un tempo. &lt;u1:p&gt;&lt;/u1:p&gt;E l’Italia? “Quel pasticciaccio brutto di Via Merulana”, Scerbanenco, una passione fugace per le avventure di Sarti Antonio scritte da Loriano Macchiavelli. C’è un filtro, però, nell’attaccamento nostrano alle storie di provincia, nell’insistenza politica, nella refrattarietà all’azione, che mi ha sempre tenuto lontano dal giallo targato Italia.&lt;u1:p&gt;&lt;/u1:p&gt;Anche al cinema, prima ancora che scriverne diventasse un lavoro, mi ero appassionato al poliziesco: “Il braccio violento della legge”, “Bronx 41&lt;sup&gt;o&lt;/sup&gt; distretto”, il noir fumetto “Nikita”, il capolavoro “Heat – La sfida”, “The Shield” in televisione. Purtroppo non so girare film.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SvgljF5s5fI/AAAAAAAAAIU/H-b44f1F7N0/s1600-h/Heat-thumb.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SvgljF5s5fI/AAAAAAAAAIU/H-b44f1F7N0/s200/Heat-thumb.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Ma ho sempre scritto. &lt;u1:p&gt;&lt;/u1:p&gt;Le prime tracce della “Felicità dei cani” le ho ritrovate in una minuscola raccolta di racconti, mi piace chiamarle fotografie, intitolata “La città di ferro”. Scatti metropolitani, con per protagonisti piccoli criminali, prostitute e gente comune. Ingenui, sì, ma scritti e riscritti così tante volte da maturare insieme a me. Tanto che uno di loro, “Il gatto”, è finito quasi integralmente nelle ultime pagine del romanzo. E poi una serie infinita di progetti iniziati e abbandonati, tra cui esperimenti horror e di fantascienza, e due (orribili) commedie teatrali. Tutte le cose migliori, però, puntavano nella stessa direzione: scrivere un poliziesco italiano che contenesse, per una volta, dosi eque di adrenalina, atmosfera e introspezione. Scritto col ritmo e la struttura di una sceneggiatura. &lt;u1:p&gt;&lt;/u1:p&gt;Riguardo a stile e atmosfera mi resta da citare un autore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SvglpKdsAmI/AAAAAAAAAIc/faVGUEIZZsA/s1600-h/Algren.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SvglpKdsAmI/AAAAAAAAAIc/faVGUEIZZsA/s200/Algren.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Nelson Algren è il più grande dimenticato del ‘900. Una di quelle firme che possono cambiarti la vita. La povertà e la poesia della sua Chicago criminale si adattano a ogni luogo e ogni epoca: dalla Londra di Dickens alla Napoli di Saviano. Quando trovai una copia di “Camminata selvaggia”, nella biblioteca comunale di Santa Margherita Ligure, il mio fato fu segnato. &lt;u1:p&gt;&lt;/u1:p&gt;Non ho mai battuto un tasto del computer senza una colonna sonora. Ogni pagina ha il suo cd. Agli autori e ai cineasti citati è doveroso quindi affiancare alcuni musicisti i cui spartiti e i cui testi sono stati fondamentali per aiutare la nascita della “Felicità dei cani”. &lt;span lang="EN-GB"&gt;Lou Reed, Tom Waits e Bruce Springsteen in testa. &lt;/span&gt;Ma anche le atmosfere strumentali di Brian Eno, degli Stars of the Lid e degli Explosions in the Sky.&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-2534508838133738140?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/2534508838133738140/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/genesi-per-cani-infelici.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/2534508838133738140'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/2534508838133738140'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/genesi-per-cani-infelici.html' title='Genesi per cani infelici'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SvgkxGUL8nI/AAAAAAAAAIE/P4ybQwu23ok/s72-c/Blade+runner3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-5500422123434578169</id><published>2009-11-01T06:34:00.000-08:00</published><updated>2009-11-09T06:49:54.960-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Misteri'/><title type='text'>Ouija Boards: una porta sull'ignoto</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SvgrhFXqbzI/AAAAAAAAAIk/WWv4rNGGitg/s1600-h/ouija-board.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SvgrhFXqbzI/AAAAAAAAAIk/WWv4rNGGitg/s200/ouija-board.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/Svgrn4WsnVI/AAAAAAAAAIs/W9ufbFchXc8/s1600-h/OuijaBoard_Dragons2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/Svgrn4WsnVI/AAAAAAAAAIs/W9ufbFchXc8/s200/OuijaBoard_Dragons2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;I) Genesi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti identificano la nascita del moderno spiritismo con la pubblicizzazione del lavoro delle sorelle Kate e Margaret Fox, due medium che, nel 1848, esplorarono, per prime, il mondo delle sedute spiritiche.&lt;br /&gt;Una cosa è certa, dalla metà dell'ottocento in poi gli strumenti per contattare gli spiriti dei defunti o entità aliene alla natura umana aumentarono esponenzialmente. I primi medium cercarono di comunicare con i loro ospiti attraverso il conteggio di colpi dati dalle entità ai tavoli delle sedute, applicati all'alfabeto o a codici di risposte più sintetiche: uno per "si", due per "no" e così via.&lt;br /&gt;In seguito si cominciò ad usare uno strumento chiamato Planchette, dal nome del medium francese che lo inventò: un triangolino di legno con due piccole gambe fornite di rotelle ed una matita puntata verso il basso come terza gamba. La Planchette si posizionava su un foglio di carta, il medium vi poneva sopra la mano e lasciava che lo spirito s'impossessasse di lui e scrivesse. Questa tecnica, aperta ad ogni genere di contraffazione, diede vita alla Scrittura Automatica, ancora oggi molto praticata nelle sedute spiritiche (se ne può ammirare un esempio convincente verso la fine di The Others). Altri medium scioccavano i loro ospiti cadendo in uno stato di apparente catatonia e poi parlando con altre voci o in altre lingue attraverso la tecnica della Trance.&lt;br /&gt;Ma è nella seconda metà del secolo diciannovesimo che doveva nascere lo strumento che avrebbe cambiato il mondo dello spiritismo per sempre. L'Ouija Board, la cui paternità è affidata legalmente a Elijah J. Bond (inventore), Charles W. Kennard e William H. Maupin (proprietari dei diritti di commercializzazione) tutti di Baltimora, Maryland, con un documento del 28 Maggio 1890, era probabilmente in uso negli ambienti esoterici degli Stati Uniti centrali già da anni. In particolare sembra che la sua patria natale fosse l'Ohio, dove nel 1886, secondo un articolo del New York Daily Tribune, aveva scatenato una vera e propria moda, così diffusa da rasentare l'isteria collettiva. &lt;br /&gt;Le leggende su come nacque il nome Ouija sono molte: alcuni dicono che Kennard decise di chiamarla come la parola egizia che significa "buona fortuna", ma questa teoria è smentita dalla stessa lingua egiziana, altri dicono che fu la tavoletta stessa a scrivere più volte questa parola durante una seduta di Kennard. È possibile che il nome venga dalla città Marocchina di Oujda, visto l'amore dell'epoca verso l'esoterismo orientale ed il fachirismo. William Fuld, il successivo proprietario dei diritti per la vendita, ne reinventò la storia ed il nome, sostenendo di averla creata lui e battezzata fondendo le parole francese e tedesca per si: "oui" e "ja".&lt;br /&gt;La produzione delle Ouija Boards cominciò nel 1890 e dura tutt'oggi. Esse vengono vendute come se fossero un gioco, ma molti sostengono, forse non a torto, che non lo siano per niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;II) Manifattura ed uso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id="goog_1257777240953"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="goog_1257777240954"&gt;&lt;/span&gt;Una tavoletta Ouija può avere qualsiasi forma, è essenziale che essa contenga, scritto od inciso, l'intero alfabeto inglese nell'ordine esatto, i numeri progressivi da 0 a 9 (spesso a partire dall'uno e finendo con lo zero dopo il nove), la parola "si", la parola "no" e due formule di saluto, una per cominciare ed una per terminare la seduta (in inglese Good-eve e Good-night). Se si dovessero usare delle carte con le lettere stampate o solo scritte su dei foglietti, l'alfabeto va costruito in circolo e come puntatore deve essere usato un bicchiere (è la tecnica usata, accuratamente, nel film Long Time Dead). &lt;br /&gt;Ecco le istruzioni scritte sulla scatola della tavoletta commercializzata da W. Fuld nel 1902:&lt;br /&gt;" 1) Mettete la tavoletta sulle ginocchia di due persone, meglio se un uomo ed una donna. Ora appoggiate le dita sul puntatore ma senza fare pressione di modo che possa muoversi liberamente sulla tavoletta (ai tempi il puntatore era, a sua volta, un minuscolo tavolino di quattro centimetri di lato, che andava a sovrapporsi alle lettere). Da uno a cinque minuti dopo esso comincerà a muoversi (……..)&lt;br /&gt;2) Una persona alla volta dovrà fare le domande (….) ed esse dovranno essere accurate e pronunciate lentamente.&lt;br /&gt;3) Per ottenere il miglior risultato è importante che le persone presenti siano concentrate su ciò che stanno facendo e non parlino d'altro. Nessuno abbia un contegno ironico e tutti si comportino in maniera rispettosa. (…)"&lt;br /&gt;Si procede poi con consigli su come tenere sempre pulita la superficie della tavola e le gambe del puntatore. Non viene invece specificato come si devono usare le formule di benvenuto e di chiusura.&lt;br /&gt;I moderni usufruitori di Ouija avvisano che durante le prime esperienze può non accadere nulla. Viene posta particolare enfasi sulla necessità di trovare un luogo tranquillo, sulla serietà delle domande, sul non usare droghe che alterino le percezioni prima di una seduta. Si consiglia inoltre di muovere il puntatore sulla tavoletta in cerchio o a formare un 8 orizzontale (il simbolo dell'infinito), ed attendere la sensazione che esso voglia dirigersi verso una lettera o fermarsi su di essa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;III) Teorie&lt;br /&gt;&lt;span id="goog_1257777240967"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="goog_1257777240968"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Esistono due teorie sul funzionamento delle Ouija, una scientifica ed una spiritistica. La prima è chiamata teoria dell'Automatismo, clinicamente: "risposta ideomotoria". In pratica il subconscio di chi muove il puntatore prende il controllo senza che questi se ne accorga. Se più di una persona sta tenendo il puntatore si parla di automatismo collettivo, ma è una teoria che vive ai confini della scienza. I vecchi indicatori-tavolino si tenevano tra l'indice ed il pollice, era facile, quindi, consciamente o no, muoverli sulla tavoletta ingannando gli altri partecipanti. Sulle moderne frecce si appoggia solo l'indice e può diventare problematico ingannare o lasciarsi ingannare, anche se esse scorrono sulla tavola molto più agevolmente. Alcuni usano magneti legati sul ginocchio per spostare frecce-magnete, un vecchio trucco da illusionisti, sempre efficace. &lt;br /&gt;La seconda teoria è quella dello Spiritismo e sostiene, naturalmente, che la tavoletta si metta effettivamente in contatto con entità disincarnate: fantasmi, spiriti mai stati umani ed altro. È da sottolineare che ogni giorno migliaia di persone al mondo usano le Ouija Boards, non solo in presenza di medium ma anche tra amici, essendo queste vendute come giocattolo in tutti i paesi anglosassoni e buona parte delle sedute porta ad un contatto. Ancora una volta la legge scientifica dei grandi numeri, della probabilità, lavora contro la scienza stessa: possono essere tutti cialtroni o persone molto autosuggestionabili?&lt;br /&gt;Che cosa sono questi spiriti? Sembra che tutto l'invisibile sia attratto dalle Ouija: tra le migliaia di testimonianze di usufruitori di tavolette, il maggior numero parla di anime defunte che vogliono comunicare con i vivi, dando nomi ed indicazioni precise sulla loro identità, storia, morte. Molte sono però le storie di altri contatti, entità senza nome, abili nello spacciarsi per parenti o amici morti, precedenti abitanti delle case ed altro e pronte a spingere i contattisti ad azioni violente, tormentandoli poi nel caso di un rifiuto. Demoni? ( come quello che chiamandosi Capitan Howdy contatta attraverso la Ouija di famiglia la piccola Regan nell'Esorcista, prima di impossessarsene). Spiriti naturali maligni? O solo pazzia o disturbi latenti di uomini e donne propensi a perdere il controllo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IV) Superstizioni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Col passare dei decenni la comunità degli amanti dell'Ouija ha sviluppato alcune leggende e superstizioni sull'uso delle tavolette che si sono trasformate in veri e propri tabù, le copio integralmente dal "Museum of talking boards":&lt;br /&gt;•&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Mai giocare da soli&lt;br /&gt;•&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Mai lasciare che gli spiriti percorrano i numeri o l'alfabeto in ordine fino all'inizio o alla fine, perché così potrebbero uscire dalla tavoletta.&lt;br /&gt;•&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Se il puntatore tocca i quattro angoli della tavoletta hai contattato uno spirito maligno.&lt;br /&gt;•&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Se il puntatore cade dalla tavola lo spirito sarà libero.&lt;br /&gt;•&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Se contatti uno spirito maligno gira il puntatore al contrario ed usalo così. (Esiste una lunga tradizione sul rovesciamento degli oggetti per scacciare spiriti pericolosi o solo dispettosi, in Irlanda, ad esempio, si dice che se un folletto ti insidia o ti fa perdere la strada di casa per cacciarlo è sufficiente indossare la propria giacca al contrario. N.d.A.). &lt;br /&gt;•&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; La sessione va chiusa con il saluto di cortesia o gli spiriti resteranno incastrati nella tavoletta.&lt;br /&gt;•&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Mai usare una Ouija quando si è deboli o malati perché più aperti alla possessione di qualsiasi tipo.&lt;br /&gt;•&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Gli spiriti spesso cercano di creare delle missioni per il contattista nel tentativo di attirarlo sempre più spesso verso l'uso della tavola. (Indipendentemente dalla vera ragione molte persone sono effettivamente rimaste letteralmente schiave dell'Ouija, una dipendenza psicologica simile a quella per la droga. N.d.A.)&lt;br /&gt;•&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Gli spiriti maligni cercheranno di vincere la simpatia del "giocatore" con bugie e facendogli ritrovare oggetti che ha perduto o preziosi smarriti da altri.&lt;br /&gt;•&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Mai usare una Ouija in un cimitero o dove è accaduta una morte violenta.&lt;br /&gt;•&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Le prime Ouija erano fatte con il legno di una bara ed usavano un chiodo della stessa come puntatore. (Non esistono riscontri documentati per questa "leggenda urbana". N.d.A.)&lt;br /&gt;•&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Qualche volta uno spirito maligno può impossessarsi della tavola ed impedire ad altri di entrare.&lt;br /&gt;•&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Quando si usa un bicchiere come puntatore pulirlo prima tenendolo su una candela accesa.&lt;br /&gt;•&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ouija buttate via tornano per tormentare il vecchi proprietario o i suoi discendenti (sic!).&lt;br /&gt;•&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Se bruciata una Ouija Board urlerà. Chi sente questo gemito ha meno di 36 ore da vivere. Per spezzare l'incantesimo rompere la tavola in sette pezzi, bagnarla con acqua santa e seppellirla. (Come si rompe un oggetto che si è appena bruciato? La notizia sull'urlo della tavola bruciata è, però, molto diffusa. N.d.A.)&lt;br /&gt;•&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Le lettere su foglietti di carta di una Ouija fatta in casa si dispongono in un cerchio per impedire l'uscita degli spiriti.&lt;br /&gt;•&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Se si mette una moneta d'argento sulla Ouija nessun spirito maligno potrà uscirne.&lt;br /&gt;•&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; MAI lasciare il puntatore sulla tavola se non la si sta usando.&lt;br /&gt;•&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Mai chiedere di Dio, della data o delle modalità della propria morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;V) Conclusioni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le Ouija Boards non sono un gioco. Non soltanto la Chiesa, ma moltissimi Medium e Parapsicologi ne sconsigliano vivamente l'uso da parte di persone non esperte alle pratiche Spiritiche. Questi oggetti sono pericolosi, è scientificamente provato che causano assuefazione, soprattutto tra chi decide di usarli in solitudine. Il meccanismo dell'Automatismo porta alcuni solitari utenti di Ouija a fare domande sulla propria futura condotta nella vita alla tavoletta ed a rispondersi da soli. Anche per chi crede nel paranormale è inaccettabile avvicinarsi un medium comunicativo con altre dimensioni spirituali come se fosse un gioco. La mancanza di rispetto è un delitto anche per chi crede non esista nulla al di là di ciò che si può vedere o toccare. Può offendere la sensibilità dei presenti, può scatenare fenomeni di autosuggestione anche gravi. Per una ragiona o l'altra le Ouija funzionano, con un po’ di pazienza, quasi sempre. Se si vogliono contattare gli spiriti o qualunque siano le entità che rispondono, bisogna sapere come e perché e la presenza di un medium di fiducia è quindi non solo auspicabile ma obbligatoria. Mai chiedere alle entità contattate di manifestare fisicamente la propria presenza, mai accettare le loro richieste di ospitalità, mai intraprendere le azioni che consigliano anche se sembrano innocue.&lt;br /&gt;Esistono molte storie su ciò che è accaduto a chi ha voluto giocare con una tavoletta, alcune sono dei falsi eclatanti, altre sono solo bizzarre, ma qualcuna è veramente inquietante.&lt;br /&gt;Il signor Robert Stamper, come riporta un articolo del National Examiner del 31/7/1987 dopo aver giocato con un amico con una Ouija e chiesto all'entità contattata di manifestarsi fu costretto ad assistere alla profezia, avveratasi, della morte del nonno di un conoscente, allo spostamento di oggetti, improvvisi cali di temperatura, odori insopportabili di putrefazione che lo costrinsero a rivolgersi ad un parroco ed, in seguito, a lasciare la casa.&lt;br /&gt;Nel Carcere di Stato della California un prete venne chiamato per calmare e dare consiglio ad un gruppo di detenuti che aveva trasformato la plancia dello Scarabeo in una Ouija artigianale.&lt;br /&gt;Se volete essere sicuri di non incorrere in automatismi o truffe imponete che tutti coloro che toccano il puntatore siano bendati. Lasciate che sia un testimone armato di telecamera a dire se si formano effettivamente delle risposte. Secondo gli scettici questo semplice accorgimento rende una Ouija del tutto inutile. &lt;br /&gt;Di qualunque rischio si parli, psicologico o soprannaturale, l'uso di questi strumenti è sconsigliato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bibliografia:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SITI:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.museumoftalkingboards.com/&lt;br /&gt;http://theshadowlands.net/ghost/ouija.htm&lt;br /&gt;http://www.exposingsatanism.org/ouijaboard.htm&lt;br /&gt;http://skepdic.com/ouija.html&lt;br /&gt;LIBRI:&lt;br /&gt;Stoker Hunt "Ouija: Most Dangerous Game"&amp;nbsp; &lt;br /&gt;Arnold Copper "Psychic Summer"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FILM:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ouija Board, Koko the clown, 1920, Cartone Animato.&lt;br /&gt;La casa sulla scogliera (The uninvited), 1944.&lt;br /&gt;Thirteen Ghosts, 1960.&lt;br /&gt;Racconti dalla Tomba (Tales from the Crypt), 1972.&lt;br /&gt;L'esorcista (The Exorcist), 1973.&lt;br /&gt;Escalofrio, 1977.&lt;br /&gt;Alison's Birthday, 1979.&lt;br /&gt;Amityville 3-D (Idem), 1983.&lt;br /&gt;The Devil's gift, 1984.&lt;br /&gt;Spookies (Idem), 1985.&lt;br /&gt;Spiritika (Witchboard), 1985.&lt;br /&gt;Girl's School Screamers, 1986.&lt;br /&gt;Risvegli (Awakenings), 1990.&lt;br /&gt;Sonority House Massacre II, 1990.&lt;br /&gt;And You Thought Your Parents Were Weird, 1991.&lt;br /&gt;Il Grande volo (Radio Flyer), 1991.&lt;br /&gt;Witchboard 2: The Devil's Doorway, 1993.&lt;br /&gt;Amora a prima vista (Only You), 1994.&lt;br /&gt;Witchboard 3: The possession, 1995.&lt;br /&gt;Grim, 1995.&lt;br /&gt;Unzipped, 1995.&lt;br /&gt;Le verità nascoste (What Lies Beneath), 2000.&lt;br /&gt;Prison of the Dead, 2000.&lt;br /&gt;Liberata Me, 2002.&lt;br /&gt;Long Time Dead (Idem), 2002.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per informazioni su queste pellicole consultate l'internet Movie Database (http://us.imdb.com/). I film senza il titolo originale o "idem" tra parentesi sono inediti in Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NOTA:&lt;br /&gt;L'Autore declina qualsisi responsabilità per eventuali incidenti nei quali i lettori potrebbero incorrere se volessero sperimentare, malgrado sia altamente sconsigliato, le Ouija Boards. Lo scopo di questo articolo è divulgativo, non deve essere interpretato come un'esortazione a pratiche occultistiche che potrebbero risultare offensive per cose o persone o illegali nel caso in cui vengano usate per spaventare od irretire minori o incapaci.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-5500422123434578169?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/5500422123434578169/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/ouija-boards-una-porta-sullignoto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/5500422123434578169'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/5500422123434578169'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/ouija-boards-una-porta-sullignoto.html' title='Ouija Boards: una porta sull&apos;ignoto'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/SvgrhFXqbzI/AAAAAAAAAIk/WWv4rNGGitg/s72-c/ouija-board.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-1897664497408145284</id><published>2009-11-01T06:23:00.000-08:00</published><updated>2009-11-09T06:32:28.261-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Monografie: cinema'/><title type='text'>David Fincher: il buio si avvicina.</title><content type='html'>Storia e filmografia di uno dei massimi talenti registici degli ultimi vent’anni Pt.1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I. Effetti Visivi e Video Musicali. La preistoria di un mito, 1984-91.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;David Fincher è nato a Denver, Colorado, nel 1962. A diciotto anni, dopo essersi innamorato de L'impero colpisce ancora, riesce ad entrare nella Industrial Light &amp; Magic di George Lucas. Il suo primo lavoro è quello di assistente cameraman per le riprese dei modellini e degli effetti ottici nel Ritorno dello Jedi. È il 1983. Le sue capacità nel campo delle arti visive lo portano al dipartimento di Pittura Matte della ILM, dove si dipingono e fotografano su vetro i fondali troppo costosi per essere costruiti come set, onde poi sovrapporli alla pellicola. Una collaborazione che continua per due film: La Storia Infinita (1984) e Indiana Jones ed il Tempio Maledetto (1984). Dopo l'esperienza con Lucas, Fincher decide che è tempo di confrontarsi con la regia vera e propria e, dal 1985 al 1992, si costruisce una solida fama dirigendo spot pubblicitari e video musicali, sei dei quali entrano nella lista di MTV USA dei cento videoclip migliori della storia. Madonna ne fa il suo regista prediletto affidandogli Express Yourself, Oh Father, Vogue e Bad Girl, lo stesso accade per quattro canzoni di Paula Abdul e per il memorabile Janie's Got a Gun degli Aereosmith, forse il video che meglio sintetizza il suo futuro stile cinematografico. Negli anni successivi continua a collaborare con artisti del calibro di Mark Knopfler (Storybook Love dalla colonna sonora de La storia Fantastica), Ry Cooder, Sting (Englishman in New York), Billy Idol (Cradle of Love, L.A. Woman), per finire, già affermato al cinema, con Rolling Stones (Love is Strong) e Wallflowers (6th Avenue Heartache).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;II. Alien3, 1992.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra il 1982 ed il 1984 accadono due cose straordinarie. La prima è l'uscita nelle sale di Blade Runner, di Ridley Scott, uno dei film di fantascienza più famosi di tutti i tempi, caposaldo stilistico di una new wave cinematografica di matrice dark ancora in voga. Lo stile di Ridley Scott resta il referente più vicino alle invenzioni visive alle quali Fincher ci abituerà nei dieci anni successivi.&lt;br /&gt;La seconda è la pubblicazione di Neuromante, di William Gibson, libro fondatore del movimento cyberpunk, forse uno dei fenomeni di costume più influenti degli anni '80. &lt;br /&gt;I due autori immaginano, senza conoscersi, un futuro oscuro, notturno, piovoso e verticale, privato di umanità e speranza. Gibson, figlio del postmodernismo più sfrenato, è ossessionato dalla fusione di uomo e macchina, laddove Scott pone l'accento tra la loro convivenza, quando non si potrà più distinguere cos'è l'uno e cos'è l'altra. Gibson, inoltre, spaventato dalla New Economy statunitense, basata sull'idea di megacorporazione, cita con puntuale minuzia la marca di tutti gli oggetti che appaiono nei suoi libri, trasmettendo questa alienazione industriale a Breat Easton Ellis il quale, a sua volta, la trasformerà in uno degli elementi caratteristici del suo romanzo di culto: American Psycho. Il movimento cyberpunk, immerge i suoi protagonisti nella "allucinazione consensuale" del cyberspazio, spingendo la cultura della decade verso una repentina perdita dell'importanza del corpo a favore dei dominii eterei della telematica. &lt;br /&gt;Fincher, dal canto suo, approda alla regia quando il cyberpunk si sta ormai spegnendo e si ritaglia un ruolo da leader nella controrivoluzione degli anni '90, in cui narrativa e cinema riportano con prepotenza l'uomo nel dominio della carne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il progetto del terzo Alien è un fallimento sin dall'inizio. La prima sceneggiatura viene affidata a William Gibson, il quale continua la storia dove Cameron la interrompe in Aliens, mantenendo Ripley, Newt, Hicks e Bishop come protagonisti in un contesto di scontro militare su una base orbitante, simile a quello del secondo episodio. Lo script, ancora reperibile in rete, è eccellente, ma viene rifiutato, qualcuno dice perché l'equipaggio della Sulaco viene tratto in salvo da una nave russa e Gibson si rifiuta di cambiarne la nazionalità, altre versioni, più sensate, adducono, come causa del rifiuto, un budget non all'altezza del progetto.&lt;br /&gt;La sceneggiatura che approda sullo schermo, pur contenendo alcuni dei migliori dialoghi della serie, manca completamente di trama e viene rimaneggiata fino a portare sei firme, tra cui spiccano quella di Dan O'Bannon (regista de Il ritorno dei morti viventi, sceneggiatore del primo film di John Carpenter Dark Star e di Screamers, nonché soggettista del primo Alien), di Walter Hill (regista de I guerrieri della notte, produttore della serie TV Tales from the Crypt e soggettista di Aliens) e Vincent Ward (regista di Navigator).&lt;br /&gt;Fincher, al suo primo film, sembra una scommessa valida: è una pedina sacrificabile. Ma sarà proprio l'eccezionale regia del giovane David a salvare il film dalla catastrofe, mutuando lo stile di Blade Runner, con un vasto uso di ombre e colori ambrati. L'atmosfera medioevaleggiante del carcere spaziale, nel quale la scienza è solo un ricordo, esce prepotente dallo schermo, affascinando lo spettatore fino a fargli dimenticare l'inconsistenza del film. &lt;br /&gt;Roger Ebert, una delle voci più importanti della critica americana, lo definisce "il più brutto film meglio diretto che io abbia mai visto" lanciando un plauso particolare alle travolgenti soggettive del mostro quando insegue i protagonisti.&lt;br /&gt;Unico film schiettamente horror della filmografia Fincheriana, Alien3 trova, inoltre, un approccio inedito alla figura dell'alieno: per sottolineare il contesto primitivo dell'ambientazione i galeotti, che hanno fondato tra loro una setta religiosa, lo chiamano il Drago. Alien viene quindi, per la prima volta, riconosciuto come paura primordiale, mostro dell'antichità, e sarà proprio Ripley, in un dialogo con un secondino, a sancirne la rinascita come Bau-Bau, riassunto di tutti i brividi infantili da filastrocca, sfumatura che, nella versione italiana va perduta:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;85: You're gonna go and look for it? (Davvero vai a cercarlo?)&lt;br /&gt;Ripley: Yeah. I have a pretty good idea where it is. It's just down there. In the Basement. (Si. Credo di sapere dove si nasconde. È nei sotterranei. Proprio giù in fondo.)&lt;br /&gt;85: This whole place is a Basement. (L'intero posto è un sotterraneo.)&lt;br /&gt;Ripley: It's a metaphor. (È una metafora).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Basement cui si riferisce Sigurney Weaver, erroneamente tradotto con sotterraneo, significa cantina - sottoscala, ed è per questo che è una metafora, perché l'alieno, come tutti gli orrori atavici, si nasconde nel luogo più buio, più spaventoso, più remoto e scontato: quello che ci faceva paura fin da bambini.&lt;br /&gt;Fincher sottolinea l'atmosfera apocalittica dell'opera con inquadrature impietose e violente: l'occhio di Newt, la bambina di Aliens, sottoposta ad autopsia, accompagnato dal rumore dei ferri al lavoro. L'effetto splatter dei resti del galeotto travolto dal ventilatore; la citazione da La Cosa, di Carpenter, dell'alieno che esce da un cane, dal quale prende l'aspetto, più da animale e predatore, che nei film precedenti. Il primo piano di Bishop, androide distrutto, risvegliato per essere interrogato; altro dialogo splendido, mutilato in italiano delle parole più significative:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ripley: How are your feelings? (Come stai?)&lt;br /&gt;Bishop: My legs hurt. (Mi sento a pezzi)&lt;br /&gt;[………….]&lt;br /&gt;Bishop: It's very dark here, Ripley. I'm not what I used to be. [….] I hurt. Do me a favour, disconnect me. I could be reworked. But I'll never be top of the line again. I'd rather be nothing. (È molto buio qui. Non sono più quello di una volta. […….] Soffro. Ti prego Ripley, disconnettimi. Potrei essere riattivato, ma non sarei più al massimo. Preferisco non essere.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come può un robot, del quale restano solo la testa ed un braccio, sentire dolore alle gambe? (my legs hurt). Il male clinicamente conosciuto come Sindrome dell'Arto Fantasma, che affligge veterani e vittime di incidenti, i quali, a volte, credono di percepire del dolore provenire dalle braccia o gambe che non hanno più, è cosa umana. &lt;br /&gt;Il Robot è ormai uomo, si è fatto carne, addirittura più dei replicanti di Blade Runner, perché questo Robot, a differenza loro, di carne non è fatto, ma pelle finta, plastica e circuiti. Il suo canto criptico di dolore, oscurità e malinconia verso un'esistenza precedente, cancellata dallo shock, dalla morte e dal ritorno forzato tra i vivi, è il culmine ed il testamento del cyberpunk. La dicotomia uomo-macchina è esaurita. La scienza è perduta. La carne ricomincia a pesare. &lt;br /&gt;Fincher resta molto colpito dalle tematiche del film che è chiamato a dirigere e, per dirci tutto questo, uscito unico vincitore dal fallimento commerciale di Alien3, dovrà aspettare il prossimo film, il suo capolavoro: Seven.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;III. SE7EN, 1995.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A metà degli anni '90 la cultura d'oltreoceano era invasa da una nuova moda musicale, che ben presto si sarebbe propagata in tutti i territori dell'arte: l'Industrial. Una musica inquieta, dissonante ed aggressiva, percorsa da rari ma intensi momenti di malinconia. Musica per una generazione spaesata, rabbiosa, con pochi valori ed un grande desiderio, neanche troppo inconscio, di autodistruzione. David Fincher sarà uno dei portavoce di questa generazione. Non è un caso che SE7EN, il suo film più famoso e riuscito, inizi con una canzone dei Nine Inch Nails (Closer "precursor" remix) di Trent Reznor, creatore, assieme agli Einsturzende Neubaten, dell'Industrial e finisca, nei titoli di coda, con The Heart's Filthy Lesson, di David Bowie. L'album OutsideI, pubblicato da Bowie e Brian Eno sempre nel '95 è tutto incentrato su una domanda importantissima per il decennio passato, alla quale fu proprio Fincher a dare una forte risposta affermativa: si può fare arte con la violenza?&lt;br /&gt;Kubrick, Tarantino ed Oliver Stone avevano già espresso opinione positiva con Arancia Meccanica, Le Iene e Assassini Nati ma la loro era una visione della violenza geometrica, intellettuale, perfetta ma, forse, un po’ asettica; dal canto suo l'ultraviolenza disordinata di Natural Born Killers era troppo ironicamente concentrata nella sua satira anti-media. &lt;br /&gt;L'urlo di Fincher colpisce l'immaginario di un'intera generazione di critici, spettatori e cineasti perché viene direttamente dalle viscere o, perlomeno, è intelligentemente concepito per sembrare viscerale.&lt;br /&gt;SE7EN è un capolavoro fino dai titoli di testa: un montaggio angosciante e complesso di fotogrammi e sequenze sovrapposte, che illuminano il diario del serial killer, pieno di fotografie e disegni che mostrano varie atrocità, il tutto scandito dalla musica dei NIN. I titoli più plagiati della storia. Gli anni '80 avevano avuto Hannibal Lecter, i novanta erano pronti per il killer dei peccati capitali e, dopo di lui, il thriller non sarebbe più stato lo stesso. &lt;br /&gt;Fincher era tornato a dirigere video musicali quando un giovane sceneggiatore di grande talento, Andrew Kevin Walker (8mm, Sleepy Hollow) gli portò la sceneggiatura del film. Fu l'inizio di un sodalizio durato ufficialmente un solo film; in realtà Fincher fece rivedere integralmente a Walker anche le sceneggiature di The Game e Fight Club.&lt;br /&gt;Ambientato in una città d'invenzione che riassume tutte le metropoli americane (gli esterni furono girati a New York e Philadelphia, gli interni a Los Angeles) SE7EN si ispira ancora al look gotico di Ridley Scott, questa volta attingendo a piene mani dalla fotografia buia e claustrofobica di Black Rain del 1989. La pioggia battente che scroscia per tutto il film viene, invece, direttamente da Blade Runner. Il tutto è farcito con un cocktail di elementi cari alla cultura di quegli anni: body art, pornografia, graffiti art, spazzatura, nichilismo. In poche parole un perfetto riassunto di quell'imprendibile forma mentis chiamata postmodernismo, la quale, a differenza di tutti i modelli culturali precedenti, sembra non voler morire ma cambiare, adattarsi ed inglobare ogni tendenza più giovane. &lt;br /&gt;Trama, personaggi e sequenze mozzafiato, tra cui uno degli inseguimenti meglio girati del cinema moderno, fanno di SE7EN un film storico ed imperdibile. L'orrore dei cadaveri "in posa" di Fincher resterà scolpito a lungo nell'immaginario del pubblico, che, per la prima volta, si trova ad essere testimone dell'unione tra scultura e macelleria.&lt;br /&gt;A dare una mano il mitico truccatore Rob Bottin (Fog, L'ululato, La Cosa, Legend, Robocop, Atto di Forza) creatore, tra gli altri, del cadavere del ghiottone e del make-up dell'ignavo, che tutti scambiarono per un manichino ma che era, invece, un attore molto magro, completamente ricoperto di trucco, con una dentiera gigante per far apparire il cranio più scheletrico.&lt;br /&gt;Ma forse quello che importa di più è che il male vince su tutta la linea, il cerchio del killer si chiude perfettamente, elemento non inedito ma certamente dimenticato dopo molti anni di un buonismo cinematografico che non aveva risparmiato neanche i (pochi) horror ad alto budget dell'epoca. Una versione alternativa della sceneggiatura che prevedeva che fosse il detective Somerset (Morgan Freeman) a sparare al killer per impedire che Brad Pitt si trasformasse nella vittima della Rabbia, fu, per fortuna, scartata.&lt;br /&gt;La sinfonia della carne iniziata con Alien3 ricevette così il suo movimento più importante in attesa di un altro grande assolo: Fight Club.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IV. The Game, 1997.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terzo film di Fincher segna un riuscito momento di inventiva e disimpegno ed è ispirato al famoso racconto di Charles Dickens, Il canto di Natale, dove un avaro che si appresta a passare un Natale triste e solitario viene redento dai fantasmi dei natali passato, presente e futuro. In questo caso un avarissimo ed acidissimo Michael Douglas si appresta a passare un compleanno altrettanto triste e solitario, quando un regalo del fratello ripudiato gli cambia la vita. &lt;br /&gt;Il gioco che viene dato in dono, una sorta di allucinante candid camera, si trasforma in un incubo e porta il malcapitato ad un livello di disperazione tale da volersi togliere la vita. Solo morendo si può rinascere e capire gli errori del passato. &lt;br /&gt;Favola dark a tratti angosciante ma in realtà divertita e divertente, The Game, è un film intelligente nella costruzione e spregiudicato nella sua irriverente inverosimiglianza. Girata con i soliti toni scuri, la pellicola è scandita dalle musiche ipnotiche di Howard Shore (Oscar per La compagnia dell'Anello), autore di tutte le colonne sonore delle opere di Fincher. &lt;br /&gt;The Game viene, a torto, considerato un film minore, ma sarà sicuramente rivalutato col tempo anche grazie all'uso di alcuni stilemi tipicamente horror applicati in un contesto originale: il pupazzo pagliaccio abbandonato in cortile nella stessa posizione del padre suicida di Michael Douglas, l'incertezza su tutto e tutti che si trasforma in paranoia e follia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;V. Fight Club, 1999.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il quarto film di Fincher è una delle opere che meglio ritraggono le paure e le frustrazioni dei trentenni occidentali. Opera splendida e sottostimata, Fight Club si sta guadagnando un seguito di fedelissimi fanatici e non sarebbe esagerato definirlo l'Arancia Meccanica del duemila. La sceneggiatura segue pagina per pagina il romanzo omonimo di Chuck Palahniuk, smorzandone qualche eccesso e mette in scena l'esplosione delle frustrazioni della gente normale, disposta a creare circoli di combattimento clandestino, conscia che il dolore fisico della rissa è l'unica prova dell'essere vivi. I membri di questi circoli vengono in seguito organizzati in una società terroristica anarco-ambientalista nel programma, ma nichilista nell'animo, il cui scopo è la distruzione della società basata sull'acquisto e la vendita. In realtà, il desiderio ultimo di queste persone, è distruggere "tutto ciò che c'è di bello e non potremo mai avere".&lt;br /&gt;La prima rivoluzione cinematografica dei colletti bianchi americani è diretta da Fincher con una serie di sequenze sbalorditive che rendono il film fluido ed innovativo. La telecamera si infila nei cestini della spazzatura, scivola lungo strade e pavimenti, sovrappone abilmente realtà ed allucinazione facendosi, per più di due ore, soggettiva della mente malata del protagonista.&lt;br /&gt;Per una volta stile e contenuto sono alla pari: chiunque abbia sperimentato sulla sua pelle la monotonia alienante del lavoro impiegatizio, della solitudine delle varie metropoli e città, si lascia rapire dalla forza ironica di questa satira violentissima. Un ritorno astuto e convincente alle tematiche della fisicità e dei bisogni elementari della vita.&lt;br /&gt;Ancora una volta Andrew Kevin Walker rivede lo script e, per omaggiarlo, il regista chiama i poliziotti che cercano di castrare il povero Edward Norton, Andrew, Kevin e Walker. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VI. Panic Room, 2002.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fincher torna al thriller con il suo film meno riuscito. Madre e figlia si trovano, nella loro prima notte in una casa nuova, assediate da due ladri dilettanti ed uno psicopatico, nella camera blindata fatta costruire dal precedente proprietario. Ma il tesoro che gli intrusi vogliono è proprio lì.&lt;br /&gt;Appesantito da troppi virtuosismi e reso poco credibile da una sceneggiatura piena di azioni incongruenti e dialoghi di maniera, Panic Room è un buon film di cassetta, diretto con sicurezza addirittura eccessiva, meno teso di quello che ci si potrebbe aspettare.&lt;br /&gt;I ladri sono così stupidi che neanche pensano di uscire da dove sono entrati (il tetto), preferiscono attraversare tutta la casa per uscire dall'ingresso dove sanno che li attende una Jodie Foster armata e molto arrabbiata……..&lt;br /&gt;La parte della Foster doveva essere di Nicole Kidman, infortunatasi durante le riprese di Moulin Rouge. L'attrice australiana, per farsi perdonare, presta la voce telefonica alla fidanzata dell'ex marito della protagonista.&lt;br /&gt;Andrew Kevin Walker compare nella parte di un vicino assonnato che viene svegliato da una maldestra richiesta d'aiuto delle due assediate. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VII. Zodiac, 2007.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo cinque anni di silenzio, il naufragio del progetto fantascientifico Rendevous with Rama e la mancata partecipazione a Mission Impossible III, Fincher torna con la sua opera più personale. Analisi torrenziale della caccia all’uomo che negli anni ’60 e ’70 sconvolse la Baia di San Francisco, “Zodiac” è un affresco storico e psicologico tecnicamente straordinario anche se narrativamente involuto. Una malìa visiva che, alla lunga, si perde nel continuo girare a vuoto di trama e personaggi. Presentato a Cannes ma fallimentare al botteghino questo kolossal di due ore e quarantadue minuti segna il passaggio del suo creatore dalla tribù dei registi hollywoodiani a quella degli “autori” internazionali. Il riconoscimento da parte della critica più snob farà piacere a chi, da subito, aveva individuato in Fincher uno dei cineasti più influenti del cinema moderno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Filmografia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Assistente effetti ottici:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ritorno dello Jedi, R. Marquand, USA, 1983. Assistente cameraman: miniature ed effetti ottici.&lt;br /&gt;La storia infinita, W. Petersen, D, 1984. Assistente fotografia Matte, ILM.&lt;br /&gt;Indiana Jones ed il Tempio Maledetto, S. Spielberg, USA, 1984. Fotografia Matte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Video Musicali, regia:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1986-may  All the love  The Outfield &lt;br /&gt;1986-sep  Everytime you try  The Outfield &lt;br /&gt;1987-mar  She comes on  Wire Train &lt;br /&gt;1987-apr  Endless nights  Eddie Money &lt;br /&gt;1987-may  Downtown train  Patty Smyth &lt;br /&gt;1987  Shattered dreams (version 2 : USA)  Johnny Hates Jazz &lt;br /&gt;1987-jul  Johnny B  The Hooters &lt;br /&gt;1987-aug  Storybook story  Mark Knopfler &lt;br /&gt;1987  Englishman in New York  Sting &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1987-oct  No surrender  The Outfield &lt;br /&gt;1987  Get rhythm  Ry Cooder &lt;br /&gt;1988-feb  Heart of gold  Johnny Hates Jazz &lt;br /&gt;1988  Real love  Jody Watley &lt;br /&gt;1988-may  Roll with it  Steve Winwood &lt;br /&gt;1988  The way that you love me (version 1)  Paula Abdul &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1989-feb  Straight up  Paula Abdul &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1989-may  Forever your girl  Paula Abdul &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1989-may  Express yourself &lt;br /&gt;Madonna &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1989-jun  The end of the innocence  Don Henley &lt;br /&gt;1989-oct  Cold hearted  Paula Abdul &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1989-nov  Janie's got a gun  Aerosmith &lt;br /&gt;1989-nov  Oh father &lt;br /&gt;Madonna &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1990-mar  Vogue &lt;br /&gt;Madonna &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1990-apr  Cradle of love  Billy Idol &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1990-aug  L.A. woman  Billy Idol &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1990-nov  Freedom '90  George Michael &lt;br /&gt;1993-feb  Bad girl &lt;br /&gt;Madonna &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1993-mar  Who is it? (version 2 : breakup story) &lt;br /&gt;Michael Jackson &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1994-jul  Love is strong  The Rolling Stones &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1996-feb  6th Avenue heartache  The Wallflowers &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2000-may  Judith  A Perfect Circle &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Film, regia: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alien3 , USA, 1992.&lt;br /&gt;SE7EN, USA, 1995.&lt;br /&gt;The Game, USA, 1997.&lt;br /&gt;Fight Club, USA, 1999.&lt;br /&gt;Panic Room, USA, 2002.&lt;br /&gt;Zodiac, USA, 2007.&lt;br /&gt;Il curioso caso di Benjamin Button, USA, 2009&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1987762836490961596-1897664497408145284?l=adamodagradi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adamodagradi.blogspot.com/feeds/1897664497408145284/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/david-fincher-il-buio-si-avvicina.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/1897664497408145284'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1987762836490961596/posts/default/1897664497408145284'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adamodagradi.blogspot.com/2009/11/david-fincher-il-buio-si-avvicina.html' title='David Fincher: il buio si avvicina.'/><author><name>Adamo Dagradi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01662513909605373763</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_cel2Mi1Iy0k/TPu6GFx1nHI/AAAAAAAAAOE/NRTrvrzldeA/S220/madmen_icon2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1987762836490961596.post-675914004211400494</id><published>2009-10-28T03:49:00.000-07:00</published><updated>2009-11-28T03:57:05.885-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Racconti inediti'/><title type='text'>In Discesa</title><content type='html'>Questo è di una decina di anni fa, forse di più...lo scrissi dopo aver visto e rivisto "Se7en" e "L'ultima Profezia", cercando di mescolare thriller, horror, azione hong konghese e soprannaturale. Sono tutt'oggi combattuto sulla qualità del risultato, ma credo ci sia del buono. Qualcosa è finito pure nella "Felicità dei cani", senza che me ne accorgessi. Rileggendolo sembra che io abbia inventato una proto-Lisbeth Salander, che cosa buffa....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;In Discesa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="Content-Type"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Word.Document" name="ProgId"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Generator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Originator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;link href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CADAMOD%7E1%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml" rel="File-List"&gt;&lt;/link&gt;&lt;o:smarttagtype name="PersonName" namespaceuri="urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags"&gt;&lt;/o:smarttagtype&gt;&lt;style&gt;&lt;!-- /* Font Definitions */ @font-face	{font-family:EraserDust;	mso-font-charset:0;	mso-generic-font-family:swiss;	mso-font-pitch:variable;	mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face	{font-family:"Lucida Casual";	mso-font-charset:0;	mso-generic-font-family:script;	mso-font-pitch:variable;	mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face	{font-family:"Britannic Bold";	panose-1:2 11 9 3 6 7 3 2 2 4;	mso-font-charset:0;	mso-generic-font-family:swiss;	mso-font-pitch:variable;	mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;}@font-face	{font-family:Roughedge;	mso-font-charset:0;	mso-generic-font-family:swiss;	mso-font-pitch:variable;	mso-font-signature:3 0 0 0 1 0;} /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal	{mso-style-parent:"";	margin:0cm;	margin-bottom:.0001pt;	mso-pagination:widow-orphan;	mso-layout-grid-align:none;	punctuation-wrap:simple;	text-autospace:none;	font-size:10.0pt;	font-family:"Times New Roman";	mso-fareast-font-family:"Times New Roman";}@page Section1	{size:595.3pt 841.9pt;	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;	mso-header-margin:36.0pt;	mso-footer-margin:36.0pt;	mso-paper-source:0;}div.Section1	{page:Section1;}--&gt;&lt;/style&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Sequenza iniziale&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Occhi appannati dalla stanchezza scrutano il vicolo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Tra la spazzatura rugginosa un gatto tigrato sta morendo. Ha le ossa frantumate e il sangue, che esce dal naso e dalla bocca, scola in un tombino.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;L’animale muove la testa, vede appannarsi le scarpe lucide dell’uomo in piedi davanti a lui.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Gli occhi arrossati lo notano, dilatandosi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Dietro alle iridi screziate di grigio c’è un vuoto assordante.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Le scarpe scompaiono, lasciando tracce rosse. Il felino resta solo e percepisce ansando il frusciare sommesso dei ratti. Coppie di piccole torce affamate incendiano il vicolo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Al di là della strada la figura con gli occhiali cammina piano verso le luci violente di una discoteca. Persone vestite di plastiche lucide e colorate si animano, scosse da brividi di isteria.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Lo sguardo si ferma.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Estrae un pacchetto di sigarette. Ne porta una alla bocca. L’accende. Assapora il piacere strisciare nei polmoni. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il suo cuore batte lento, ritmando il pulsare delle vene. Un verme violaceo gli si agita sulla tempia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Nessuno lo guarda. Chi incontra i suoi occhi distoglie lo sguardo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Scale appaiono e scompaiono nella convulsione assordante delle stroboscopiche. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La musica è poco più di un’orgia di oggetti di ferro accoppiati senza ritmo. C’è puzza di sudore, alcool, eccitazione sessuale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Una corona di schermi proietta la crocifissione di un Cristo negro che muove piano la testa invocando il cielo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Attraverso le lenti guarda la propria mano essere e non essere tra i lampi azzurri. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;I suoi pensieri acquistano un’andatura intermittente. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Sente braccia, gambe, seni e natiche inguainate strisciare sul suo corpo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Un ragazzo con capelli luciferini lo nota da dietro il bar. La luce sotto il bancone gli illumina dal basso la faccia stravolta, proiettando due macchie nere sotto le orbite.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Indica con un cenno di testa il bagno degli uomini.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;C’è febbre nella mente&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Lucebuiolucebuiolucebuiolucebuio Non buio riesco buio a pensare buio nel buio bagno buio è buio nel buio bagno buio mi fa buio paura buia questo buio muro buio di carne fradicia&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Febbre. Nella mente.&lt;i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La porta del bagno si spalanca. Dentro è come fuori. File di cessi in fila. File di pisciatoi appesi lividi ai muri. Sgocciolare immaginato e acqua sporca sul pavimento. I cessi sono tutti aperti tranne uno. Una ragazza ubriaca ha sconfinato e guarda ipnotizzata la sua immagine distrutta da uno specchio in frantumi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Gli oblò di vetro nella porta inquadrano il Cristo spalancare gli occhi e urlare senza voce, con grandi denti bianchi grondanti il sangue delle percosse romane.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La ragazza è troppo magra e troppo pallida per sopportare la ferita del rossetto che le taglia le labbra. Si avvicina all’uomo con un passo incerto e voglioso. Ha la pelle tirata sottile sugli zigomi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Fa finta di cadere e si fa sorreggere solo per baciarlo all’improvviso affondando la lingua nervosa nella sua bocca. L’uomo la vede apparire e sparire, gli occhi due stagni immobili, enormi e vicinissimi, l’umido piacere del toccarsi delle lingue. Getta la sigaretta e le tocca un capezzolo, mettendo l’altra mano in tasca. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Lei si stacca. E ride. Sembra pazza. Stringe i pugni torcendosi.&amp;nbsp; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Dice: “Lo sai che ho investito un gatto?”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Di scatto la porta del cubicolo si apre, sputando la massa ingombrante di un ciccione dall’aria suina. Ha i capelli appiccicati alla testa e apre la bocca quando vede l’uomo, ma l’uomo ruota su se stesso vibrando come un’ombra ed è proprio lì che la pallottola colpisce: in bocca, scaraventandolo a sedere sul Water in una nuvola di sangue vaporizzato. L’anima del ciccione urla mentre viene strappata nuda dalla sua cuccia pineale. Scivola infuocata nello scarico. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il cadavere libera i fluidi nel posto giusto ma le braghe sono ben allacciate.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La ragazza è in ginocchio. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;I nervi muovono piano la testa del morto. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il gatto ancora vivo guarda i ratti baffuti banchettare con le sue interiora. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Una seconda detonazione tinge la tela cubista dello specchio rotto, dove il viso della donna è rimasto intrappolato nel terrore.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;L’uomo resta in piedi, in posa perfetta, con il braccio armato teso, come una statua.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;C’è fumo nell’aria. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Fumo dalla bocca della pistola, da quella del maiale e dalla fronte della sconosciuta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La sua ombra è nera come gli occhi di un cane. Ma dietro ai suoi non c’è traccia di un‘anima. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Rivelazione 13:18&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“E’ di nuovo lui, padre.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;L’ispettore lascia cadere due fotografie sul tavolo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La sagoma adiposa di uno sconosciuto seduto su un gabinetto, con un tovagliolo di sangue che dalla bocca gli scende fino all’ombelico.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Una ragazza riversa sul pavimento con un forellino livido sulla fronte e parte del cervello incrostato nei capelli.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;L’ambiente è scuro e umido come una cripta. Montagne di libri e quaderni formano un labirinto Escheriano intorno alla scrivania del sacerdote.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Cosa le fa pensare che sia un seriale?”. La voce di padre Martini esce dalla gola rugosa come dalle canne di un organo arrugginito. Lo sguardo trasuda una sicurezza imperativa, ma i piccoli gesti rituali, che compie per fare ogni cosa, lo fanno immaginare diverso, fuori dal suo ambiente naturale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;L’ispettore respira con un filo di nausea il prepotente aroma d’incenso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“E’ un professionista, padre, un assassino prezzolato, ma usa sempre la stessa arma. Questo non ha senso. È troppo attento per commettere un simile errore.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Crede ancora alla favola che tutti i seriali desiderano essere catturati ?”. Il vecchio porta la tunica come un’armatura. Fuma una sigaretta senza filtro espirando raramente. La stritola tra le dita nodose, martoriate dall’artrite, all’altezza del taglio che ha fatto nei guanti a tutte le dita.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“I peccati non si scontano sulla terra, ispettore.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Cuomo è un uomo di aspetto mediocre, solitamente abbastanza deciso, ma gli occhi dei 77 crocefissi appesi a caso nella stanza lo fanno sentire in colpa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Ci aiuti.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Martini alza gli occhi dalle fotografie. E guarda a lungo l’ombra di un angelo, formata dalla babele di stracci e vecchie Bibbie, dietro al giovane. Il suo sguardo si vela di una rassegnata malinconia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Lei crede in Dio?”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Cuomo arrossisce. Ha la sensazione di essere tornato bambino e di guardare di nascosto i cavalli accoppiarsi a casa di suo zio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“No eh? Ma mi dica, se Dio non esistesse, chi potrebbe mai essere così potente da creare un simile orrore?”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Una falena brucia piano con le ali incollate ad una lampadina. C’è solo la puzza di carne bruciata a scandire il tempo nel silenzio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Padre Martini non ama gli orologi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Credevo che Dio fosse buono.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Millenni di storia ci hanno insegnato che se si vuol regnare non si può essere indulgenti.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Cuomo appare a disagio, come se volesse ribattere ma non ne avesse il coraggio, guarda nervosamente la porta e strofina le scarpe sul pavimento.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Possiamo contare su di lei?”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Aspetti una mia telefonata.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Quando padre?”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Prima del Giudizio, Cuomo, adesso vada.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Arrivederci padre.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La porta si chiude frusciando e il silenzio cade come polvere su ricordi di catechismo. Battista Martini socchiude gli occhi, nascondendoli sotto palpebre pesanti. Vede ragni bianchi e puri tessere le tele dei suoi pensieri.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Una candela si accende silenziosa dietro di lui. L’ombra dell’angelo si allunga assumendo un profilo di fiera affamata.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Ti darò un’anima Demone e poi la strapperò e la getterò all’inferno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La porta si apre, spegnendo la candela con un soffio di aria bollente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Perdonami Signore perché ho molto peccato. Aiutami a riconoscere i miei errori e il male che portano agli altri. Mostrami la strada del perdono che Gesù ci ha donato con il Suo sacrificio sulla croce.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Padre Baptiste?”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Entra Benedicta.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;L’ombra della giovane mulatta si staglia sul pavimento di legno scuro, perfetta e immobile.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il vecchio alza gli occhi, ora miti come quelli dell’Agnello.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Hai il viso di un angelo e parli come una santa, bambina mia.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Benedicta si slaccia maliziosamente un paio di bottoni del vestito a fiori. La curva di un seno piccolo e appuntito fa capolino dalla penombra.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La voce di Martini è strappata dalla gola con pena.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Hai qualche peccato da confessarmi?”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La solitudine della preda&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Bagno della discoteca.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Sera del giorno dopo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;L’ispettore è in piedi immobile, nello stesso punto in cui il sicario ha terminato il suo letale spettacolo. Luci fredde illuminano le piastrelle da obitorio, mandando strani riflessi sulle macchie di sangue.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Come se ci fosse qualcosa intrappolato dentro che vuole tornare in superficie.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Cuomo, nonostante i guanti di paraffina, ha paura di toccare la strana resina coagulata. Ha paura che la sua mano affondi, che sia ancora liquido e non abbia fondo e che ci sia qualcosa dentro. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Un pesce esangue o forse il diavolo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Distoglie lo sguardo e allontana i piedi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;L’assassino non ha lasciato niente. Solo i due bossoli della sua automatica calibro nove.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il grassone era comproprietario della baracca. Senza figli; con una madre cieca lasciata a cucire cose senza senso chissà dove. Adesso il ragazzetto con i capelli rossi possiede tutto. Sono tutti sicuri che sia stato lui.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;E’ stato lui.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Ma al momento della sparatoria se ne stava davanti a cinquecento persone a servire drink superalcolici.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Controllare le sue telefonate delle ultime settimane. Gli amici ricchi o equivoci. Le morose e le puttane che si caricava.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Se non è un idiota non lo incastreremo mai.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Nessuno l’ha visto entrare nel bagno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Nessuno l’ha visto uscire.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Quel maledetto fantasma.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La ragazza non c’entrava niente, sicuramente una testimone casuale. Cuomo si specchia sopra lo stesso lavandino incrostato di rosso nel quale si era lavata le mani prima di essere uccisa. Il suo volto semplice e squadrato diventa mille piccoli cuomi con mille espressioni diverse. Ciascuno vorrebbe dire la sua.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Quando l’ispettore si gira, un’ombra si agita nel vetro lanciando un urlo sottile come il fischio di una tubatura.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;I suoi passi riecheggiano nella discoteca, lasciata alla danza di ombre paralizzate nei gesti del silenzio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Fuori la città brulica di luci e rumori, grande bazar orientale sotto la pioggia tenue.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il traffico si snoda lento. La testa dell’ispettore è piena di cadaveri in posa, lividi e perfetti sotto le luci di una coreografia infernale. Pensieri senza direzione si urtano, cercando una strada per essere espressi a parole. Ma sono pensieri febbrili e restano incrostati in gola, attaccati ai denti, fastidiosi e senza forma.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Ho la testa piena di morti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Ad ogni semaforo Cuomo rifiuta, con un cenno del capo, le offerte dei lavavetri.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;L’ispettore mangia in un bar, guardando un ragazzo con una cresta verde baciare interminabilmente una minorenne coperta di tatuaggi. Le due bocche sembrano saldate insieme. Gemelli siamesi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;I due lasciano raffreddare i caffè.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Non respirano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Quando paga, la cameriera gli sorride. Ogni tanto lo vede passare e mangiare, a volte si ferma a leggere la gazzetta. (&lt;i&gt;un giorno o l’altro gli rivolgo parola all’ispettore, magari gli fa piacere di fare quattro chiacchiere)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;E’ carina &lt;st1:personname productid="la Lisa. Domani" w:st="on"&gt;la Lisa. Domani&lt;/st1:personname&gt; le chiedo a che ora smonta. Ha un buon profumo e le tette più sode che abbia mai (intra)visto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;L’ascensore si apre al sessantesimo piano. Cuomo apre la porta sbadigliando.............&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La solitudine del predatore&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;..............la porta si richiude alle spalle. I colori stinti dell’appartamento corrono a riflettersi sulle lenti degli occhiali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La casa è quasi vuota.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&amp;nbsp;Non ci sono libri, solo una parete ricoperta di videocassette, sulle quali volano strane farfalle colorate, proiettate dai neon giù in strada.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La pistola, nera e lucida come una scarpa di vernice, scivola in un cassetto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Al terzo piano il brontolare dei motori è assordante.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La tv si accende con un rumore secco. Un pixel azzurro compare nel mezzo dello schermo e subito lo allaga, formando l’immagine di un giornalista:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Lucida Casual&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Lucida Casual&amp;quot;; font-size: 14pt;"&gt;Terroristi appartenenti alle frange ultracattoliche hanno rivendicato nella mattinata l’attentato di ieri al diretto Bologna - Firenze. Ricordiamo che nel deragliamento non ci sono state vittime. La falange, che propone l’abolizione di aborti e divorzi, ha dichiarato che gli attentati si fermeranno solo quando lo stato voterà leggi che moralizzino i costumi del paese….&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La scelta di una videocassetta è lunga.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Sono tutte catalogate in ordine alfabetico e hanno delle crocette che segnano quante volte sono stati visti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il secondo tragico Fantozzi: 23 crocette.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Può andare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;A metà dei titoli di testa suona il telefono.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Sì?”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Raro sentire la sua voce. È melodiosa, educata, un tono basso da professore di filosofia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“I soldi sono sul tuo conto. Ma il ragazzo non ha le palle. Se succede qualcosa arriveranno prima a me. Sono pulito, tu&amp;nbsp; lavorati la puttana, poi è meglio se ti togli di torno per un po’.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;I muscoli del viso gli si contraggono fino a far scoppiare un paio di capillari.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Sicuro?”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“E’ solo un consiglio.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Mette giù.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il film è già cominciato. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Al piano di sopra lo spettacolo serale apre i battenti. Si sente cigolare, ansimare, urlare di piacere. Continuerà per un paio d’ore.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;&amp;nbsp;Io lo so cos’è quella macchia sul soffitto. &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;(Ride tra sé nervosamente.)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Ma c’è il film. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;E lui comincia a ridere. Prima sommessamente. Poi sempre più forte. Con una voce da bambino di cinque anni.&amp;nbsp; Fino a che la risata non diventa un unico stridulo urlo di divertimento senza fine, bagnato di lacrime, senza mai prendere il respiro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Fuori, in strada, la gente passa e guarda in alto. Due gatti si stanno azzuffando nell’appartamento al terzo piano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Andrea&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il sole sorge indisturbato, mentre padre Martini, accompagnato dal suo sottile bastone di metallo, entra nel seminterrato; una figura curva e veloce che cammina nell’ombra. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Settantadue anni e ne dimostra ottanta, ma ha la forza e la lucidità di un trentenne. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Cammina con il becco romano proteso ad annusare l’aria e gli occhietti neri che scivolano inquisitori su tutto ciò che incontra. Sulla testa ha calato un cappello impermeabile a tesa e porta un paio di consunti guanti di lana, con le dita tagliate. Ci sono molte leggende, nella curia, su quei guanti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;C’è un gran disordine. Un disordine vero.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Niente a che vedere col mio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;È un bilocale buio pieni di cuscini e CD sparsi sul pavimento.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;In un lettino con le sbarre una bambina di due anni dorme tranquilla, cullata dal volare statico di sonagli a forma di pappagallo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Martini le posa un dito legnoso sulla fronte e traccia piano una croce immaginaria:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Il Signore ti benedica&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;e protegga;&lt;b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;il Signore ti mostri il suo viso lucente&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;e sia buono con te;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;il Signore ti guardi &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;e ti dia la pace.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Così daranno il Mio Nome agli israeliti e io li benedirò”. Risponde una voce femminile dalla porta del bagno. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Una bella ragazza di poco più di vent’anni è in piedi, appoggiata allo stipite. Indossa solo un paio di slip neri e una maglietta bisunta, anch’essa nera, che le arriva appena sotto le costole. Ha la pelle molto chiara e i capelli corti di un rosso scuro, sporco e spettinato. Una teoria di anellini d’acciaio brunito le costella il viso; uno è appeso indolente all’ombelico e due, più maliziosi, appuntiscono l’impronta dei capezzoli sotto la maglietta.&amp;nbsp; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Stai lontano da mia figlia.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Tua figlia? Che cosa temi, Andrea?”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Lo sai.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Sai che cosa sembri? Una giovane leonessa protesa e ringhiante mentre protegge il suo cucciolo. Dovresti sapere che i leoni sono molto affettuosi con i figli. Non come altri animali. Una volta vidi un coniglio rosicchiare il cranio a tutta la nidiata. Non si direbbe che una creaturina tanto morbida e ottusa sia capace di un gesto simile. Ma se ne stava li a guardarmi con un’aria colpevole e il musetto peloso insozzato del sangue dei suoi piccini, mentre la madre, terrorizzata, tremava rincantucciata in un angolo.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“E tu non hai fatto niente, vero?”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Non bisogna interferire con le vie della natura.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Già, immaginavo che l’avresti detto. Che cazzo vuoi?”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Non parlare sporco. E dimmi, come sta la bambina? L’affitto è arrivato? Te l’ho spedito due giorni fa. Non avrai ripreso a drogarti vero? Hai gli occhi lucidi e ti trema la mano destra.” &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Sono solo stanca.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Benedicta ti manda questo cappellino di lana.” Un minuscolo copricapo rosa esce dalla mano del prete, sembra la lingua di un vitello.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“E’ una brava casalinga, la tua nuova concubina.” Andrea ha il tono sbrigativo di chi si aspetta qualcosa e non vuole preamboli. Il dolore e le traversie hanno partorito una malinconia rabbiosa che le impasta gli occhi, diluendosi solo quando lo sguardo scivola sulla piccola. I muscoli, sottili come filo di ferro, tremano di tensione quando cerca di restare immobile.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“E’ una ragazza piena di risorse, se non fosse per me starebbe in mezzo ad una strada a prostituirsi.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“In vece così batte solo per te. Eh?”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Non capisco perché ti impegni tanto nel cercare di ferirmi.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Basta così, sputa il favore.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Il duplice omicidio dell’altro ieri sera, alla discoteca. Raccogli un po’ di notizie. Per piacere.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Sei a caccia di demoni?”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Del peggiore.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il vecchio puttaniere si farà sventrare e ci finirò io, in mezzo ad una strada, con la sua fottuta Benedicta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Andrea è sola nel locale e fa volare, con mano leggera, i pappagalli di plastica. Hanno un’aria allegra, mentre guardano gli occhi chiusi della piccola. Andrea si passa una mano tra i capelli. Sembra sospesa tra sonno e veglia, chiusa in una silenziosa prigione di sogni. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Sbattono le ali, i pappagalli, ma degli invisibili fili di nylon gli impediscono di andarsene.&lt;i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Omicidio atto secondo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La macchina rubata ha problemi di frizione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Da dietro gli occhiali le strade suonano umide e azzurre.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La pioggia è caduta tutto il pomeriggio e ha lasciato uno strano odore di ozono nell’aria.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Tiene la fotografia di una puttana in mano. La foto, scattata da lontano, le ha rubato un’espressione annoiata da bambina in fila. Ha i capelli ricci e biondi, un gran culone e le gambe secche.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Ragazze in fila sul marciapiede.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La macchina passa piano e i lampioni, giocando coi vetri, non lasciano vedere dentro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Le negre stanno vicine, litigano, ridono, improvvisano spogliarelli a beneficio dei clienti, ma sempre in gruppo.&lt;i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Le bianche, che siano dell’est o italiane, sembrano avere un’indole più solitaria.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Più malinconiche.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La volante procede circospetta. Vettori guida, ha ventiquattro anni e viene da lontano. Si lamenta sempre che la città è troppo diversa dalla sua.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Questa fogna non ha punti di riferimento, è troppo piatta, fa schifo.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Taci, Vettori, e guida.” Laura Molise fa la poliziotta, ma la divisa non le dona. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Cosa stiamo cercando, esattamente?”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Clienti da spaventare.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Interessante e vorresti spiegarmi a che cosa serve?”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“A spostare le puttane verso corso Italia, dove le controlliamo meglio e dove ci sono meno case.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Che cosa idiota.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La portiera si apre. La ragazza sale, ha un profumo nauseabondo e i preservativi già in mano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Gli occhi non la incontrano. Lui tace.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Vediamo di fare presto.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Povera stronza. Facciamo presto vedrai.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La radio sta bisbigliando una canzone da discoteca degli anni ottanta, quando la macchina si ferma in una stradina buia, coperta da un alto muro sulla destra. È un vicolo cieco.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Vai dietro.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Lei smonta e sale sul sedile posteriore. Si mette comoda, senza mutande, con le gambe spalancate. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Gli occhiali sono appannati dall’eccitazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Scavalca i sedili e le si siede a fianco.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Ci fermiamo a prendere un caffè?” Vettori ha l’aria mendicante di un cane affamato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“E’ presto, più tardi, forse.” Non è antipatica, ma si impegna molto per sembrarlo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Insomma, Molise, per Dio, mollati fuori. Cerco solo di fare quattro chiacchiere.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“E io di farti capire che non ho voglia di parlare.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Ok, ho capito, come non detto.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il pugno parte improvviso, sfondandole il setto nasale. La cartilagine si accartoccia, sfigurandola con un rumore di lattina schiacciata sotto i piedi. Un fiume di sangue caldo le inonda i seni mentre il mondo si appanna.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Quando riprende i sensi ha entrambe le mani ammanettate alla maniglia sopra il finestrino.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il viso è premuto forte contro il vetro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Lui è immobile e la guarda. Indugia per minuti, senza pudore, su ogni curva della carne scoperta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;E’ tanto tempo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il vestito viene strappato lasciandola solo con le scarpe.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Lei lo sente calarsi i pantaloni e infilarsi con calma il preservativo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Con i tempi che corrono.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Le passa un oggetto di metallo freddo sulla schiena, fino alle natiche e poi giù a toccarle le labbra.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Poi la penetra con una violenza tale da toglierle il fiato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Quando il ritmo si fa frenetico le appoggia la canna della pistola sulla nuca.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Viene sparando, spruzzandole la faccia sul finestrino con un gemito di piacere doloroso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Guarda quella macchina.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il vicolo è lontano e silenzioso, c’è solo un po’ di fumo che brilla nell’aria, disegnando ali nere che sbattono insensate.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Accosta che li facciamo andare via.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Già magari diamo un’occhiata a qualche documento.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Gli occhi di Vettori si stringono.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Per Dio, cos’è successo al finestrino?”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Ferma la macchina e scende. Qualcosa che non aveva mai provato gli ha spinto in mano la pistola.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Cerca di urlare quando vede il bizzarro ritratto tracciato dalla detonazione sul finestrino. Ma l’ombra gli sbuca davanti come un macabro gioco di prestigio. C’è una fiammata e il cuneo di piombo gli attraversa il collo. La pistola gli salta dalle mani e viene raccolta, con precisione da giocoliere, dalla sinistra libera dell’uomo. Vettori fa tre passi indietro, gorgogliando con una mano premuta sulla giugulare. Una fontana intermittente gli zampilla allegra tra le dita. Sente una stretta allo stomaco e le gambe rigide. È come se il fango gli avesse allagato il cervello. Nel suo viso deformato c’è l’incredulità infantile di chi ha preso un ceffone per qualcosa che non ha fatto. Non pensa. L’esperienza della fine violenta, come l’orgasmo, è troppo fisica, per pensare. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Quando cade a terra, malgrado qualche input tardivo, è già morto. Resta lungo disteso, con l’arteria che traccia murales espressionisti sulla portiera della volante.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Molise sta cercando di fare molte cose contemporaneamente. Estrarre la pistola incastrata nella fondina, chiamare la centrale, aprire la porta, piangere e urlare. È ancora indecisa quando le due automatiche svuotano i caricatori sulla macchina. Intorno a lei va tutto in frantumi, i vetri, il cruscotto, il volante. Si sente un grande rumore da occhio del ciclone con lampi che esplodono e vibrano nell’aria. L’atmosfera è piena di frammenti sospesi. Poi arrivano le pallottole, veloci e pesanti, le schizzano attraverso il corpo urlando e strappando. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Nella mano, nella gamba, nei polmoni, in pancia, in faccia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;C’è silenzio ora.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Molise ha i piedi incastrati sotto i pedali e il corpo torto all’infuori, con la faccia appoggiata sulla strada fresca.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Riesce a pensare solo ai tunnel grondanti che la attraversano e che tutto non sarà più lo stesso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Senti i passi della morte che se ne vanno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Striscia piano fuori dalla macchina. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La volante prende fuoco all’improvviso come se il diavolo l’avesse guardata. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Ombre ballerine si allungano tutt’intorno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Sirene cantano lontane. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La loro melodia solca dolcemente le onde d’asfalto della notte.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Per l’amor di Dio, venite a prendermi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Diavoli nella notte&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Padre Martini è inginocchiato. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Lo scranno di legno che lo sorregge porta il peso di molti secoli. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La chiesa è illuminata da un volo di candele appollaiate sotto santi benedicenti. I visi sereni dei padri della chiesa guardano il cielo con gote fiammeggianti di gioia e pudore. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il vecchio prete prega con intensità mantrica, ripetendo e ripetendo l’Ave Maria.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Un grande crocefisso lo sormonta, schiacciandolo nella penombra del rimorso. Gesù ha un’aria feroce. Sembra che cerchi qualcuno con gli occhi, tra la folla, a cui neanche lui possa perdonare i peccati, prima di esalare l’ultimo respiro. Qualcuno che possa non essere salvato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Gli occhi dei crocefissi guardano sempre Martini. O così crede. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Nella folla cercano sempre e solo lui. Ha settantasette crocefissi in studio e, dovunque sia, tutti lo guardano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Gesù non è morto per me. Sono maledetto. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Vi porterò la sua testa. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;E loro rideranno e berranno il suo sangue.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Cuomo è il protagonista, sul palcoscenico lampeggiante del vicolo. C’è un gran via vai di agenti e tecnici. Tutti lo guardano. Ma Cuomo non sa cosa dire.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Li ha uccisi, e allora? Che cosa volete, che lo catturi? Pensateci voi a catturarlo. E poi non saprei come farlo. Voi lo sapete? No eh? Nessuno qua ha voglia di farsi ammazzare. Hanno tutti paura. Perché non è un uomo, è un fantasma, uno spirito. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il sangue si è diluito nella patina oleosa della strada. La gente guarda ammutolita Vettori fissare la luna. Una mosca annega ronzando nello stagno nero all’interno della sua bocca spalancata. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La luna passa lenta nelle iridi azzurre di Vettori. Lui vede solo una faccia bianca, che lo guarda senza occhi, da una profondità di un blu insondabile. Sembra la sua e muove la bocca, ma non sente cosa dice.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Hanno paura di me. È naturale, hanno paura di tutto ciò che può ucciderli. Ma non sanno che tutto può farlo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Gli occhiali si fissano sulla sagoma stropicciata di Cuomo. Pensieri tesi nello sforzo di obbligare il suo corpo a non ritrarsi dalla morsa disgustosa della folla di curiosi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Montagne di carne. Il mondo è già finito.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Andrea ha gli occhi chiusi. È rannicchiata sul letto e dorme, mentre la piccola fa volare i pappagalli con le sue dita innocenti. Il sonno di Andrea è caldo e sotterraneo, ancora percorso dalle vene d’oro della masturbazione. Sogna grandi caverne lucenti di cristalli, piene di vita e di mondi dentro mondi dentro mondi dentro mondi dentro mondi dentro mondi ...............&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Gli emissari&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Gli occhi dei crocefissi si spostano sul telefono che squilla.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La mano guantata di padre Martini si protende dal letto e afferra la cornetta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Chiesa di S. Sebastiano, desidera?”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Andrea.” Il tono è sbrigativo e seccato, come al solito.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Dimmi cara.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“C’è poco da dire, sono tutti sicuri che sia stato il socio, che abbia pagato qualcuno, ma non ci sono prove, il tipo si chiama Matteo Acquaviva, vive in Corso Garibaldi, al numero 55.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Sei un tesoro, Andrea, ma dimmi..............”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il telefono dà il segnale che lei ha riattaccato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;E’ pomeriggio, sul tavolo ci sono quattro tazzine di caffè vuote, un portacenere soffocato dai mozziconi e uno stradario. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Corso Garibaldi è imprigionato in una prigione di pennarello rosso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Padre Martini fissa un punto imprecisato della parete.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Sono due ore che è così.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Nel suo studio è buio come se fosse notte, da circa trent’anni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Per un battere di ciglia, il vecchio prete si sente sollevato dallo sguardo implorante dei crocifissi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La porta si apre piano. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Sul muro davanti a Battista, una a destra e una a sinistra del punto che osservava, si stagliano due ombre.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Due strane sagome androgine.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Asaliah, Aniel, miei cari parrocchiani, arrivate sempre al momento giusto.” C’è una punta di rassegnazione nella sua voce.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La porta si richiude, ma la luce che era entrata resta dentro, scivolando tra gli scaffali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;I due individui indossano cappotti scuri, un po’ sdruciti, sono alti, magri, hanno i capelli corti, uno neri, l’altro rossi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;E’ impossibile capire se sono ragazzi dal viso molto delicato e dall’aria effeminata o se sono effettivamente due ragazze.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Più a lungo li si osserva, più si è invasi dalla sensazione di malessere provocata dalla loro straordinaria bellezza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Sia come uomini che come donne.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Sono mossi da gesti silenziosi e precisi, i visi attraversati da un tramestio di emozioni che muovono sopracciglia sottili e labbra sensuali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Gli occhi di Martini, guardano i capelli rossi di Aniel, il viso pallido e perfetto, le iridi di un azzurro sintetico, quasi fosforescente. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Signore, quanto sono belle le tue creature.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Le labbra. Morbide come sete di damasco. Così dolci.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Un invito al peccato. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Distoglie lo sguardo e cerca di nascondere imbarazzato i risultati dell’eccitazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Quando Asaliah parla, la luce clandestina viene risucchiata dagli angoli.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Si rivolge al religioso con un sorriso di scherno, guardandolo fisso sotto la tonaca, tra le gambe.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Devi fare più in fretta, Battista, sei solo uno sterile maniaco sessuale e le tue quotazioni calano rapidamente.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Tra pochi giorni sarà tutto finito, ve lo posso assicurare.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Hai detto così anche l’ultima volta e quella prima e quella prima e quella prima e quella prima e.................”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Ho capito, capito. Due giorni, solo due giorni.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Quarantotto ore, Battista, la pazienza non è eterna.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Asaliah si muove verso l’esterno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Aniel appoggia la silhouette affusolata sulle ginocchia del prete.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Ascoltalo.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Gli da un bacio molto vicino alla bocca. Il corpo ricurvo è scosso da brividi lunghi e profondi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La testa rossa di Aniel esce e chiude la porta.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Quando entra Benedicta, Martini sta rilassando i muscoli sconvolti dall’orgasmo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“Baptiste, ha acceso lei le candele in Chiesa?”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;“No, Benedicta, ma non preoccuparti.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Le vie della legge&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il naso aquilino guarda verso il quarantesimo piano.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Corso Garibaldi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Qualche goccia di pioggia cade indolente verso le rughe, sotto la tesa del cappello.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;La sera è gialla e azzurra, mossa dal passo affrettato di qualche sconosciuto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Quando l’ascensore si ferma davanti l’appartamento i rumori della strada sono poco più di echi di un mondo subacqueo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Acquaviva.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: 14pt;"&gt;Il campanello suona una stupida marcetta alla moda.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&g
